Aborto, a Messina 35 medici obiettori su 36 nella sanità pubblica

Tredici su 13 al Papardo, 22 su 23 al Policlinico: 42 anni dopo l'introduzione della legge 194, il 97% dei medici cittadini si oppone all'interruzione di gravidanza, mentre la pillola abortiva Ru486 continua a non essere somministrata. Antonio De Luca (m5s): «Dati allarmanti. Occorre un Albo regionale»

 

MESSINA. Trovare un medico che si prenda in carico l’interruzione volontariamente di gravidanza a Messina, in una struttura pubblica, è un’impresa sempre più ardua. La percentuale dei medici messinesi che nel 2017 si erano “appellati alla coscienza”, opponendosi all’applicazione della legge sull’aborto, oscillava fra l’80 e l’88 per cento del totale. Uno scenario che si è ulteriormente aggravato nel corso degli ultimi tre anni, raggiungendo nel 2020 il 97,2% del totale.

In pratica, su 36 medici, nelle strutture pubbliche di Messina, c’è di fatto un solo medico non obiettore. E la pillola abortiva Ru486? Proprio come allora non viene somministrata né al Papardo né al Policlinico, così come non esiste ad oggi un elenco ufficiale dei medici obiettori.

Una situazione che è andata radicalmente peggiorando in tre anni. In base ai dati raccolti in una nostra inchiesta pubblicata a febbraio del 2017, i medici obiettori del Papardo erano ben 16 su 18, ovvero l’88% del totale. Una percentuale simile a quella del Policlinico, con 16 specialisti su 20, a fronte di circa 300 aborti nel corso del 2016 nella sola struttura ospedaliera della zona sud.  Di fatto, la quasi totalità dei ginecologi cittadini (193 iscritti all’albo provinciale) si dichiarava obiettore.

E oggi? La situazione si è fatta ancora più critica, con 13 obiettori su 13 fra i dirigenti medici al Papardo e 22 su 23 al Policlinico. Meglio non va fra i giovani: sempre al Policlinico sono obiettori 16 medici in formazione specialistica su 17.

«Dagli atti forniti dalle aziende ospedaliere si evince che al Papardo l’unico medico non obiettore è andato in pensione nel 2020 mentre al Policlinico, su 23 medici, c’è solo un non obiettore (più una specializzanda). Considerando che all’Irccs – Piemonte non c’è un reparto di ginecologia e ostetricia, in pratica nelle strutture pubbliche di Messina c’è solo un solo medico non obiettore su 36», spiega il deputato regionale del M5s Antonio De Luca, autore di un accesso agli atti.

«In base ai dati dell’Asp, a Milazzo c’è un non obiettore su 10, mentre a San’Agata sono 3 su 8, a Taormina 3 su 10 e a Patti 2 su 10», prosegue il deputato, che annuncia ulteriori richieste di accesso agli atti in tutte le province siciliane, con l’intento di istituire un albo regionale per sopperire alle carenze.

Al monopolio degli obiettori in città si aggiunge la mancata somministrazione della Ru-486, la “pillola abortiva” (che può essere assunta entro la settima settimana di gravidanza), che potrebbe contribuire ad alimentare i sempre più frequenti casi di aborti clandestini o in cliniche private. Si tratta della possibilità di ricorrere ad un aborto farmacologico senza intervento chirurgico e nel rispetto della legge 194. La Ru486, nome commerciale del farmaco Mifegyne (Mifeprostone), è arrivata in Italia nel 2009 (dopo anni di rimandi e polemiche) ma negli ospedali di Messina non la somministra ancora nessuno.

LA LEGGE. Abortire, in Italia, oltre che una scelta, è un diritto regolato da una legge, la n.194 del 1978, denominata “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza”, che va a regolare l’interruzione volontaria della gravidanza (ivg) riconoscendola come un diritto che non può essere influenzato né messo in discussione. Prima della sua entrata in vigore, l’aborto era un reato per il codice penale allora vigente, il codice Rocco; in caso di aborto causato in modo consenziente era prevista una pena da 2 a 5 anni di reclusione sia per chi provocava l’aborto (il medico) sia per la donna stessa.

Anche la contraccezione era vietata e la pillola poteva essere utilizzata esclusivamente per regolare il ciclo mestruale e non come contraccettivo. Risultato? Un altissimo numero di aborti illegali, molti dei quali eseguiti al di fuori delle strutture ospedaliere proprio per evitare di subire le conseguenze legali.

La legge approvata nel 1978 andò a istituire l’aborto legale, che può avvenire su richiesta della donna entro i 90 giorni dall’ultima mestruazione o anche in un periodo successivo in presenza di gravi problemi di salute psichica o fisica legati alla gravidanza.

Ma questa è solo la teoria. Perché poi, nella pratica, abortire in Italia è tutt’altro che cosa semplice. Ciò dipende dal fatto che la norma dà al medico una possibilità di scelta nota come obiezione di coscienza. In sostanza, così come alla donna viene data la facoltà di decidere se interrompere o meno la gravidanza, anche il medico può scegliere di accettare o meno un intervento di quel tipo.

In Italia, secondo i dati forniti dall’Aiga (libera associazione italiana ginecologie per l’applicazione della legge 194) gli obiettori di coscienza sono 7800 su 10mila ginecologi, con appena il 60% delle strutture ospedaliere italiane che garantisce interventi di ivg.

 

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Vincenza Di Vita
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Vincenza Di Vita

Il privato tuttavia concede una ottima occasione per aggirare il problema! Prima che su ragioni etiche forse bisognerebbe fare luce su ricatti economici…

Anonimo
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Anonimo

Trovo veramente ridicola questa cosa dei medici obiettori. O sei medico e fai il tuo lavoro con tutto quello che ne consegue, o fai altro.

Roberto Micari
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Roberto Micari

W la vita…. se dovete abortire evitate di restare gravite…gli aborti per problemi di salute sono pochi il resto é uccidere come contraccettivo..Vergogna

Annalisa
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Annalisa

Ignorante si dice gravide … e tutto ciò che dixi comunque dimostra le tua pochezza

Annalisa
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Annalisa

La vergogna è una città che disattende una legge dello stato e nega un diritto alle donne gravide non gravite!!!

Brunetto Latini
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Brunetto Latini

l’obiezione di coscienza è rispettabile finchè non si tratti di coscienza retrattile: da sfoderare di giorno nella struttura pubblica da cui si è stipendiati e da ritirare di notte nei propri studi a duemila euro a botta.

Via di GROTTAROSSA 1240
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Via di GROTTAROSSA 1240

Se è possibile quello che dici è molto grave. Mi auguro che non sia vero.