Cinque cose da fare questo sabato a Messina

Un omaggio a Rosa Balistreri, libri, mostre, cibo e musica a gogo nella consueta guida per indecisi, ritardatari e tiratardi del fine settimana

Rosa Balistreri, la cantastorie di Licata

Alle 21:00 nuovo appuntamento ai Magazzini del Sale per “Giusto un sabato” con lo spettacolo “Rosa, la cantatrice del Sud”, con Laura Giordani e Mimmo Aiola.

Lo spettacolo vuol riportare alla memoria del popolo siciliano quelle note, quelle parole, le nenie, le ninne nanne, i canti d’amore, i canti di protesta sociale, i costumi,  i proverbi, i colori e i sapori della Sicilia che venivano celebrati da Rosa Balistreri nelle sue esibizioni.

Nata a Licata, la cantante ha vissuto per circa vent‘anni a Firenze, e poi a Palermo e Roma. Dopo una vita tortuosa e difficile, ha iniziato  in età matura una carriera di cantante professionista portando sul palco sia  pezzi nuovi ma soprattutto interpretando un vasto bagaglio di canti appreso durante l’infanzia: il ricco patrimonio dei canti tradizionali siciliani. Un brano tra i più famosi del suo repertorio è per esempio, “Cu ti lu dissi”, uno struggente canto  d’amore tipico della tradizione siciliana (Cu ti lu dissi a tia nicuzza – lu cori mi scricchia/a picca a picca a picca a picca – ahj ahj ahj ahj/moru moru moru moru – ciatu di lu me cori – l’amuri miu si tu).

O ancora, tra i canti di protesta “La mafia e li parrini”, che denuncia il rapporto tra mafia e preti,  le sanguisughe dei paesani “E mafia e parrini si déttiru la manu/ Unu jsa la cruci, l’autru punta e spara/unu minaccia ‘nfernu,l’autru la lupara” (e mafia e preti si diedero la mano…la mafia minaccia con la lupara e il prete alzando la croce l’inferno).

“Lei portava avanti la voce del popolo, cantava le canzoni che appartengono a tutti, che sono “comuni” fin dalla loro radice…Anche la ninna nanna è contestataria: la ninna nanna non la canta certo la donna borghese che può permettersi la balia, ma la mamma proletaria che l’indomani deve svegliarsi alle quattro di mattina per andare a lavorare, e si sente disperata perché il bambino non vuole dormire.

Rosa cantava la sua terra, una Sicilia esterofila, razzista, una “madre” che va contro i suoi stessi figli: “Terra ca nun senti, terra ca nun teni cù voli partìri, e nenti cci duni ppi falli turnari” (“Terra ca nun senti”); ma anche la realtà, tra fame e violenza, la sua e quella di quanti, come lei, vissero drammi, tragici eventi, dolori, tormenti, abusi.

E’ richiesta la prenotazione (preferibilmente tramite messaggio whatsapp) al 339 5035152.

 

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