Perché i luoghi di Messina si chiamano così: Argentieri

Diciannovesima puntata della rubrica linguistica che ogni domenica approfondirà le origini lessicali e storiche dei rioni della città. Un tuffo nel passato di almeno seicento anni, quando la strada venne intitolata a chi lavorava i metalli preziosi, poi agli ispettori del lavoro, quindi agli orfani di guerra, per concludere con i costruttori di pace

 

MESSINA. Diciannovesima puntata (qui le altre puntate) della rubrica che spiegherà ai messinesi perché il rione, il quartiere o la via in cui vivono si chiama come si chiama: un tuffo nel passato della città alla ricerca di radici linguistiche, storiche, sociali e culturali, che racconta chi siamo oggi e perché.

ARGENTIERI, via – da via Loggia dei Mercanti a via Pozzoleone, attraverso la via che sovrasta piazza Unione Europea che la divide in due parti.

E’ una strada che da due settimane è, suo malgrado, al centro di polemiche, perchè oggi, di fatto, è divisa in tre: da vis Loggia dei Mercanti all’inizio della strada che passa davanti al municipio, e dalla fine di questa a via Pozzoleone. Di recente, il consiglio comunale ha deciso di intitolare la parte centrale, che costeggia l’ingresso di Palazzo Zanca (ed era effettivamente senza nome) ai “Costruttori di pace, di giustizia e nonviolenza”, accogliendo una mozione dell’ex sindaco Renato Accorinti. Decisione che ha suscitato numerose polemiche, alla testa delle quali c’è stata quella, piuttosto aspra e con strascichi, del consigliere d’amministrazione del teatro Vittorio Emanuele, Nino Principato.

Lo storico toponimo del centro cittadino ha radici plurisecolari: almeno seicento anni. Le botteghe degli orafi e degli argentieri messinesi unite in Corporazioni fino dalla metà del XV secolo erano accentrate in una strada denominata degli Argentieri o dell’Incanto. Il loro raggruppamento in uno spazio ben definito non era casuale ma rispondeva a esigenze di controllo fiscale (Musolino 2001).

La strada aveva, nel contesto, dell’urbanistica cittadina tra XVI secolo e il 1908, un percorso parallelo alla via dei Banchi (oggi via Garibaldi) (Ioli Gigante 1997), lungo l’asse che si sviluppava tra la Cattedrale e il pianoro di San Giovanni di Malta, dove si svolgeva la vita commerciale e artigianale della città (Musolino 2013). La via dell’Incanto, ben segnalata dalla cartografia cinquecentesca, è descritta da Buonfiglio Costanzo (1606) tra le strade maestre messinesi e occupava l’area della piazza antistante al Palazzo municipale (Aricò 2000).

La via degli Argentieri ha mantenuto, ininterrottamente, tale nome per oltre sei secoli, interrotta (per un breve periodo e ripristinata negli anni ’20 con l’antica trascrizione) quando si revisionò nel 1916, a otto anni dal sisma del 1908 e nel contesto del primo conflitto mondiale, lo Stradario cittadino. Nella circostanza venne sostituita con la voce Via Ispettorato del Lavoro e Opera Nazionale Orfani di Guerra (Bruno 1963). Tale denominazione venne abolita, negli anni ’20, allorché si ripristinò l’originario toponimo Via Argentieri.

A distanza di cento anni è stato di recente proposto di amputare nuovamente la denominazione della via e di rinominare il tratto del tratto antistante il Palazzo Zanca via dei Costruttori di Pace, di Giustizia e di non violenza.

Detto questo avremmo (è paradosso) una via Argentieri 1°, da via Loggia dei Mercanti al Municipio, e una via Argentieri 2° dal Municipio al Teatro Vittorio Emanuele. Ciò sarà fino a quando qualcuno (benemerito ma ignaro di toponomastica storica cittadina) non riterrà che i due toponimi sono molto simili tra di loro e quindi necessari di chiarificazione e della ulteriore ridenominazione di uno dei due tratti. La toponomastica storica è memoria della città (uno dei pochi valori sopravvissuti ai disastri, all’incurie, in ultimo alle negligenze): Memoria che va custodita.

 

A cura di Carmelo Micalizzi

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