Cinque luoghi iconici di Messina che hanno chiuso i battenti (4° parte)

Dai cinema di culto ai negozi per paninari, passando per meteore della gastronomia e ritrovi per impallinati di musica e dischi, ritrovi generazionali che hanno abbassato le saracinesche ma che continuano a sopravvivere nell'immaginario collettivo

 

Annie Roses

 

Arrivato proprio agli sgoccioli dell’ultima, grande stagione musicale mondiale, prima dell’avvento degli mp3, del “per to peer”, di Napster, Aimster, Limewire, i torrent e tutti i metodi per scaricare musica più o meno (meno, all’epoca, molto meno) legalmente, Annie Roses ha preso l’immaginario testimone di negozio di dischi in cui perdersi alla ricerca della chicca sconosciuta ai più da Neu, che chiudeva più o meno nel periodo in cui Annie Roses decollava.

Via dei Mille, all’epoca, era la mecca di chi in città ascoltava musica, tra il già citato Neu (che era in una perpendicolare della strada), il più “mainstream” Melluso, una botteguccia in cui per due o tre anni si vedevano cd usati e Annie Roses, che aveva l’incredibile capacità di condensare, in locali tutto sommato contenuti, Max Pezzali ed i Violent Femmes, Renato Zero e gli Uzeda, il cofanetto dei Jam e i picture disc di Vasco Rossi, le magliette di Madonna e le cinture borchiate degli Slayer.

Negli affollatissimi contenitori dei cd, si ritrovava letteralmente mezza Messina, dalla più alternativa alla più tradizionale, gomito a gomito, a contendersi quel mezzo metro quadrato di spazio vitale a consultare lo sterminato catalogo disponibile, sotto lo sguardo vigile ma benevolo del proprietario, Rosario, che non ha mai lesinato in consigli, sia che si cercasse la più immonda schifezza che la perla più rara.

Dopo aver tentato di sopravvivere alla decimazione del mercato, trasformandosi sempre più da negozio di dischi in negozio di gadget musicali, all’inizio del primo decennio degli anni duemila, dopo una trasloco transitorio anche Annie Roses si è arreso al “progresso”, chiudendo mestamente le saracinesche e lasciando orfani tutti gli appassionati di musica per i quali la scelta delle trentacinque carte (in seguito venti euro) per aggiudicarsi un disco era un’operazione per la quale impiegare volentieri pomeriggi interi.

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Il Gurnica me lo ricordo, ci andavamo spesso. Bellissimo star seduti in balcone tra una canzone e l’altra a fumare.