La playlist di Gregorio Parisi per sopravvivere al lunedì (edizione speciale)

Primo episodio di quattro puntate per raccontare gli ultimi vent'anni di musica: si comincia dal primo lustro, dal 2000 al 2004

Uno dei miei primi concreti ricordi legati alla musica, oltre un fanatismo esasperato nei confronti di Max Pezzali, è un’intervista ad Alex Britti in cui presentava il suo primo disco, It.Pop, in cui l’artista romano parlava del pop in modo così convinto che, senza capirne nulla, pensai che quel genere sarebbe diventato il mio prefeito. Posto il collegamento assolutamente involontario ad Alta fedeltà (Hornby ti voglio bene), questo aneddoto credo la dica lunga su come io abbia affrontato questi ultimi vent’anni di musica. E dato che il compito di questa rubrica, oltre che farvi sopravvivere, spero sia anche fornirci brani nuovi, nomi anche meno conosciuti alla cosiddetta massa, ma assolutamente degni di essere ascoltati, mi è venuta in mente un’idea che parte oggi: venti canzoni, cinque alla settimana, per descrivere i quattro lustri che ci lasceremo alle spalle nel giro di una trentina di giorni. Insomma, non certo un’odiosissima classifica, ma un timido tentativo di selezionare un bel brano per ciascun anno, dal 2000 al 2019. Non è stato facile, qualche idea cambierà da qui a lunedì 23, ma ci proviamo. Perché di musica che non abbiamo ascoltato a sufficienza è lastricata la strada per il paradiso, o quella cosa lì.

EPISODIO 1: 2000-2004

2004: Air – Venus

Partiamo dal 2004, dalla incredibile dolcezza di Venus, brano degli Air che apre Talkie Walkie, terzo disco del duo francese. L’eleganza stratosferica della traccia (e dell’album) sono un marchio di fabbrica inconfondibile, e per presentare al meglio questa succursale decembrina della playlist avevamo bisogno di uno smoking impeccabile. Le atmosfere downtempo sembrano disegnare la colonna sonora di una storia d’amore tutta da scoprire, di un incontro avvenuto fuori dal tempo e dallo spazio, di un destino da decriptare senza alcun tipo di ansia. Il berretto natalizio per coprire dal freddo va indossato per uscire di casa con questa melodia nelle orecchie, mentre la città sembra trasformarsi in una succursale di Parigi, con dolciumi e romanticismo nell’aria. È quasi la fine dell’anno, il momento giusto per fare i conti con gli undici mesi trascorsi, valutare come è andato tutto, e se lo si fa con gli Air nelle cuffie il risultato è migliore del previsto.

2001: Sparklehorse – Little fat baby

Non c’è stata l’odissea nello spazio ma “semplicemente” la pubblicazione di un disco struggente e meraviglioso, come la vita celebrata nel suo titolo: Mark Linkous, in arte Sparklehorse, nel 2001 pubblicava It’s a wonderful life e, credetemi, non è stato facile scegliere il brano da proporvi per questo best of. Alla fine la scelta è ricaduta su Little fat baby, brano in cui troviamo anche la presenza di Vic Chesnutt, altro artista sublime che, come Linkous, morì una decina di anni fa. Malinconica come gran parte della discografia di Sparklehorse, è una piccola gemma di quelle calde, da definire come “musica per l’anima” probabilmente, perché è lacerante da un certo punto di vista, ma a modo suo è cicatrene, perché fa male fino al punto da far bene. Linkous non ha eguali, in questo sport è il campione assoluto, compete con pochissimi perché è sempre stato il numero uno a far male fino a guarire gli altri. E doveva necessariamente esserci, perché tutto quello che è possibile, ancora oggi, gli è dovuto.

2003: Marta sui tubi – Vecchi difetti

Un tocco di italianità ci vuole, e pochi gruppi hanno rappresentato una boccata d’aria fresca come i primi Marta sui tubi: tre album bellissimi, il primo dei quali, Muscoli e dei, ha visto la luce nel 2003. Ci ascoltiamo un classicone di quelli veri dei Marta, perché Vecchi difetti è senza particolari dubbi uno dei loro brani più conosciuti, uno di quelli più cantati, uno di quelli che ha più inciso nella loro carriera. Accompagnato da un video psichedelico, Gulino sembra quasi predire il futuro del gruppo, capace di cambiare forma qualche anno dopo scegliendo sonorità diverse, arrivando persino su un palcoscenico difficile come Sanremo, affrontato probabilmente non con le loro armi migliori. Poco male, comunque, perché non so quanto potesse essere capito tutto il sottotesto di una Vecchi difetti, o de L’equilbrista, il pezzo che apre l’album. Saper lasciare indietro gli sbagli, saper andare avanti. Sapere che comunque ci sarà un giorno nuovo in cui respirare e scrivere una nuova storia. Che belli che erano i primi Marta.

2000: Radiohead – Idioteque

Quando ho conosciuto i Radiohead ho dedicato Creep a uno dei miei primi flirt seri del tempo. Era periodo di ingenua scoperta musicale e del mondo circostante, un periodo da non rinnegare ma, ecco, poi qualche mese dopo ho scoperto Kid A. Avete presente quando siete tranquilli da qualsiasi parte nella vita e poi, dal nulla, scoppia un palloncino che non sapevate neanche fosse accanto a voi? Un botto imprevisto, improvviso, scandalosamente forte perché inaspettato. Kid A per me è stato questo, è stato vedere come si possa mettere da parte una certezza per trovarne altre, migliorarsi cambiando, crescendo senza dare nulla per scontato. Ok Computer aveva irriso solo tre anni prima praticamente tutto quello che era uscito negli anni ’90 o giù di lì, e non a caso Kid A era definito al tempo come il disco più atteso dai tempi di In Utero, il seguito di Nevermind. Se oggi Greta vi fa parlare e stupire del riscaldamento globale è perché non avete mai sentito Idioteque. Se credete che ogni storia abbia bisogno necessariamente di due campane, idem. Kid A è la risposta giusta alle vostre domande sulla vita. Kid A, meglio, È la vita.

2002: Wilco – Jesus, etc.

Se Kid A è la vita, Jesus, etc. è il rimedio su come affrontarla. Tratto da Yankee Hotel Foxtrot, disco la cui uscita era originariamente prevista per l’11 settembre del 2001, il brano è una ballata con sonorità country in cui c’è un violino che inizialmente prova a disorientare, per poi diventare un’ancora di salvezza non appena Jeff Tweedy apre bocca. Per alcuni la canzone è una sorta di commemorazione del 9/11, teoria smentita però dal fatto che il disco, prima della pubblicazione ufficiale avvenuta nel 2002, era stato disponibile per lo streaming sul loro sito proprio la settimana dopo la data prevista. Il brano di per sé sta qua dentro, in questa playlist, perché è la rappresentazione in musica di cosa voglia dire sopravvivere: è un inno alla vita insieme, una visione introspettiva, quasi una seduta dallo psicologo. È uno dei brani più colmi di ottimismo che siano mai stati scritti, a dispetto di un tono vocale non particolarmente luminoso. Ma se non lo avete mai fatto, sdraiatevi a letto e sentite questo abbraccio, l’abbraccio più caldo che possiate ricevere: quello di una canzone che prova a tirarvi su il morale, una di quelle incise nella storia di quest’arte unica e meravigliosa.

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