Perché i luoghi di Messina si chiamano così: Fornaci

Settima puntata della rubrica linguistica che ogni domenica approfondirà le origini lessicali e storiche dei rioni della città. Un tuffo nel passato, quando un'attività produttiva che per secoli aveva dato pane (ma anche "giare" e "quattare") alla città fu rimpiazzata da un gioiello di urbanistica e architettura

 

MESSINA. Settima puntata (le prime sei qui, quiqui, quiqui e qui) della rubrica che spiegherà ai messinesi perché il rione, il quartiere o la via in cui vivono si chiama come si chiama: un tuffo nel passato della città alla ricerca di radici linguistiche, storiche, sociali e culturali, che racconta chi siamo oggi e perché.

Fornaci, “e’ funnaci”, Area urbana circoscritta dal viale Regina Elena a nord e ad ovest, dal torrente Giostra a sud e dalla piazza Castronovo e via Garibaldi ad est

In tutte le città un tempo vi era un’area dove si cuoceva la terra cotta. Possibilmente impastando l’argilla estratta da cave poco lontane con acqua proveniente da fonti vicine. Luoghi ampi dove poter installare grandi forni e disporre di grandi spazi poter stoccare la produzione. A Messina tutta la terra cotta che serviva alla città e ad alcune località della provincia veniva prodotta in un’area fuori dalle mura, in prossimità del fiumara di Giostra, da dove si attingeva l’acqua necessaria. Un’area dalla quale verosimilmente si estraeva direttamente l’argilla.

In quest’area si sono prodotti per secoli, ininterrottamente: mattoni, vasi, piatti, bummuli, quartare, giare, tegole ed ogni genere di oggetto utile alla vita quotidiana e all’edilizia, realizzato dalla plasticizzazione dell’impasto, dalla sua modellazione e dalla cottura del medesimo. Attività artigiana di notevole valore artistico ed anche sociale che impegnava molta forza lavoro, generando una autentica economia stabile.

La zona delle fornaci era prossima alla foce del torrente Giostra. Oggi resta compresa tra lo sviluppo dell’attuale viale Regina Elena a nord ed ovest, il torrente Giostra a sud e la via Garibaldi e la piazza circolare intitolata al pioniere della radiologia Ettore Castronovo ad est. L’area rimase deputata alla lavorazione dell’argilla e alla produzione dei laterizi fino al 1908. Dopo, il Piano Borzì la inserì all’interno della nuova perimetrazione urbana, e nel tempo fu costruito un articolato quartiere di edilizia economica e popolare realizzato in osservanza della Legge Luzzatti del 1903. Dopo la seconda guerra mondiale, ai suoi margini orientali, furono edificati alcune architetture di pregio della stagione razionalista e neorealista messinese: la piazza Castronovo e i palazzi ad angolo tra la via Garibaldi e il viale Giostra, il primo un capolavoro di urbanistica e architettura, i secondi autentici interpreti di quella cifra neorealista che caratterizzò l’estetica della rinascita della nazione dopo il conflitto mondiale.

Fornaci, è un toponimo che attiene alla millenaria produzione di un materiale che fu indispensabile per secoli, dai romani fino all’avvento della plastica e del cemento armato. Questo spiega il forte persistere di questo toponimo, sopravvissuto persino alla schietta purezza del razionalismo della piazza tonda di Filippo Rovigo e alla poetica del neorealismo di marca ridofiana dei palazzi ad angolo.

A cura di Carmelo Celona

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Molto interessanti questi articoli sui toponimi della città. Anche i nomi di certe vie, sono sicura, sono per i più un mistero. Via Quod Quaeris, ad esempio…