Perché i luoghi di Messina si chiamano così: Dazio

Quarta puntata della rubrica linguistica che ogni domenica approfondirà le origini lessicali e storiche dei rioni della città. Un tuffo nel passato, più o meno ai tempi di "Chi siete? Cosa portate? Si, ma quanti siete? Un fiorino!": tempi e usanze che hanno determinato (probabilmente) la vocazione commerciale di via Palermo

 

MESSINA. Sesta puntata (le prime cinque qui, qui, quiqui e qui) della rubrica che spiegherà ai messinesi perché il rione, il quartiere o la via in cui vivono si chiama come si chiama: un tuffo nel passato della città alla ricerca di radici linguistiche, storiche, sociali e culturali, che racconta chi siamo oggi e perché.

Dazio (“O’ Daziu), area urbana verosimilmente compresa a monte e valle del viale Regina Elena nel tratto tra via Palermo e il viale Giostra: nell’area sorge la chiesa di San Domenico al dazio.

La città medievale nasce circoscritta da cinte murarie per ragioni di protezione e di delimitazione dello spazio urbano e per questioni di sopravvivenza. Da queste esigenze primarie la nuova città assume una nuova funzione: quella di spazio dove poter scambiare merci in condizioni di sicurezza. Non vi è città medievale che non abbia la piazza del mercato. Le cinte murarie favoriscono la nascita del commercio e delle attività mercantili. Questi sistemi di protezione dello spazio urbano, con pochi punti d’accesso, le porte, consento di controllare l’entrata di persone e merci e di imporre a queste ultime il Dazio.

[arve url=”https://www.youtube.com/watch?v=fQa1XH8FMOc” autoplay=”no” /]

Il Dazio era una tassa di origine medievale che riprendeva la tassa di transito della Roma Antica: il datium. Essa gravava sulle merci che transitavano da comune a comune. Uno strumento di protezione economica volto ad impedire fenomeni di concorrenza commerciale che avrebbero impoverito le economie locali.

 

L’imposizione di questa tassa avveniva tramite postazioni fisse che in genere si trovavano nelle porte d’ingresso delle città o in edifici poco fuori le mura adibiti alla specifica funzione di controllare le merci e riscuotere la tassa daziaria. Questi punti di controllo attiravano la presenza di molte persone. I punti daziari erano luoghi molto frequentati. Veri e propri luoghi di commercializzazione, dove si faceva l’esperienza emotiva della novità. Erano luoghi votati alle suggestioni dell’esogeno.

 

In essi era possibile vedere in anticipo le merci che sarebbero circolate in città e magari intercettarle prima che venissero tassate, per poterle consumare o commercializzare fuori le mura o nelle aree di porto franco a prezzi convenienti. A Messina le merci che provenivano da Palermo e/o dai paesi del versante tirrenico della provincia, giungevano in città attraverso il crinale dei monti Peloritani.  I transiti, giunti all’attuale incrocio tra la via Palermo e l’attuale corso viale Regina Elena/viale Regina Margherita trovavano un punto di posta daziaria che consentiva l’accesso delle merci in città solo dopo aver riscosso la tassa.

Questo fu un luogo molto trafficato, verosimilmente pregno di storie e di eventi. Un luogo di relazione, abbastanza strutturato nelle abitudini e negli usi della comunità, tanto da diventare il toponimo di tutta l’area. Questo toponimo, verosimilmente, può giustificare la tradizionale vocazione commerciale della via Palermo, proprio a nel tratto che parte dal “Dazio” e giunge in Piazza Muricello dove c’era l’ingresso nord delle mura cittadine. Della struttura daziaria non permane alcuna traccia.

(A cura di Carmelo Celona)

Lascia un commento

avatar
400