A18 Messina-Catania, viaggio nella trappola dei motociclisti (foto e video)

L'esperienza terrorizzante di percorrere la più disastrata autostrada d'Italia con un mezzo a due ruote, evitando buche di ogni genere, gallerie non illuminate, "rotaie" tra le carreggiate, giunti dei viadotti che diventano cunette, e sperare di uscirne vivi. Foto, video, e qualche consiglio per non passare un brutto quarto d'ora

 

MESSINA. Percorrere l’autostrada A18 Messina-Catania in motocicletta? Uno sport estremo. Se già la più disastrata autostrada d’Italia è piuttosto complicata da percorrere in automobile, col dimezzarsi delle ruote i pericoli si raddoppiano. Tra buche di ogni forma e dimensione, gallerie non illuminate, “rotaie” tra le carreggiate, giunti dei viadotti che diventano cunette (senza contare le deviazioni), percorrere quei 75 km vuol dire rischiare seriamente la pelle, e rassegnarsi a non superare gli 80 km orari di velocità, se si vuole viaggiare in relativa sicurezza.

 

A rendere “estremo”  il transito in autostrada in moto non sono soltanto le buche, di per sè pericolosissime per chi ci metta le ruote sopra, ma soprattutto le micidiali “rotaie”, le fenditure a metà carreggiata tra un’asfaltatura e l’altra, che nel tempo, nel punto di congiunzione, si sono sbriciolate nelle giunture, lasciando solchi da decine di metri che, nella malaugurata ipotesi di finirci dentro con le ruote, tolgono ogni possibilità di governare la moto, che come in un binario segue il solco, facendo sudare freddo pilota ed eventuale passeggero.

 

Le gallerie, poi, sono un terno al lotto. Spesso totalmente al buio, quasi sempre comunque male illuminate, presentano tutte la stessa caratteristica: a causa del continuo gocciolare della pioggia invernale dal margine superiore della copertura, sia all’ingresso che all’uscita presentano buche enormi, tappate alla bell’e meglio con diversi tipi di asfalto, che inevitabilmente dopo qualche settimana si sbriciolano, lasciando non solo la buca, ma anche detriti e brecciolino, presenti in quantità esattamente nel passaggio tra luce e buio e viceversa, quando l’occhio ancora deve abituarsi alle mutate condizioni, e quindi parecchio pericolose. E sempre in traiettoria. Non mancano, ovviamente, vere e proprie pozzanghere provocate dalle infiltrazioni di umidità.

 

La corsia di emergenza è meglio non pensarci nemmeno a prenderla: piena di brecciolino e veri e propri sassi, frenarci sopra anche a bassa velocità è un azzardo, e lo slalom tra le pietre non è davvero consigliabile. Non aiutano nemmeno i numerosissimi viadotti presenti: col caldo, i giunti si dilatano, e ogni raccordo tra gli impalcati diventa una cunetta che fa sobbalzare mezzo e passeggeri. Poi c’è la frana di Letojanni, per i lavori della quale il 14 agosto è stato aggiudicato l’appalto: nel frattempo, tra meno di un mese e mezzo la frana compirà quattro anni ed è ancora lì, senza che nessuno abbia spostato una pietra.

 

Per quanto durerà questo stato di cose? Non si sa. A fine gennaio l’assessore regionale alle Infrastrutture Marco Falcone aveva annunciato l’impegno di quarantasei milioni di euro per riasfaltare tutta la tratta messinese delle due autostrade A18 e A20, in tutto 120 km sia in direzione Catania (fino a Giardini) che in direzione Palermo (fino a Furiano). Entro maggio, il Cas, il consorzio autostrade che gestisce la tratta, avrebbe dovuto bandire le gare d’appalto: maggio è trascorso, l’estate sta per terminare e dei lavori non se ne è saputo più nulla.

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