Antonella Russo (Pd): “Cateno De Luca si dimetta pure; ma oggi, non a dicembre…”

La consigliera comunale "la tocca piano": "Da quando è sindaco di Messina, non ha mai azzeccato una data, promessa o minacciata". Ed inizia ad elencare baracche, scuole, differenziata, accordi coi creditori... "La città ha bisogno di essere governata senza isterismi"

 

MESSINA. Si va verso lo scontro frontale tra il sindaco Cateno De Luca ed il consiglio comunale, ieri ai ferri corti dopo una seduta di consiglio comunale culminata con l’abbandono dell’aula da parte del primo cittadino e successivo post su Facebook in cui si annunciavano (nuovamente) dimissioni.

Prima ad intervenire, molto duramente, è stata Antonella Russo del Pd, che, pure lei, il suo sfogo l’ha affidato a Facebook. Colpendo durissimo. “De Luca, da quando è sindaco di Messina, non ha mai azzeccato una data, promessa o minacciata. Non l’ha azzeccata in tema di sicurezza sulle scuole cittadine, non l’ha azzeccata quando ha emesso il proclama che entro il 31.10.2018 i baraccati sarebbero andati via dalle baracche, nè quando ha detto che le baracche sarebbero state tutte demolite entro il 31.12.2018. Non ha azzeccato la data promessa del raggiungimento dell’ 80%, poi sceso a 70% di accordo con i creditori del comune, prima fissata al 31.12.2018, poi al 28.02.2019, poi a fine giugno 2019; nè ha azzeccato le date degli step del “salvamessina”; non ha indovinato la data di partenza della raccolta differenziata in città, promessa entro giugno 2019, con conseguente slittamento del sempre promesso bonus di 10 milioni per i dipendenti di MessinaServizi Bene Comune. Io spero che, stando così le cose, anche quest’ultima minacciata data delle sue dimissioni non sia rispettata, ma che sia anticipata di almeno sei mesi: oggi, per esempio, andrebbe bene!”,  spiega sarcasticamente.

Poi passa al racconto di quanto successo ieri in aula. “Questi i fatti che hanno scatenato l’ira funesta del pelide Sindaco. Ieri in aula, dopo un paio di mesi di assenza dai lavori del consiglio comunale, De Luca ha tentato di dettare una sua personale priorità nell’approvazione delle delibere urgenti da trattare, condivisa solo con alcuni capigruppo perché altri, nel pomeriggio, per protesta avevano abbandonato l’aula, cercando di convincere i consiglieri che la fuoriuscita dalla fondazione Taormina Arte (che mi trova contraria per più di un motivo, come ho sempre dichiarato a verbale) fosse più urgente dei debiti fuori bilancio messi all’odg da votare entro il prossimo 30 giugno, o del regolamento sulla raccolta differenziata, che deve partire con estrema urgenza, così come deve essere urgentemente deliberata la nascita degli ispettori ambientali, senza i quali la differenziata non può funzionare.  Misteri della fede! (Visto che la fede per ora va molto di moda). Peraltro – continua – in tema di fuoriuscita dalla fondazione Taormina Arte io stessa avevo chiesto l’audizione del responsabile della fondazione, Pietro de Miceli, che è avvenuta lo scorso 30 maggio, ma prima del voto era necessario acquisire una sua relazione tecnica sullo stato economico della fondazione, sempre da me richiesta, promessa da Dee Miceli e ancora non pervenuta, nonché il parere del collegio sindacale dell’ente sul bilancio 2018, che non è stato allegato agli atti del consiglio. Buon senso – prosegue – ha determinato i consiglieri comunali nel votare di posticipare solo di qualche giorno questa delibera, senza alcun reale pregiudizio, in attesa di visionare tali documenti importanti, e di passare al voto di altre delibere molto molto urgenti, cosa che, anche dopo la nervosa “fuoriuscita” dall’aula del sindaco, abbiamo fatto per diverse ore…Ma possibile che solo per questo il nostro Cateno De Luca abbia ritirato la delibera? (ma come? non era urgentissima? Non c’era lo spettro della corte dei conti su quest’atto?) facendo come fanno i bimbi che giocano a palla e portano il pallone, quando sol per questo si sentono in diritto di decidere loro quando finisce la partita…”

“Ma possibile che non contento del “colpo” di scena (per restare in ambito teatrale) del ritiro della delibera, gli parte pure la brillante idea di minacciare per l’ennesima volta le sue dimissioni? Però minacce post datate, tipo assegni: minaccio oggi le dimissioni ma le rassegno tra sei mesi!!! Ma poi perché tra sei mesi? Per finire in gloria l’anno solare o per altri motivi che solo gli strateghi dello scacchiere politico comprendono, ma non i semplici cittadini che vorrebbero solo essere governati da un buon amministratore ?? Ora io penso che se la città non deve più essere sotto scacco del consiglio, reo solo di aver deciso a casa sua l’ordine dei suoi lavori…., se la città è sotto scacco solo per questo, e non per molto molto altro, tipo nascita a grappolo di società partecipate…., allora sarebbe bene che le dimissioni minacciate siano attuate. Ma non a dicembre, oggi!!!! 

“Sono fermamente convinta che Messina non abbia bisogno di un sindaco che minacci di abbandonare il suo ruolo ad ogni piè sospinto, anche perché una ennesima campagna elettorale la ingesserebbe rovinosamente. Messina ha diritto di essere governata senza isterismi, e nel rispetto paritario degli organi democratici ugualmente eletti dal popolo: il sindaco e il consiglio comunale. Se si chiede subalternità ad un organo di controllo, che si vada di nuovo al voto….”

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