Rada San Francesco, il progetto di riqualificazione (quando i traghetti andranno via)

Porticciolo turistico, banchina per yachts, rimessa per barche di piccola taglia, una passeggiata verde: quello che prevede, dove e come, il piano regolatore portuale redatto dall'Authority messinese. Con una grossa incognita sui tempi di trasferimento delle attività di Caronte a Tremestieri.

 

MESSINA. Il nuovo volto della rada san Francesco, quando sarà restituita alla città? Porticciolo turistico, banchina per yachts, rimessa per barche di piccola taglia, una passeggiata verde: tutto in quella zona che oggi rappresenta alcuni dei più grossi problemi della città, dall’affaccio a mare negato all’attraversamento dei mezzi leggeri (e troppo spesso anche pesanti). Il futuro  della rada lo svela il piano regolatore portuale, redatto ormai nove anni fa (era il settembre del 2010) e al momento al vaglio della presidenza della Regione per il decreto di pubblicazione, dopo aver ottenuto la valutazione ambientale strategica.

In cosa consiste il progetto per la rada? La previsione è di un porto turistico, destinato all’ormeggio stanziale di imbarcazioni medio-piccole, protetto da un’opera di difesa (un bacino protetto, da attrezzare con pontili galleggianti con due ingressi a nord ed a sud).

 

 

Quindi è prevista una banchina attrezzata (zona che in pratica coincide con l’area attualmente occupata dagli ormeggi Caronte), da adibire all’ormeggio transitorio di grandi imbarcazioni e maxiyachts in transito.

 

 

Infine previsto un “porto a secco” per il rimessaggio all’aperto di piccole imbarcazioni, dotato di scali e sistemi per il varo e l’alaggio delle barche, costituito da un unico scalo inclinato verso mare (uno “squero”), attrezzato mediante verricelli elettrici mobili e protetto dal mare mediante una modesta opera di difesa. In alternativa il porto a secco potrà essere realizzato su di un piazzale orizzontale, dotato di percorsi lungo i quali spostare le barche, con semplici carrelli gommati.

 

Il progetto prevede inoltre di realizzare un’ampia passeggiata, attrezzata a verde, che separi il viale della Libertà dalle banchine, per la quale già esiste un progetto disposto dall’Autorità Portuale.

Inizialmente, lo sviluppo della rada san Francesco era previsto fosse complementare al porticciolo turistico di iniziativa privata di Grotte, destinato ad imbarcazioni di lunghezza media e medio-grande e riservato più che altro all’approdo stanziale: per questo, al molo di viale della Libertà appariva opportuno prevedere, piuttosto che una ripetizione delle stesse strutture, una serie di approdi, di accosti e di ricoveri destinati da una parte a imbarcazioni stanziali piccole e medio-piccole, che per loro natura non possono permettersi di pagare i costi elevati di una struttura privata, dall’altra ai natanti in transito, anche di grande dimensione. Questa impostazione è rimasta anche nella versione definitiva del piano regolatore portuale, nonostante l’ipotesi di porticciolo a Grotte sembra essere definitivamente tramontata.

Per quanto riguarda servizi e attrezzature, l’area dovrà essere dotata di parcheggi in misura adeguata alla tipologia e dimensione delle imbarcazioni che vi saranno accolte, e sarà prevista la viabilità necessaria al servizio delle banchine, “senza tuttavia che né gli uni né l’altra abbiano a prevalere sul carattere pedonale del lungomare“, specifica il piano regolatore portuale.

Fra il viale della Libertà e le banchine saranno previsti, continua il documento “esclusivamente esercizi aperti al pubblico e servizi alle imbarcazioni e alle persone che siano adatti al carattere più volte dichiarato di passeggiata lungomare; in particolare saranno ammessi bar, ristoranti, gelaterie, pasticcerie, edicole, ecc., ma anche ship-chandler, agenzie di viaggio e di noleggio, sportelli bancari, una club house con servizi ed in genere tutte quelle attività di cui necessita un porto turistico”.

Tra l’altro, gli edifici che conterranno i servizi, spiega il piano, “dovranno essere disposti il più possibile perpendicolarmente alla linea di costa onde limitare l’interferenza con il panorama dello Stretto che si offre a chi percorre il viale della Libertà, e per lo stesso motivo eventuali opere di difesa dovranno essere il più basse possibile rispetto al livello del mare”.

Quando, tutto questo? Qui le cose si complicano, perchè le previsioni sono nebulose, nella migliore delle ipotesi: “La parte più settentrionale della rada può essere fin da subito oggetto di interventi di riqualificazione del fronte mare. Il tratto più a sud, nel quale è presente il terminale Caronte per il traghettamento dello Stretto di automobili e passeggeri, lo potrà essere non appena attuato il trasferimento a Tremestieri di questa attività, come previsto dal “Quadro Strategico”, rendendo così possibile il pieno recupero ad usi più consoni di un tratto di waterfront di particolare pregio nonché l’allontanamento dalla viabilità urbana del traffico indotto dal traghettamento“, recita il piano regolatore portuale. Traduzione, non lo sappiamo nemmeno noi.

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