In memoria di “Wanda”, ventiquattro anni dopo il delitto del 14 aprile 1995

Riceviamo e pubblichiamo un contributo di Rosario Duca, presidente di Arcigay Makwan Messina, che ricorda l'omicidio di Giovanni Bertè: «A distanza di tanti anni possiamo solo prendere atto del fallimento dello Stato che su questo terribile atto non ha saputo o non ha voluto fare giustizia»

 

MESSINA. Sono trascorsi ormai 24 anni dal 14 Aprile del 1995, giorno dell’omicidio di Giovanni Bertè, 61 anni,  noto a tutti come “Wanda”. Un delitto che ancora oggi lascia aperti numerosi interrogativi. A ricordare l’anniversario della sua scomparsa e a chiedere giustizia è il presidente di Arcigay Makwan Messina Rosario Duca, di cui pubblichiamo un contributo.

Di seguito il testo integrale dell’intervento:

«Un anniversario passato nel dimenticatoio di anni di omertà, colpevole silenzio per non ammettere il fallimento di uno Stato incapace di fare giustizia.

Quel maledetto giorno la notizia rimbalzò fulminea nelle testate giornalistiche del giorno dopo, poche parole. Poche parole che riflettevano la voglia di non sapere e di non voler sapere quello che poche ore prima era successo, tanto si trattava di una travestita, ma anche questo non doveva avere risalto. Giovanni Bertè 61 anni (alias Wanda) era stata assassinata (utilizzo termini al femminile perché tale si sentiva e come tale viveva) brutalmente, queste le poche parole che allora si leggevano e come in uno schermo passavano le immagini della brutalità di quel gesto. A quell’assassino Wanda (si disse oppose una forte resistenza) ma poi crollò sotto i colpi del fendente che trapassava il suo corpo lasciandola morta. Solo questo si lesse con l’aggiunta che fu un omicidio a sfondo di rapina. Ulteriore bugia,  subito calò o dovette calare il silenzio su quell’omicidio, lo dimostra il fatto che ancora oggi non si si riesce ad avere una documentazione che ci dica la verità.

Rapina finita male si apprestarono a dire, ma rapina di che? E cosa poteva avere di così prezioso una persona che sbarcava il lunario vendendo qualche cartone di uova in qualche bottega? Quali congetture e quali le ragioni che portarono all’omicidio salvo alcune ipotesi non ci è stato dato di sapere a tutt’oggi.

Wanda che a testa alta a partire dagli anni settanta (come ci ricorda in una sua nota Saro Visicaro dei radicali) ha voluto essere ciò che sentiva di essere e non aveva paura di dimostrarlo pubblicamente. Per chi l’ha conosciuta negli ultimi anni a cavallo degli anni ’90 (ed anche chi la conobbe prima) non può non ricordare la Sua sensibilità e la dolcezza con cui si esprimeva, dolcezza che metteva in evidenza gli stenti e le sofferenze vissute di chi con la propria vita sfidava ogni giorno tutti quei benpensanti della Messina di allora, che torcevano il naso al suo passaggio, si sentivano offesi della sua presenza ma chissà quanti di questi nella complicità della notte la cercavano per qualche ora d’amore per poi tornare a criticarla. Wanda non era ricca da poter suscitare interesse nel ladruncolo occasionale al fine di derubarla, non era un attaccabrighe al punto di suscitare il desiderio di vendetta di qualcuno offeso, allora perché fu massacrata? Chi ha avuto l’interesse di farlo o armare la mano dell’esecutore? A distanza di tanti anni possiamo solo prendere atto del fallimento dello Stato che su questo terribile atto non ha saputo o non ha voluto fare giustizia.

A Wanda la mia generazione e le generazioni futuro devono il ringraziamento ed il ricordo per il coraggio e la forza di andare controcorrente ed essere se stessi anche quando la cieca violenza omofoba porta a rischiare la propria vita. Grazie Wanda».

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