Taormina Arte, perchè il Comune vuole uscirne (e perchè il consiglio comunale in parte no)

"Sarebbe come rottamare un'auto di lusso perché nessuno vuole mettere la benzina. Capiamo prima le vere responsabilità e poi decidiamo", spiega il consigliere di LiberaMe Massimo Rizzo. A quanto ammontano i debiti della Fondazione, e cosa c'è in ballo dopo un'eventuale uscita

 

MESSINA. La paradossale vicenda di Taormina Arte, con una delibera di fuoriuscita dalla Fondazione da parte del comune di Messina (che deve essere votata dal consiglio comunale, ma per due volte le sedute sono andate a vuoto con un nulla di fatto), diventa terreno di… indagine. Da una parte un consiglio che sembra restìo ad uscirne, dall’altra l’amministrazione che invece preme per andare via, citando i debiti che la Fondazione si porta dietro, ma con il malcelato intento di sostituire al brand TaoArte quello “Messina”, come da programma del sindaco Cateno De Luca. (e come candidamente confermato nella seduta di ieri dal proponente della delibera, l’assessore alla CUltura Roberto Trimarchi)

I bilanci della Fondazione, che nel 2017 ha preso il posto del Comitato, registrano un patrimonio netto negativo di due milioni e mezzo di euro, e perdite per gli anni passati di tre milioni: debiti che il Comune dovrebbe comunque onorare per gli anni precedenti, avendo fatto parte di Comitato e Fondazione.

Sulla vicenda è intervenuto Massimo Rizzo, consigliere di LiberaMe e presidente della commissione Bilancio: “Taoarte è senza dubbio un brand di fama internazionale. L’attività della Fondazione, strutturata in modo razionale ed efficiente, potrebbe rappresentare una ricchezza per il territorio messinese, quale risorsa fondamentale per il turismo”, spiega Rizzo.

L’amministrazione comunale proporne di uscirne: ha le sue ragioni. Fondamentalmente sono di natura economica, in quanto i bilanci sono in rosso e le uniche entrate sono rappresentate dal finanziamento regionale sufficiente solo a pagare gli stipendi dei dipendenti. Così, non c’è futuro. E però – aggiunge – va detto che l’iter della delibera in aula è stato alquanto tortuoso. Il testo della delibera con la quale l’amministrazione chiede al consiglio comunale di recedere dalla Fondazione solo superficialmente affronta il nodo finanziario e, soprattutto nella fase iniziale, la documentazione a supporto era incompleta”.

“Diciamolo chiaramente: così come è strutturata, Taoarte non va bene. Messina ricopre un ruolo meramente marginale, la Regione (a giudicare dai contributi) sembra non dare importanza alla attività della Fondazione ed oggi, più che una risorsa, Taoarte appare uno stipendificio. Messina è la città capoluogo e merita di recitare una parte primaria sul futuro di Taoarte” sostiene il consigliere.

L’eventuale decisione di abbandonare Taoarte non può essere assunta a cuor leggero. Sarebbe come rottamare un’auto di lusso perché nessuno vuole mettere la benzina. Capiamo prima le vere responsabilità e poi decidiamo. Ecco perché in consiglio, anche ai nomi dei colleghi di LiberaMe, ho chiesto che venisse ascoltato in audizione l’attuale Commissario straordinario e l’assessore regionale: o se ne rilancia l’attività o Taoarte muore. La città di Messina non può far decollare Taoarte perché le condizioni di predissesto non lo consentono però, prima di uscirne, vogliamo conoscere le reali intenzioni della Regione. Si dica, senza se e senza ma, se davvero si vuole distruggere un importante megafono che ha reso nota Taormina in tutto il mondo. Il Sindaco si faccia portatore di questa volontà consiliare – conclude Rizzo – E comunque, se dovessimo riscontrare l’inerzia della politica regionale, si sappia sin d’ora che su Taoarte deve essere condotta una operazione verità. E fino in fondo”.

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