Fahrenheit 451 a Messina? Il caso della Biblioteca Regionale di via dei Verdi

Le contraddizioni del nuovo accordo siglato fra Università e Regione, che vanifica il precedente protocollo pensato per riscattare la storica sede dallo scandaloso stato di abbandono in cui versa da decenni. Dal blog di Sergio Todesco

 

Fahrenheit 451 a Messina?

È proprio vero che basta mancare qualche giorno da casa e il mondo può diventare diverso! Lo diceva in fondo anche l’Apocalisse, quando parlava di “cieli nuovi e terre nuove”…

Ma in questo caso i cieli c’entrano ben poco, trattandosi di faccende molto, molto terrene. Direi addirittura terra terra.

Il fatto è questo. Nel corso del 2015 il Dipartimento Regionale dei Beni Culturali e l’Università di Messina, nelle persone del Dirigente Generale pro-tempore e del Rettore pro-tempore, avevano trovato un accordo valevole a riscattare la gloriosa sede della Biblioteca Regionale di Via dei Verdi dallo scandaloso stato di abbandono e degrado in cui essa versava da decenni. In base a tale accordo, alla cui stesura hanno messo mano i responsabili degli Uffici interessati, e per la Biblioteca il vostro umile cronista che allora la dirigeva, la Regione avrebbe trasferito all’Università il plesso storico della Biblioteca Regionale unitamente a un finanziamento già disponibile di circa un milionecentocinquantamila euro valevole ad avviarne il restauro e consolidamento, al fine di consentire all’Università stessa l’attivazione di un Polo Bibliotecario relativo alle Facoltà giuridiche e di Scienze sociali. A fronte di tale cessione l’Università avrebbe ceduto alla Regione, e per essa alla Biblioteca Regionale, la sede dell’ex Facoltà di Lettere e Filosofia, al fine di trasferirvi parte del patrimonio librario e l’Emeroteca fino ad allora ospitati presso strutture di proprietà privata i cui costi di locazione comportavano una continua emorragia nella casse regionali.

A tutti il protocollo era parso oltremodo sensato e conveniente per entrambe le parti. L’Università entrava in possesso di un contenitore storico e prestigioso, situato all’interno dei propri recinti, e quindi il realizzando Polo sarebbe stato estremamente comodo per l’utenza studentesca che avrebbe potuto ad esso attingere senza disperdersi nelle diverse e variamente dislocate Biblioteche di Dipartimento. D’altro canto la Biblioteca Regionale avrebbe potuto concentrare parte del proprio enorme patrimonio librario e l’intera Emeroteca nel centro storico di Messina, all’interno o in prossimità dell’area universitaria, variamente raccordandosi col Polo universitario e di fatto offrendo agli studenti una preziosa concentrazione di materiali di studio, utili per qualsiasi tipo di ricerca.

Adesso esce la notizia che l’Università e la Regione siglano un accordo (ma per qual motivo, se ne era già stato siglato uno in precedenza che prevedeva le transazioni sopra richiamate?), in base al quale “si dà l’ok alla ristrutturazione dell’ex Biblioteca Regionale”.

Cito direttamente dall’articolo apparso on line (http://www.strettoweb.com):

E’ stato firmato il nuovo protocollo d’intesa tra la Regione e l’Università di Messina, grazie al quale sarà possibile far partire a breve i lavori di ristrutturazione dell’ex Biblioteca Regionale.

Sulla base del nuovo protocollo, l’Università rientra nella piena utilizzazione dell’edificio dell’ex Biblioteca Regionale. Rimane, tuttavia, fermo l’impegno della Regione di mettere a disposizione dell’Università il finanziamento concesso.
Per quanto riguarda la nuova sede della Biblioteca, intitolata a Giacomo Longo, la Regione siciliana provvederà con un progetto unitario che faccia fronte a tutte le esigenze, mantenendo nelle more l’attuale sede in via I° settembre
.”

Ora, in un protocollo si disciplina in genere un mutuo scambio, utile ad entrambi i contraenti. Questo qui a me onestamente pare alquanto sbilanciato, in quanto la Regione cede all’Università un edificio di grande prestigio, per di più accompagnando la cessione col finanziamento già previsto per il restauro dello stesso, mentre pare emergere dalle notizie di stampa che alla Biblioteca Regionale non venga in cambio ceduta l’ex Facoltà di Lettere.

Risultato: il patrimonio della Biblioteca continuerà a essere dislocato in tre sedi differenti, i cui costi di locazione superano i trecentomila euro, a danno della popolazione studentesca di ogni ordine e grado, atteso che per una tesi di laurea gli studenti dovranno recarsi in via I Settembre per alcuni repertori, dovranno richiedere per altri testi che vengano – con cadenze irregolari – portati in sede dal deposito di via Industriale e dovranno infine raggiungere la sede di via Consolare Pompea (a oltre 10 km di distanza dal centro!) per consultare quotidiani e riviste utili alla ricerca.

Il protocollo precedente avrebbe comportato per la Regione l’abbattimento di almeno un terzo degli attuali costi di locazione; questo nuovo protocollo, che a giudicare dalla stampa arreca soddisfazione al vicepresidente della Regione siciliana e assessore all’Economia Gaetano Armao, lascia le cose come stanno.

Ma forse la Regione ama sperperare i propri denari, che poi – a ben riflettere – sono i nostri. Forse anche così la Sicilia può diventare bellissima.

Mi sa che nei prossimi anni dovremo attrezzarci ad imparare a memoria i libri che amiamo, come facevano gli ammutinati del bellissimo film di François Truffaut.

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A chi appartengono i locali che la Regione Siciliana ha preso in affitto? Il motivo è sempre quello… La stessa storia del perché non si realizza il secondo palazzo di giustizia… “cui prodest?” dicevano i latini