Sindaco, ma che c’entrano i migranti con le baracche?

Le dichiarazioni di Cateno De Luca su Messina inadatta ad accogliere i 32 rifugiati perchè "polveriera per via dell’emergenza baracche" lascia aperti un po' di interrogativi: o il sindaco non ha detto qualcosa sullo sbaraccamento, o abbiamo un grosso problema

 

Lo zelo da samurai col quale Cateno De Luca ha deciso di affrontare, di petto e una volta per tutte, il problema delle baracche è encomiabile, e meriterebbe appoggio da parte di tutti i messinesi, soprattutto politico e soprattutto da parte di chi siede a Montecitorio, Palazzo Madama e Palazzo dei Normanni.

E però, come tutti gli iperzelanti, ad un certo punto il sacro furore che li anima fa perdere loro un po’ la bussola. Le dichiarazioni rilasciate ad Adn Kronos, con l’arrivo a Messina dei migranti (32) sbarcati dalla Sea Watch, ne sono un esempio, purtroppo non il solo. “La città è una polveriera per via dell’emergenza baracche, portarli qui è gettare benzina sul fuoco“, ha motivato il sindaco, spiegando che quella di portarli a Messina è “una decisione che rispetto in quanto rappresentante delle istituzioni, ma che non condivido. Spero che rimangano il meno possibile perché Messina è la città meno adatta ad ospitarli”.

Il problema, quindi, non è che i trentadue sono profughi, non hanno un lavoro, una casa, un futuro. Il problema è qualcosa che ha a che fare con le baracche.

E allora a questo punto forse c’è qualcosa che De luca non dice. In che modo trentadue migranti hanno a che fare con le baracche? Non è mai sembrato, dalle molte esternazioni del sindaco e dalle “carte” di Arisme, l’agenzia per il risanamento, che fosse intenzione dell’amministrazione quella di trasferire i baraccati nella caserma di Bisconte, sede dell’hotspot che ospita i migranti.
Non c’è alcun documento amministrativo che certifichi un accordo con il ministero della Difesa e il Demanio per trasformare le caserme di Bisconte in alloggi, o viceversa trasferire negli hotspot i baraccati.
Non si ha notizia della riapertura delle graduatorie per inserirvi di straforo i migranti, nè che in qualche maniera i rifugiati dovranno provvisoriamente andare ad occupare alloggi destinati invece al risanamento.
Niente di tutto questo.

E quindi cosa c’entrano le baracche coi migranti? Quale è il clima da polveriera, se non magari quello che cova nell’animo chi era convinto che entro il 31 dicembre del 2018 avrebbe avuto finalmente una casa, come da dichiarazioni dello stesso De Luca, e si ritrova a febbraio con le stesse identiche condizioni (anche amministrative) di cinque, dieci, venti, trenta anni fa? Il “fuoco” è il malcontento di tremila famiglie che da decenni attendono una casa dignitosa, e “la benzina” sarebbero trentadue profughi, che non hanno nulla a che vedere con quelle aspettative?

E allora forse è meglio essere chiari, giusto per sgomberare il campo da ogni equivoco, visto che i segnali iniziano ad essere troppi e allarmanti: il problema è lo sbaraccamento che non parte o sono i migranti? E’ il risanamento che non ingrana o sono i rom, ai quali è stato tolto un finanziamento da un milione e mezzo già accordato (alla faccia della continuità amministrativa)? Davvero le baracche sono l’altare sul quale si vogliono sacrificare i diritti di chiunque stia alla base della piramide sociale (meglio ancora se un po’ scuro di lineamenti)?

Questo, oppure c’è davvero qualcosa sulle baracche che De Luca non ci sta dicendo.

Chi conosce anche solo un po’ Cateno De Luca, testimonierà senza tema di smentita che il razzismo (non giriamoci intorno) non è un pensiero che gli appartiene. Forse sarebbe bene sottolinearlo, a chiare lettere, nei confronti di chi inizia a sentirsi legittimato dalle parole del sindaco. Che magari, inconsapevolmente, sta iniziando a gettare quella benzina sul fuoco della quale si preoccupa, e che attribuisce alla presenza in una caserma di Bisconte di trentadue sventurati, dichiarando Messina città inadatta all’accoglienza, quando è invece sempre stato vero il contrario.

Si chiama benaltrismo, ed è pressappoco quel movimento di pensiero secondo il quale tu, che avevi deciso di mettere un po’ d’olio alla porta del garage dopo settimane, sarai sottoposto al giudizio tranciante di chi ti rimprovera di non aver fatto nulla per la fame nel mondo.

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mmGiovanni D. Recent comment authors
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Giovanni D.
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Giovanni D.

Quindi con i disoccupati, senza un futuro e senza casa che abbiamo noi, dobbiamo preoccuparci del loro futuro…… Ammettere che non vi piace il sindaco e fatela finita!