Differenziata, Messina lascia al palo Palermo e Catania, ma è lontanissima dal 65% previsto per legge…

... e si attrezza per arrivarci entro luglio: tra maggio e giugno, con l'introduzione del porta a porta totale in tutti i sei quartieri, scompariranno i cassonetti. Ma il problema è di sistema: in Sicilia, su 390 comuni, rispettano la percentuale di legge solo in 73: il 19%. Ecco quali sono quelli virtuosi. E quelli meno

 

MESSINA. La soglia, stabilita per legge, è del 65%. E su 390 comuni, in Sicilia la raggiungono solo in 73 comuni: poco più del 19% dei comuni siciliani è in regola con la raccolta differenziata: e tra questi non c’è nemmeno un capoluogo. Sono i dati del 2018 (parziali, fino a giugno), pubblicati dal dipartimento regionale dell’Acqua e dei Rifiuti, che raccontano il disastro siciliano del settore.

La provincia di Messina, che a settembre faceva segnare una non entusiasmante percentuale globale del 33.34% (terzultima tra le nove province, seguita solo da Catania e dal fanalino di coda Palermo), si rifà coi singoli comuni: Rometta è la seconda assoluta in Sicilia (medaglia d’oro a Zafferana Etnea con l’83,9%) con uno stupefacente 82,8% di differenziata nel totale della raccolta dei rifiuti (e una flessione a settembre, subito dopo che i messinesi sono andati a trascorrervi le vacanze estive), Santa Teresa di Riva dodicesima col 76% e Longi diciottesima col 74,3% (tra le prime trenta anche Limina e Rodì, con Brolo 34esima).

In genere, sono i piccoli centri ad essere virtuosi: per trovare il primo capoluogo di provincia nella classifica dei comuni, infatti, bisogna scendere fino al 104esimo posto, con il 58,7% di Agrigento, poi Enna al 257 (29,8%), Caltanissetta 258 e Ragusa 259 (entrambe col 29,7%), Siracusa 327 (17,2%), Messina 330 (16,8%), Trapani 333 (16,6%), Palermo 336 (15,3%) e infine Catania 361 (8% di media, ma con un allarmante 5,6% a settembre). Tutti i dati della media sono riferiti al primo semestre 2018, mentre il conteggio mese per mese è aggiornato a ottobre

Messina, in realtà, è più virtuosa di quanto non dica la classifica. Secondo il presidente di MessinaServizi Pippo Lombardo, in città la percentuale di differenziata si attesterebbe, a novembre, intorno al 20%. Il dato non è ufficiale, ma non dovrebbe distaccarsi troppo dalla realtà, perchè a settembre si era registrato un balzo che dal 19% l’aveva portata ad un discreto 23,2%. Poi è arrivato il mese e mezzo di emergenza rifiuti, e ad ottobre si sono persi quasi quattro punti percentuali, attestandosi a 19,8%. Un discreto traguardo, visto che a inizio del 2018 la percentuale era del 14,1%.

Ma non basta. Intenzione dell’amministrazione, che ha messo sul piatto un premio produttività di dieci milioni se il traguardo venisse raggiunto, è l’ambizione di portarsi “a norma di legge” al 65% entro la fine di luglio, e comunque almeno al 30% entro marzo. I sindacati hanno sollevato qualche perplessità (compreso il fatto che, partendo in questi giorni le gare per noleggio mezzi e attrezzature, prima di aprile non si riuscirebbe a partire, facendo apparire piuttosto velleitario il traguardo.

Nel frattempo, il cronoprogramma prevede di procedere per step: entro febbraio si procederà al porta a porta in tutto il sesto quartiere (alcuni villaggi sono già serviti da tempo) e in un’ulteriore parte del primo. Da maggio a giugno saranno consegnati i kit per il porta a porta “integrale” prima nella restante parte del primo quartiere e a seguire negli altri quattro, e da metà maggio a fine giugno si avvierà la raccolta porta a porta totale in tutti e sei i quartieri: questo comporterà, sempre tra metà maggio e fine giugno, l’eliminazione di tutti i cassonetti dalle strade, seguita, a luglio, dalla scomparsa delle “campane”. Alla fine di luglio, se tutto va bene, Messina dovrebbe avere il 65% di differenziata. Come una città normale.

 

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