Quando David Bowie sbarcò su Marte. Quarantacinque anni prima della sonda Insight

Dal blog di Francesco Algeri, un viaggio nel tempo alla scoperta del brano più poetico, sentito, magico e riflessivo dedicato al pianeta rosso. Perché in fondo "la ragazza con i capelli strani" siamo tutti noi

 

Il 26 Novembre tutto il mondo, non soltanto gli appassionati di X-files e i terrapiattististi che, notizie dell’ultima ora, si dice siano pronti a stringere un patto di sangue con i martepiattisti, insomma tutta l’umanità, lo scorso lunedì si è fermata per seguire in diretta l’ammartaggio della sonda Insight della NASA. Dopo un viaggio di oltre 6 mesi e 145 milioni di km, Insight, che porta con sé anche tecnologia italiana, pochi minuti prima delle 21:00 ha toccato con successo il suolo marziano.

Il pianeta rosso ha sempre stuzzicato la fantasia di noi terrestri, influenzando l’uomo in qualsiasi ambito. Poteva mancare la musica? Assolutamente no. Ed infatti oggi abbiamo il pretesto per rispolverare, riascoltare o, se non l’avete mai fatto, ascoltare per la prima volta quello che è senza alcun dubbio il brano più poetico, sentito, magico e riflessivo dedicato al pianeta rosso: “Life on Mars?” di David Bowie.

Era infatti il 22 giugno del 1973 quando il giovane Bowie pubblicò su 45 giri una delle sue canzoni simbolo, con un testo così criptico e complesso nel suo essere poetico che ancora oggi divide i fan che tentano di attribuirle significati diversi.

Life on Mars, quarta traccia e secondo singolo estratto dall’album Hunky Dory, è entrata di diritto nella cultura di massa assumendo oramai lo status di classico a tutti gli effetti, grazie ad un arrangiamento magico, immediato e senza fronzoli. Il pianoforte iniziale segue le parole di Bowie con un andamento a tratti sgangherato e un’atmosfera operistica che culmina in un crescendo di archi rafforzato dalla chitarra di Mick Ronson, “saaaaailor fightin with dance hall” esclama il Duca bianco. Sono passati solo 48 secondi e siamo già proiettati in un altro mondo. Un ammartaggio prima di qualsiasi altro ammartaggio. Marinai che lottano nella sala da ballo, Oh man! Look at those cavemen go It’s the freakiest show, un uomo di legge che maltratta l’uomo sbagliato tanto da essere in uno show e la ragazza dai capelli castani, quella ragazza che fin dai versi iniziali ascolta sua madre dirle no e suo padre che le chiede di andare via si domanda: “C’è vita su Marte?”.

Una poesia non si può certo spiegare, bisogna solo godere dei suoi versi ed, in questo caso, anche immergersi nella sua atmosfera, ma io sposo quella tesi che sostiene che per Bowie la “ragazza dai capelli castani” siamo tutti noi. Nel lontano 1973 il Duca bianco aveva già identificato Marte più che come un pianeta, come un simbolo di speranza, la stessa speranza che quella ragazza spaventata, tradita da una realtà a tratti vuota ed opprimente e che le preclude la possibilità di guardare al futuro ripone nel pianeta rosso, tanto da domandarsi se effettivamente c’è vita.

Un’ultima speranza per una vita migliore rispetto a quella che sta vivendo. Lo stesso Bowie ci viene in soccorso ed in una vecchia intervista afferma : “Penso che, pur vivendo una realtà deprimente, sia convinta che in un luogo imprecisato c’è una vita che vale la pena di vivere”.

La speranza come ancora di salvezza per un mondo migliore. Ma adesso basta leggere, perché se c’è vita su Marte lo sapremo grazie alla tecnologia di Insigt, mentre qui, sulla terra, una vita migliore è possibile già ora, almeno per una manciata di minuti: bastano un paio di cuffie e l’artista giusto. Vi viene in mente qualcuno?

 

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Vincenzo GAlessandro Grussu Recent comment authors
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Alessandro Grussu
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Alessandro Grussu

Aggiungo che “Hunky Dory” uscì nel 1971, quando Bowie non aveva ancora inventato il personaggio di Ziggy Stardust da lui impersonato nel video e a cui avrebbe dato l’addio nel luglio 1973.
Il verso “Look at those cavemen go” è tratto da “Alley Oop” degli Hollwyood Argyles, uno dei tanti omaggi di Bowie alla musica della sua adolescenza;dopo “Life on Mars” fu la volta dell’album di cover “Pin Ups”.

Vincenzo G
Ospite
Vincenzo G

Life of Mars? mi proietta quando le note di questa wonderful song mi pervase in testa, bambino di pochi anni, e la melodia mi trascino per anni in viaggio dentro la musica. Capolavoro. Articolo mai attuale come ora.

Vincenzo G
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Vincenzo G

Life on Mars? mi proietta quando le note di questa wonderful song mi pervase in testa, bambino di pochi anni, e la melodia mi trascinò per anni in viaggio dentro la musica. Capolavoro. Articolo mai attuale come ora.