La playlist di Gregorio Parisi per sopravvivere al lunedì

Che ci fa il poeta genovese in mezzo a Slipknot, Oasis e System of a down? Questione di buche, e di famiglia. In tutte le sue sfaccettature

 

C’è una buca che irrimediabilmente prendo con la macchina ogni volta che sono in zona Acireale. Matematicamente, ogni volta, la prendo e mi complimento con chi cura quelle strade mentre forse dovrei tirare le orecchie a me, unico artefice del destino mio e del mio mezzo di trasporto. Questa storia mi ha insegnato fondamentalmente due cose: sono un maledetto abitudinario, e non conosco bene altra città che non sia Messina. Per entrambe queste ragioni, oggi le canzoni selezionate per voi su LetteraEmme al fine di farvi superare con pochi traumi il lunedì, suoneranno per certi versi molto familiari.

 

Fabrizio De André – La canzone del padre

 

 

Famiglia, appunto. La canzone del padre è tratta dal disco forse più attuale e politico di Fabrizio De André, Storia di un impiegato. La canzone del padre ricorda un sogno, il terzo consecutivo dell’album, quello conclusivo prima che l’impiegato faccia detonare del tutto la propria rabbia. Iniziamo così perché forse si tratta di essere didascalici, ma l’obiettivo familiare deve iniziare con un genitore, anche uno che è stato eliminato come fatto da De André in un sogno precedente. Alla fine, la famiglia è sempre la famiglia.

 

Oasis – Guess God Thinks I’m Abel

 

 

Veramente?, direte. Veramente, rispondo. Parliamo di famiglia, familiarità, e gli Oasis sono stati già presenti una volta in questo spazio. Però il tema ci impone un richiamino, quindi via con il brano più emblematico perché è stato scritto da Liam (il Gallagher bravo, diciamo) e già dal titolo fa capire perfettamente per quale motivo il gruppo britpop più famoso di sempre era destinato a implodere. L’Abel di cui sopra, infatti, altri non è che Abele, il fratello di Caino, giusto per avere riferimenti mentali quotidiani. Anzi, oserei dire, familiari.

 

System of a down – Hypnotize

 

 

Quando uscì il doppio Mezmerize/Hypnotize (che per me è a tutti gli effetti un disco doppio, come l’ultima stagione di Breaking Bad diciamo) mi ero appena accostato a questi quattro ragazzacci, e forse proprio con BYOB li conobbi per bene. Da lì poi un viaggio a ritroso per conoscerli meglio, ma di una cosa sono sicuro: la prima volta che ascoltai Hypnotize, il singolo, sono rimasto perplesso perché quella melodia mi era nota, non so dove l’avessi ascoltata ma sicuramente era successo prima di quel giorno. Ancora oggi me lo chiedo stranito a volte, e passo a voi il quesito sperando di trovare finalmente lumi.

 

Slipknot – Eyeless

 

Devo confessare una cosa: più di una volta in questi giorni ho ascoltato gli Slipknot. Mi è capitato per la prima volta una decina di giorni fa e da allora sono rientrato in un vortice strano da definire, perché non li ascolto seriamente da una cosa tipo sei o sette anni. Però pensando a questo tema odierno mi suonava ripetutamente in testa quella frase che Corey Taylor pronuncia proprio in Eyeless, a sorpresa il mio brano preferito dei simpatici ragazzi con le maschere: “Sono il figlio di mio padre, perché è un fantasma, un mistero”. Insomma, un quadretto familiare allegro e divertente.

 

Disturbed – Down with the sickness

 

Chiudiamo con questa perché la malattia del titolo è descritta bene da quel pazzo scatenato di David Draiman, che a un certo punto (i più colti direbbero “i bonu e bonu”) se ne esce con delle urla contro sua madre, una cosa micidiale e difficile da descrivere senza il supporto audio. Ricordo quando il caro Francesco (auguri, btw) mi fece conoscere i Disturbed una decina di anni fa, iniziai proprio con questo disco, The sickness, quello che ancora oggi ritengo essere il loro lavoro riuscito meglio. Quale modo migliore per concludere questo appuntamento ormai diventato a tutti gli effetti familiare?

 

 

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