De Luca, “fancazzista” quando è pagato, stakanovista quando lavora “a gratis”

Il bizzarro paradosso del sindaco, ruolo che svolge con zelo e iperattività senza percepire stipendio, e del deputato regionale, profumatamente pagato, ma che non produce un atto amministrativo dalla scorsa primavera, prima delle amministrative. Lo dicono i numeri: ecco quali

 

MESSINA. E quindi Cateno De Luca non si dimette dall’Ars. Non ancora: ha annunciato che lo farà tra un mese e più, così come aveva annunciato lunedi notte, di fronte al consiglio comunale, che lo avrebbe fatto due giorni fa, e come ha spiegato in questi mesi che avrebbe fatto di lì a poco. E invece lo scranno a Palazzo dei Normanni è sempre suo. Senza troppo giovamento da parte della regione e della città, stando ai numeri.

De Luca, che la guerra ai “fancazzisti” di Palazzo Zanca la porta avanti senza quartiere, è vittima di un bizzarro paradosso: è iperattivo nel suo ruolo da sindaco, in cui lavora senza sosta ad ogni ora del giorno e della notte e per il quale ha dichiarato mesi fa di aver rinunciato a percepire i compensi, e assolutamente immobile in quello da deputato regionale ormai da mesi, servizio per il quale è invece generosamente retribuito. Lo testimoniano chiaramente i suoi atti al parlamento regionale.

Cateno De Luca è, tra i parlamentari regionali messinesi, quello che ha la minor produzione (superato in negativo solo da Elvira Amata) secondo un criterio quantitativo: L’ultimo disegno di legge da primo firmatario (dei due che ha presentato in quasi un anno di deputazione regionale) è dell’8 maggio, quindi in piena campagna elettorale, e riguardava l’istituzione dell'”assessore junior”. Da lì in poi null’altro.

Non va molto meglio per quanto riguarda le interrogazioni: l’ultima, presentata il 4 giugno, ad una settimana dal primo turno delle amministrative che poi lo avrebbero incoronato sindaco, riguarda i “Provvedimenti in ordine al recupero di somme per l’espletamento di incarichi aggiuntivi all’ex ingegnere capo del Genio civile di Messina”

Addirittura peggio per gli ordini del giorno: tre in tutto, tutti presentati a metà aprile, uno riguardante “Accordo transattivo con l’Azienda Trasporti e il Comune di Messina in materia di trasporto pubblico locale”.

Otto invece le mozioni: l’ultima è stata presentata a fine marzo.

Da cofirmatario, De Luca ha sottoscritto una mozione per “Istituzione della ZES nella Città Metropolitana di Messina”, accodandosi ai colleghi Pino Galluzzo, Elvira Amata, Franco De Domenico, Luigi Genovese e Tommaso Calderone, ed un ordine del giorno (sullo Statuto siciliano) addirittura il 21 febbraio. Poi basta.

Il disimpegno palermitano di De Luca è testimoniato anche la fatto che a fine giugno, cinque giorni dopo essere diventato sindaco di Messina, si è dimesso dalla carica di presidente del gruppo misto, in cui era transitato dopo aver abbandonato l’Udc a dicembre 2017. Da quattro mesi e mezzo, in pratica, De Luca non produce nulla all’Ars, ma continua ad essere profumatamente pagato. A Messina invece, in cui è indaffarato venti ore al giorno, il suo servizio lo presta gratis…

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