Partecipate: lettera aperta dei dipendenti di Innova Bic

Partecipate: lettera aperta dei dipendenti di Innova Bic

I dipendenti della società, che reclamano 18 mesi di stipendi arretrati, replicano a chi la accusa di essere solo un "carrozzone": «Ci si interroghi sulla ragione dei debiti accumulati»

 

MESSINA.  «In questi giorni, abbiamo sentito parlare di Innova Bic come di una “società fallimentare”, un “carrozzone”, una “zavorra”. Nessuno si è preso la briga di informarsi, o di documentarsi, per verificare se tutto ciò sia vero, o se invece non sia diversa dalle altre partecipate».

Inizia così la lettera scritta dai dipendenti di Innova Bic e rivolta, fra gli altri, ai Parlamentari regionali e nazionali, ai sindacati, al Consiglio comunale e all’Ateneo peloritano. Nella nota, firmata da “Angela, Ketty, Andreana, Alberto e Ivan”, si fa riferimento alla delibera di giunta con cui il sindaco Cateno De Luca ha dato mandato di studiare la revoca del contratto di servizio che lega l’azienda al Comune (sebbene qualche settimana prima si fosse dichiarato disponibile ad “approfondirne le potenzialità”). La partecipata è “condivisa” dal Comune di Messina, con il 33% di azioni, la Città metropolitana (33%) e l’Università di Messina (34%).

«Nessuno – scrivono i dipendenti –  si è preso la briga di domandarsi perché Innova Bic abbia accumulato i propri debiti e quale sia la causa di tutto ciò. Noi siamo i (pochi) dipendenti di Innova Bic e vogliamo gridare con forza che le nostre riconosciute capacità professionali e le certificazioni internazionali acquisite non possono certo essere liquidate con poche battute di cronaca agostana. Innova Bic ha sempre operato riuscendo a sostenersi da sé, ma da quando la legge Bersani (del 2010) ha voluto che diventasse interamente pubblica e lavorasse in house per gli enti soci (Comune, ex Provincia e Università), soltanto i contratti di servizio avrebbero potuto garantire la copertura dei costi correnti. Tali contratti non sono stati mai stipulati, con la conseguenza che i costi maturati per stipendi e attività non sono mai stati coperti e, dopo circa dieci anni, si sono tramutati in debiti e perdite. Questa è l’unica e cruda realtà, dimostrabile con la lettura di anni di verbali, di annunci, di interviste e di dichiarazioni della politica e dei soci; tutti affannati a dichiarare come Innova Bic fosse assolutamente necessaria, salvo poi a rinviare la stipula dei contratti di servizio. Noi ci siamo fidati. E siamo pronti a testimoniare ovunque come la società sia arrivata, fino ad oggi, spinta soltanto dalle promesse dei soci pubblici».

«Abbiamo organizzato la nostra vita  – prosegue la lettera – sulla base di quelle promesse; abbiamo vinto progetti europei e portato soldi agli enti soci; abbiamo costruito la nostra carriera e impegnato economicamente le nostre famiglie, perché tanto (un giorno) i contratti sarebbero arrivati! Alleghiamo una relazione che illustra tutto il lavoro fatto a favore dei Soci e della Città. Noi non abbiamo mai chiesto una stabilizzazione, né ci siamo mai incatenati ai cancelli di alcun palazzo pubblico; perché noi non avevamo e non abbiamo bisogno di un “posto fisso”. I dipendenti di Innova BIC vogliono soltanto ciò che è loro dovuto: vogliono lavorare, ricevendo lo stipendio cui hanno diritto. Oggi, aspettiamo 18 mensilità stipendiali e, invece, andiamo scoprendo che le promesse fatte durante il breve volgere di qualche tornata elettorale sono miseramente svanite. Solo alla fine dell’anno 2017 è stato deliberato il contratto di servizio del Comune di Messina. E’ stato fatto soprattutto perché il PON Metro porterà molti soldi alla città, ma le risorse tecniche e manageriali necessarie per la progettazione e la gestione dello strumento non sono sufficientemente presenti tra i dipendenti comunali. Stessa cosa doveva accadere per la Città Metropolitana, che dovrà gestire il Master Plan, ma non ha neanch’essa tutte le risorse tecniche e manageriali all’interno. Come al solito, il rischio è che centinaia di milioni di euro verranno persi nell’apatia generale. Senza contratti di servizio, abbiamo vinto 16 progetti europei e sostenuto lo sviluppo di centinaia di imprese e start up. Se non avessimo avuto queste risorse, ci saremmo dissolti da tempo, forse nell’indifferenza generale. Oggi, allora, vogliamo gridare le ragioni di questa situazione e vogliamo che la città sappia come, con discrezione e sacrifici personali, noi abbiamo garantito importanti successi ai nostri enti pubblici, che hanno goduto del nostro lavoro senza impiegare le risorse economiche dovute. Dobbiamo ora spiegare alle nostre famiglie che non serviamo più, sebbene tutti ci considerino i migliori nel settore; e che la Città non ha bisogno di finanziamenti, sebbene ogni giorno ci si lamenti della mancanza di fondi; e che i giovani allora fanno bene ad andare via, perché ogni possibilità di svolgere una professione moderna e di respiro internazionale non ha senso a Messina. Dovremo spiegare tutto questo, ma lo faremo con la solita dignità, affinché l’Università, il Comune e la Città Metropolitana si assumano ogni responsabilità giuridica, politica e morale».

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