La playlist di Gregorio Parisi per sopravvivere al lunedì

The Smiths, System of a Down e The Stone Roses nella consueta rubrica musicale di inizio settimana

 

È notte e siete sulla spiaggia. Fa ancora fresco perché non è estate, ma si può stare discretamente bene. Accanto a voi c’è un piccolo falò, acceso chissà da chi e chissà quando. Sembra la notte perfetta, siete esattamente dove volete essere, nella vostra mente si alternano un sacco di brani diversi tra loro e voi state selezionando la vostra colonna sonora preferita per cristallzzare per sempre quei momenti. Avete presente questa sensazione, no? Ecco, fortunatamente anche per questa settimana arriva bella spedita la playlist di LetteraEmme per sopravvivere al lunedì, perché voi adesso non siete sulla spiaggia, adesso non è notte, accanto a voi non c’è un piccolo fuoco ma solo una tempesta di sabbia che vi costringe a ripararvi in macchina. In macchina, però, potrete gustarvi al meglio questi cinque brani scelti appositamente per farvi fare bella figura nel mondo dei sogni.

 

The Smiths – How Soon Is Now?

 

 

C’è stato detto che è imperdonabile finora l’assenza degli Smiths nella playlist. Dopotutto, però, siamo umani come ci ricorda Morrissey in How soon is now?, uno dei brani più celebri del gruppo inglese anche perché negli anni ’90 i Love split love la ripresero rendendola quella che poi divenne la sigla di Streghe, la serie tv sulle sorelle Halliwell. Il potere del trio, però, nella versione originale del brano è il potere del quartetto, uno di quelli che negli anni ’80 ha marchiato a fuoco il proprio nome nella storia. Poi lo scioglimento, qualche inevitabile scazzo con le uscite sui generis di Moz, ma non si può non volere bene agli Smiths se si ha un cuore.

 

Machines of Loving Grace – Golgotha Tenement Blues

 

 

Ok, per un figlio dei tardi ’80 come me gli anni ’90 sono stati lo sfondo di una massiccia dose di televisione e cultura pop; per guardare (e capire) Il Corvo c’ho messo un po’ più del dovuto, quel che basta comunque per ritenere solo il primo, quello diretto da Proyas, degno di riprendere il lavoro di James O’Barr. Nella pellicola, resa tristemente famosa per l’incidente fatale occorso a Brandon Lee, i tratti scurissimi del fumetto vengono ulteriormente accentuati da una colonna sonora scelta con cura certosina, in cui spiccano presenze memorabili come Cure, Nine Inch Nails, Jesus and Mary Chain e Rage Against The Machine. Noi oggi ci ascoltiamo un gruppo che non ha mai raggiunto quel successo, ma Golgotha Tenement Blues dei Machines of Loving Grace spacca uguale.

 

The Stone Roses – I Wanna Be Adored

 

Canta Ian Brown, “non devo vendere la mia anima, lui è già dentro di me”. Chi sia questo “lui” può essere oggetto di dibattito, quello che non cambierà mai sono i brividoni che causano gli Stone Roses sin dal primo ascolto. I wanna be adored è la traccia di apertura di The Stone Roses, immaginifico disco di debutto del gruppo di Manchester che a fine anni ’80 inseriva un tassello importante nella musica britannica andando in qualche modo anche a influire su quella che poi, qualche anno dopo, divenne la guerra mediatica del britpop. The Stone Roses, come quasi ogni capolavoro, fu davvero apprezzato solo qualche anno dopo la sua uscita, quando ormai anche il gruppo stesso aveva variato le proprie sonorità con un secondo disco sempre bello eh, ma il primo è sempre il primo.

 

System of a Down – Question!

 

 

C’era questo cd, al liceo, che mi passò Yuzza. Era un disco in cui c’era una tonnellata di roba diversa, e all’interno c’erano anche i System of a Down, ma non ricordo quale canzone. Io i SOAD li avevo conosciuti forse due settimane prima perché su Sportitalia c’era uno spot con BYOB e io me ne innamorai. Erano gli anni di Mezmerize e Hypnotize, gli anni in cui usavo ogni centesimo per comprarmi dischi che avrei studiato fino all’ultima nota e fino all’ultima riga del booklet. Question!, però, era una canzone strana perché non riuscivo ad apprezzarla appieno: non mi sembrava malata come la prima parte di tracklist, non percepivo la stessa profondità della Lost in Hollywood finale; poi uscì Hypnotize e iniziai a vederlo come disco unico, e alla luce di quella rivelazione tutto cambiò. Soldier Side se la giocava con Aerials (che bella Aerials, Madonna santa, sembra una ciliegia da quanto è bella) come miglior brano dei System, ma Question! riprese enorme dignità ai miei occhi permettendole, quindi, l’ingresso in questa playlist.

 

Trick or Treat – Prince Valiant

 

 

Ogni tanto viene da pensare che siamo un po’ bambini, ma c’è cresciuta la barba e quindi all’ufficio per la carta di identità possiamo mentire solo per l’altezza (e dai signo’, due centimetri in più non figurano come truffa allo stato). Consci di questo nostro status dobbiamo trovare un modo per sentirci adatti a questo mondo crudele, e fortunatamente a soccorrerci sono arrivati i Trick or Treat, gruppo modenese il cui power metal da anni riprende con successo le sigle dei cartoni animati più disparati. Il successone storico è Robin Hood, laddove per successone storico si intende “la canzone con la quale li avevo scoperti nel 2010 circa”, ma sentirli parlare delle valorose gesta del principe Valiant è una sensazione.

 

 

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