Atm, l’addio di Giovanni Foti e l’eredità che lascia: tutti i numeri col “+” davanti

"Abbiamo introdotto un concetto rivoluzionario, quello dei risultati: vuol dire rispettare la dignità del lavoro che tu fai". I risultati nei dati: incremento in ogni settore, "ma dal tram ci aspettavamo di più". Ecco cosa succederà adesso

MESSINA. “Il motivo fondamentale che mi ha portato a questa decisione è familiare: non potevo chiedere loro di più”. Dopo tre anni, e una serie di risultati riconosciuti da amici e soprattutto nemici, il direttore generale dell’Atm Giovanni Foti saluta l’azienda e la città, tirando le somme di tre anni che, stando ai numeri, hanno posto le basi per far tornare in vita un’azienda cadavere.

“Tre anni sono brevi ma lunghi nello stesso tempo – ha spiegato un Foti parecchio emozionato – oggi l’azienda è stata rimessa nei giusti binari, e voglio ringraziare per l’opportunità irripetibile che mi è stata data. Io il risultato lo vedo dal punto di vista del trasporto pubblico, ma quello che sta avvenendo a Messina non è ripetibile da altre parti, abbiamo potuto fare quello che ritenevamo giusto per i cittadini. Io – ha continuato il direttore generale – voglio ringraziare i colleghi, la squadra, perché all’inizio non è stato facile cambiare rotta. Questa squadra ha le idee giuste ed i valori per andare avanti, perché il principio al quale ci siamo ispirati è stato quello della correttezza e della serietà, noi ed i lavoratori: il rispetto delle regole oggi è un principio importante, e vuol dire rispettare la dignità del lavoro che tu fai. Quei numeri si ottengono se c’è condivisione, il personale e le forze sindacali hanno remato insieme a noi, la collaborazione è stata tanta – ha concluso Foti, lanciando poi un segnale per il futuro – Siamo ad un passo da un nuovo contratto integrativo che mette in cima un concetto rivoluzionario, quello dei risultati”.

 

Di quali numeri parla Foti? Dei km percorsi dagli autobus, per esempio, che dai 2.090.038 del 2013 sono passati ai 4.289.898 stimati del 2017: un incremento del 105%, oppure il rapporto tra corse effettuate e programmate, che ha raggiunto il 96,85% nel 2016. Notevolissimo, poi, l’incremento del 208% nel viaggiatori, che sono passati dai 5,861.950 del 2014 ai 10.849.728 del 2016. Anche la lotta all’evasione fa segnare ottimi risultati, con una stima dall’80-90% dei non paganti del 2013 ridotta fino al 20-30% del 2016 (“risultato in linea con le altre città, forse anche migliore di molte realtà settentrionali”, ha spiegato Foti con una punta d’orgoglio): risultato possibile grazie ad un incremento nelle multe: 171% in più per mancanza di biglietti, addirittura 879% in più nelle ztl per mancanza dei tagliandi di parcheggio. Risultati che hanno fatto impennare la fiducia dei cittadini nella una volta vituperata Atm: testimonianza ne sono l’86% di abbonamenti in più, che si affiancano al 59% di bliglietti ed all’82% di gratta e sosta in più.

Tutto questo a fronte di una diminuzione di personale: dai 584 nel 2013, ai 514 nel 2017, -12%, (e conseguente riduzione dei conducenti da 236 a 225. Nonostante questo, tutti hanno lavorato di più: i km percorsi da ogni addetto dei bus sono stati il 102% in più (dai 10885 del 2013 a 21999 del 2017), e del tram il 74,7% in più. Per ultimo, i ricavi sono aumentati del 40,5% con costi di costi di produzione anch’essi aumentati, ma in proporzione molto minore: 14,9% in più. Ultima nota positiva, la produttività, che passa dal 14,89% al 18,20%, “in linea con le aziende del meridione, mentre l’optimum è il 35%”, ha spiegato Foti.

Tutto bene quindi, lascia Messina felice? No. Qualcosa non è stato all’altezza delle aspettative. “Pensavo si potessero fare progressi maggiori sui tram: la linea è stata progettata male e realizzata peggio. Quando la politica fa scelte incomprensibili e non mette le persone con le competenze giuste per progettare e realizzare, succede questo: è stata fatta piena di curve quando andava fatta dritta, è stata male collaudata, è decentrata rispetto alle esigenze e non è un tram, è una “mezza” metropolitana di superficie, i mezzi sono fuori produzione, l’elettronica è difettosa e farli funzionare e renderli affidabili costa moltissimo”.

Come si ovvia? Con una “circolare” con bus elettrici che affianchi il tram, ma sulla direttrice a monte, praticamente quello che in origine era programmato fosse il percorso del tram: via Garibaldi, via Tommaso Cannizzaro, viale Boccetta, Corso Cavour.

A fare gli onori di casa un altrettanto emozionato Gaetano Cacciola, assessore alla Mobilità che ha fortemente voluto Foti a Messina: “il risultato di oggi arriva al culmine di un percorso iniziato tre anni fa, in cui circolavano quindici mezzi e il personale era fortemente demotivato. C’è stato un cambiamento di mentalità, abbiamo fatto un salto di qualità anche grazie alle collaborazioni con altre aziende, prima delle quali la Gtt di Torino. Quello che presentiamo oggi, al termine di questa esperienza è una relazione aziendale. Abbiamo gestito l’Atm come un’azienda“. E non come uno stipendificio. Cacciola non lo dice, ma il senso è quello. E Foti? Ha assicurato che non è un addio definitivo. “Non so ancora come, ma in qualche modo ci sarò”. E questa è una notizia che conforta.

 

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