“La situazione che evidenzia il nostro territorio: un dato statistico in aumento degli atti persecutori contro una leggera inflessione di violenza, in 61 comuni su 108”, così esordisce la prefetta, Maria Carmela Librizzi, nella Conferenza indetta stamattina sulla violenza contro le donne e il protocollo che vede coinvolte forze di polizia, associazioni antiviolenza, Asp e Autorità giudiziaria. “Ma in un caso su due la vittima non denuncia – sottolinea Librizzi -. Evidentemente dobbiamo fare in modo che la denuncia sia anonima, silenziosa. Si potrebbe per esempio fare uso di un’utenza riservata, come la chiamata silenziosa, da adoperare per chi voglia segnalare violenze, geolocalizzando la vittima”.  La neo prefetta di Messina, sottolinea anche la necessità per i giornalisti di utilizzare un linguaggio appropriato, facendo riferimento al decalogo, “per poter raccontare con termini appropriati: lo stupro non è un rapporto sessuale”.

“Appena arrivati ho letto un comunicato di servizio in cui mi si segnalava una violenza su una donna scrivendo che erano lesioni semplici e la vittima non aveva denunciato: un tentato omicidio ridotto, in sostanza, a un reato non perseguibile”, ha invece raccontato il procuratore aggiunto, Giovannella Scaminaci. È stata lei, infatti, a mettere in sinergie tutte le forze del territorio per attivare il protocollo e formare tutti gli operatori, dagli infermieri, agli agenti di polizia. Per questo le denunce sono in aumento: “In aumento, non solo le denunce di violenza ma anche i reati sentinella, ovvero quei maltrattamenti in famiglia che spesso sono il preludio a reati ben più importanti”.
Ma non basta: “Denunciano di più ma il sommerso enorme. È importante che tutte le donne sappiano che l’autorità giudicante non sottovaluta e non fa sconti”.

“Sono un’inguaribile ottimista – ha concluso Scaminaci – e sono sicura che la situazione possa ancora migliorare con il coordinamento tra tutte le forze in campo che è indispensabile”.

“Più che un fenomeno in aumento si tratta di un’emersione – ha sottolineato anche il questore, Mario Finocchiaro – Prima le vittime restavano in silenzio. Anche l’ammonimento è uno strumento importante e in questa provincia è superiore ad altre realtà. Dato che dovrebbe rattristarci ma d’altro lato ci fa ben sperare perché rivela una maggiore coscienza da parte delle vittime. Con tutti i limiti che questi strumenti hanno che evidentemente un invito fatto in maniera serrata a non procedere oltre no può fermare un soggetto compromesso ma ci permette di tenere d’occhio quei soggetti che hanno già manifestato tendenza alla violenza”. 

“Il rischio è che le analisi non siano quelle più idonee a fare uscire le donne da una situazione di violenza”, avverte Carmen Currò, presidente del Cedav, Centro donne antiviolenza, il più antico della Sicilia. E continua: “La violenza contro le donne è un problema sottovalutato. Da tempo sentiamo l’esigenza di rilanciare il protocollo interistituzionale nato nel 2014. tutti gli interventi devono trovare una possibilità di confrontarsi e camminare insieme. la questione dei tavoli tematici noi l’abbiamo lanciata un anno e mezzo fa e abbiamo pensato di procedere individuando gli episodi più gravi e fare dei focus con i soggetti pii appropriati” .il secondo passo è quello di valutare i progressi fatti e vedere di raccordarli per farne un progetto comune e così partire con ti tavoli tematici perché il rischio è che le analisi e le metodologie non siano le più idonee a far uscire una donna dalle situazioni di violenza”.

“Oltre alla norma quest’anno è stato previsto un periodo di retribuzione alle donne che hanno subito violenza. Sono poche le donne che lavorano ma quelle che lavorano hanno anche questo strumenti”, ha voluto infine sottolineare l’avvocato, Aura Notarianni.







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