MESSINA. Non smette di far discutere, anche in maniera parecchio animata, l’ipotesi (che diventa sempre più una probabilità) ventilata dal sindaco Cateno De Luca di dire ciao ciao al tram, che da quindici anni percorre la città dall’Annunziata a Contesse.

La proposta ha sollevato un vespaio di polemiche, alle quali si aggiunge oggi l’autorevole voce di Gaetano Cacciola, ex assessore alla Mobilità della giunta di Renato Accorinti, al quale è riconosciuta all’unanimità la capacità di aver rianimato il cadavere Atm. E Cacciola, sulla possibilità che il tram sia eliminato non le manda di sicuro a dire, con una lunga (molto) e articolatissima spiegazione del perchè togliere il tram sarebbe un errore madornale.

“La linea tranviaria di Messina costituisce l’asse portante del trasporto pubblico locale della nostra città e in questi vent’anni di vita, nonostante le travagliate vicissitudini, prima legate alla sua costruzione, poi alle discutibili scelte di percorso, ha avvicinato molti cittadini al TPL. Grazie alla linea tranviaria cittadina, Messina si qualificava fra le poche città italiane che con maggiore sensibilità avevano raccolto il messaggio del cambiamento della mobilità nei centri cittadini. Utilizzare mezzi ecologici e ad alta frequenza era il modo migliore per seguire il percorso di cambiamento da poco avviato per una “Mobilità Sostenibile”. Prima di allora si facevano solo i PUM (Piani urbani di mobilità) per pianificare la mobilità in città, oggi i Comuni devono redigere i PUMS (Piani urbani per la mobilità sostenibile), non è più una scelta, è un obbligo perché le città devono essere realizzate a misura di uomo e non di auto.

Togliere il Tram a Messina significa, non solo tornare 20 anni indietro sul concetto di mobilità cittadina, ma significa soprattutto uscire da un contesto nazionale che dispone di finanziamenti e di linee guida basati sull’uso di mezzi ecologici e di trasporto rapido di massa. Non dimentichiamo infatti i finanziamenti definiti della “cura del ferro” (delibera Cipe del 17 Dicembre 2017), che stanno distribuendo centinaia di milioni nelle città italiane, fra cui Messina che ha avuto 11,4 milioni di euro per migliorare sia alcuni tratti di linea, che per fare interventi di manutenzione straordinaria e di cosiddetto “revamping” delle vetture del Tram.

Sappiamo bene che la tranvia messinese presenta tante criticità, dovute essenzialmente alla precedente cattiva gestione di ATM che fino al 2013 aveva portato ad un servizio di bassissima qualità, riducendo le iniziali 15 vetture addirittura a 4, non effettuando mai la manutenzione ordinaria dei mezzi che via via si sono deteriorati e che proprio per questo, oggi comportano una maggiore spesa di esercizio. Dal 2014 in avanti l’azienda, grazie ad una gestione oculata e “razionale” è riuscita a far ripartire il servizio tranviario e a migliorarlo sensibilmente, portando sei vetture costantemente in linea e due vetture sussidi che si aggiungono nelle ore di punta, per un totale di 8 vetture. Nel frattempo sono stati progettati interventi di manutenzione straordinaria per complessivi 4 milioni di euro a valere sui fondi POC METRO, e con i già citati 11,4 milioni di euro della delibera Cipe del 17 Dicembre 2017, si avrà la possibilità in pochi mesi di raggiungere almeno le 12 vetture in linea, con passaggi ogni 7-8 minuti. Questi interventi faranno ridurre i costi di esercizio perché riporteranno la linea e le vetture a condizioni di normale funzionamento.

Sentire che la tranvia è in squilibrio finanziario, cioè costa più dei ricavi ottenuti, non solo non è vero perché come tutti i servizi pubblici oltre le entrate da bigliettazione, bisogna tener conto dei contributi regionali, ministeriali e comunali, ma è quanto mai pretestuoso perché in qualunque città è ben noto che la linea che costituisce l’asse portante come le metropolitane di Roma, di Milano o di Torino sono quelle più onerose, ma sono quelle che consentono di avere maggiore fidelizzazione cioè più utenza, più abbonamenti e maggiore bigliettazione.

Togliere il tram significa mettere a rischio il numero di utenti. Si è passati dai due milioni di utenti annui del 2013 ai quasi 11 milioni del 2017, e nel contempo il contributo del comune e sceso da 21.000.000 di euro a 13.000.000 con un aumento dell’efficientamento del servizio, lato Comune, dal 10 al 70%, il rischio è che se si elimina il Tram gli utenti possono ridursi del 35-40%, ritornare quindi a 6-7 milioni di viaggi-utente l’anno e quindi una drastica riduzione di quell’efficientamento che l’attuale amministrazione intende migliorare. Le amministrazioni comunali, al di là delle dichiarazioni in campagna elettorale, hanno un obbligo nei confronti dei cittadini, fornire servizi, mai eliminarli. Più i servizi aumentano più aumenta la vivibilità e l’occupazione, lasciare a casa autisti significa, non solo non garantire il servizio ma significa ridurre ulteriormente le opportunità di lavoro in città. Siamo riusciti a far viaggiare sul tram tutte le tipologie di cittadini, lavoratori, studenti, anche quelli universitari, ma soprattutto abbiamo fatto viaggiare anche le persone con difficoltà a deambulare o genitori con bambini in carrozzina, grazie anche ai progetti di attraversamento pedonale semaforizzato e scivoli di avvicinamento alla pedana di attesa del Tram. Con le App li teniamo costantemente informati sul passaggio alla fermata. Cosa diranno se una mattina uscendo da casa non lo vedranno più?

Il messaggio chiaro che ho recepito fin dal primo momento di confronto con gli assessori alla mobilità e i tecnici delle altre città è che se quando esci da casa non vedi il mezzo pubblico, non hai fiducia e non lo prendi. Se si dovesse togliere il Tram ed il cittadino non lo vedesse più ci vorranno anni per recuperare la fiducia riconquistata e le auto invaderanno ancora e molto più di prima la nostra città. Chi non vuole il tram non ha interesse al miglioramento del Trasporto Pubblico Locale e sono proprio loro che devono comprendere che le città moderne non sono più costituite da strade larghe con auto e parcheggi in centro ma da grandi marciapiedi, attraversamenti rialzati, zone 30, parcheggi di interscambio in periferia, aree pedonali, piste ciclabili e soprattutto da un TPL su ferro e su gomma altamente ecologico (elettrico). In conclusione, il Tram può e deve essere migliorato sia per quanto riguarda la configurazione della linea, soprattutto lungo il tratto tra la prefettura e la stazione ferroviaria, che per quanto concerne l’ammodernamento delle vetture per le quali i soldi sono già disponibili, ma non può e non deve essere eliminato perché l’involuzione culturale sarebbe così drastica da escludere Messina da qualunque circuito di città metropolitana sostenibile.

Alle reprimende nei confronti dell’ipotesi di smantellamento del tram si aggiungono i 5 Stelle: «La volontà del sindaco De Luca di sospendere il servizio evidenzia chiaramente la totale inadeguatezza e incompetenza di questa amministrazione sul tema della viabilità. Il tram è un servizio fondamentale per i messinesi, la spina dorsale della mobilità a cui si collegano i bus dei villaggi, ovvero le zone della città che maggiormente rischiano di essere penalizzate con la soppressione delle linee urbane periferiche: gli autobus da destinare al posto del tram sarebbero infatti sottratti ai villaggi ed interi quartieri resterebbero senza Servizio Pubblico».

«Allo stesso tempo, il pericolo che si corre è quello di inondare la città di mezzi privati, senza considerare la conseguente perdita dei contributi di un milione e duecentomila euro erogati ad hoc dalla Regione e dei fondi erogati a fronte di chilometri che non verrebbero più percorsi. Con l’eventuale sospensione del servizio, inoltre, verrebbero gettati alle ortiche anche i parcheggi di interscambio, le stazioni della metroferrovia ed anni e anni di lavoro per fare in modo che la città di Messina fosse all’avanguardia in tema di trasporti pubblici».

«Così facendo, senza coinvolgere la città ed il consiglio comunale che la rappresenta, il sindaco distruggerebbe il sistema di trasporto ed un servizio sociale che appartiene alla collettività, rendendo da subito tutti i messinesi un po’ più poveri. Eliminare il tram significa eliminare un’opera pubblica realizzata con soldi della collettività: questo si chiama danno erariale e nel caso accadesse saremo costretti a sporgere denuncia alla Corte dei Conti».

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Angelo
Angelo
15 Luglio 2018 7:45

Cacciola, in perfetto stile accorintiano, emette sentenze, fermo nelle sue posizioni, dimentica, e ritengo sconosca gli impatti devastanti che il tram ha avuto sulla città, vedi interi comparti di attività commerciali fallite . Non e’ in grado di valutare un’alternativa semplice, quali i mezzi elettrici che lascerebbero anche la sede, oggi ad uso esclusivo, anche al traffico privato.

Angelo
Angelo
15 Luglio 2018 8:14

Sig. Cacciola lei aenza aver valutato nessuna alternativa, parte dal preconcetto che il pensiero altrui è inutile, e dal pregiudizio che le vostre scelte siano le migliori e le uniche. Ma sul vostro indegno modo di fare politica partecipata, basta chiedere a Nina Lo Presti, Gino Sturniolo e Antonio Mazzeo che già 3 mesi dopo il vostro insediamento, denunciarono il grande bleff e la supponenza!

Gianni ficarra
Gianni ficarra
16 Luglio 2018 7:42

Devo sottolineare che la redazione non conosce bene il percorso del tram.il parte dal campo celeste/ gazzetta del Sud, che non è villaggio Contessa e neanche zona Minissale, ma zona gazzetta e percorre via la farina, deserta… priva di abitazioni… priva di utenti, arrivare al baby parco che non è villaggio annunziata. Poi se si vuole morire di demagogia e poesia avanti con il tram

Antonio
Antonio
16 Luglio 2018 15:17
Reply to  Gianni ficarra

Mi perdoni, su via la farina c’è solo una fermata, di 18; oltre il capolinea che è frequentatissimo dagli utenti del policlinico.

Non vorrei che ci facessimo prendere dalla demagogia…

Antonio
Antonio
16 Luglio 2018 8:45

Questa decisione scellerata del neoSindaco è cio che i Messinesi meritano.
In un mondo che corre a tutta velocità verso la mobilità condivisa, mezzi pubblici, car sharing, bike sharing ecc ecc, decidere di rinunciare ad un mezzo strategico quale è il tram è una scelta quantomeno anacronistica.
Le auto parcheggiate in 3a fila sul viale S. Martino dovrebbero la soluzione ai problemi?

Giancarlo
Giancarlo
16 Luglio 2018 13:24

Ma perché a De Luca stiamo antipatici noi cittadini che prendiamo i mezzi? Capisco che lui gira in auto blu, però…