Teatro Vittorio Emanuele

 

MESSINA. Monta la polemica dopo la pubblicazione da parte del Teatro Vittorio Emanuele di un bando rivolto alle compagnie teatrali del territorio, che ne contestano le modalità e le tempistiche. Con toni piuttosto accesi.

Pubblicato il 21 settembre, il progetto denominato “Residenze autonome teatrali – culturali and performing arts” ha l’obiettivo “di coinvolgere e valorizzare le tante realtà della provincia di Messina che lavorano nel mondo del teatro e dello spettacolo in generale”, offrendo loro “l’occasione di andare in scena in un importante palcoscenico e farsi conoscere da un pubblico ancora più ampio”.

“Si tratta – spiegava il sovrintendente Gianfranco Scoglio – di un progetto sperimentale di ricerca che si compone delle proposte che affrontino il tema della sicilianità ed abbiano al loro interno l’analisi della contemporaneità sociale, culturale e artistica, e la contaminazione tra vari generi volti alla scoperta e creazione di nuovi linguaggi, possibilmente compatibili con la comunicazione digitale”.

L’avviso prevede la selezione di cinque progetti legati al territorio a cura di una Commissione (composta dai direttori artistici Simona Celi e Matteo Pappalardo e dal Sovrintendente che la presiede), che procederà poi alla redazione di un programma delle rappresentazioni che sarà sottoposto all’approvazione del Consiglio di Amministrazione.

“Per partecipare – si legge nel comunicato stampa diffuso dall’Ente – è necessario inviare entro 7 giorni dalla pubblicazione del bando (scheda tecnica dello spettacolo; breve sinossi; note di regia; video e/o foto (non sono obbligatorie); dati del referente: nome, cognome, telefono ed e-mail”.

Numerose le critiche da parte degli artisti messinesi, a partire da Roberto Zorn Bonaventura, che ha commentato molto duramente sui social.

«Il Teatro Stabile di Messina, Ente autonomo regionale, dopo mesi di lettere, trattazioni, litigi e pacificazioni, incontri mancati e incontri centrati, in cui abbiamo parlato di progetti, collaborazioni, rinascita, il Teatro di Messina, dicevo, ci concede (a noi, mendicanti teatranti messinesi) questo avviso di bando, con scadenza a 7 (sette) giorni dalla pubblicazione, per la rappresentazione di uno spettacolo con effetti pirotecnici sperimentali e siciliani, possibilmente mai visto a Messina, entro il 22 novembre 2020, concedendoci gratuitamente per 2 giorni il palcoscenico del Teatro Vittorio Emanuele (quello concesso ai grandi nomi per intenderci, non ai poveri messinesi), alle condizioni economiche del 70/30. Ci hanno messo tanto i vertici dell’Ente per partorire questo bando, eravamo, anzi parlo per me, ero molto fiducioso e speranzoso perché il Presidente Miloro sembrava aver compreso bene il nostro discorso, un discorso in cui le risorse umane artistiche di Messina si mettevano a disposizione per pensare a progetti di qualità per ripartire insieme in un momento difficile come questo. E se non lo aveva compreso bene il Presidente che magari non conosce bene come vivono e si muovono i teatranti e il Teatro (non l’edificio, parlo proprio del Teatro e della sua necessità), lo poteva comprendere bene il consiglio di amministrazione e il Sovrintendente, ma ancor di più lo potevano comprendere i direttori artistici».

«Eppure – prosegue – questo bando non solo non si avvicina minimamente a quello di cui si era discusso, ma diventa anche offensivo dopo una stagione estiva da parte dell’Ente costata, fra cachet artisti e tecnica, circa 76.000. Offensivo perché per riempire un buco di stagione fino a dicembre, si chiamano i messinesi, quelli scarsi, quelli che non hanno pubblico, e si chiamano gratis. Perché tanto i messinesi, abitano a Messina, lo fanno per hobby il Teatro, che pretese altre possono avere. Dobbiamo già ringraziare di averci soltanto pensato. E allora voglio ringraziare a titolo personale e definitivo il Presidente Miloro, il consigliere Nino Principato (Giuseppe Ministeri ha votato contro), il Sovrintendente Gianfranco Scoglio e i direttori artistici Simona Celi e Matteo Pappalardo, per essersi impegnati per noi, per averci darci una mano, per aver scommesso su di noi e averci concesso questa opportunità di fare una rappresentazione davanti al pubblico della nostra città, a incasso, senza nemmeno un minimo garantito e senza alcun progetto culturale. Mi dispiace, il disegno da parte dei vertici ormai è chiaro, ed è una scelta artistica e politica, almeno per quanto riguarda la prosa: nessun progetto serio con compagnie e artisti di Messina. In bocca al lupo a tutti quelli che parteciperanno al bando, perderò una magnifica occasione e mi sbaglierò ma io lo trovo solo un tentativo inutile di darci un contentino. Forse non è chiaro che anche in questa città ci sono professionisti».

Fra i tanti a intervenire anche il regista Giovanni Boncoddo, che si schiera dalla parte del collega e considera il bando “un espediente provvisorio che aggira il problema fondamentale, vale a dire la non/valorizzazione delle compagnie teatrali e degli artisti di Messina, ai quali sempre si preferisce dare loro un contentino”.

Contrario anche Giovanni Maria Currò, che esprime anch’egli le sue perplessità su tempistiche e modalità dell’avviso: «Noi non parteciperemo», annuncia.

 

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