MESSINA. “C’è un primo dato da rivendicare con forza: l’affluenza. Messina è tra le due province siciliane con la partecipazione più alta. È il segnale di una comunità che ha scelto di partecipare, di non restare ai margini, esercitando pienamente il proprio diritto. C’è poi il dato politico del risultato. L’affermazione del NO è una scelta chiara a difesa dell’equilibrio costituzionale, della qualità della giustizia e dello Stato di diritto”, così Armando Hyerace, segretario provinciale del Partito Democratico di Messina.

“Una risposta netta a una proposta che avrebbe inciso profondamente sull’assetto democratico del Paese. L’alta affluenza, a livello nazionale e locale, dice poi una cosa semplice: i cittadini vogliono tornare a contare. È una risposta alla politica del centro destra, sempre più piegata da chi governa, a Roma come a Palermo, dentro un’idea della democrazia vista come strumento e non come valore. A Messina, purtroppo, abbiamo conosciuto negli anni molte pratiche che vanno in questa direzione. Per il Partito Democratico è una giornata da rivendicare con forza. Ma è, prima di tutto, una giornata che rafforza la democrazia e lo Stato di diritto.
Un ringraziamento sincero va ai comitati per il NO e ai circoli del Partito Democratico che, anche in tutta la provincia, hanno promosso momenti di confronto veri, partecipati e necessari. È anche grazie a questo lavoro diffuso se oggi registriamo un dato così significativo. Questo voto ha anche il merito della chiarezza. Chi ha scelto di prendere posizione lo ha fatto senza ambiguità, rendendo evidente quale idea di giustizia e di democrazia appartenga a ciascuno. La distanza tra centrodestra e centrosinistra oggi è netta, visibile, misurabile. E poi c’è chi ha scelto di non scegliere. Un atteggiamento pilatesco, che evita il merito su una questione decisiva. Sud Chiama Nord si è sottratta al confronto, confermando un approccio ondivago e fumoso che caratterizza da tempo Cateno De Luca. Una linea politica che non è casuale, ma funzionale: serve a consentirgli di posizionarsi – o riposizionarsi – di volta in volta, dove ritiene gli convenga di più. È un modo evidente di svuotare la democrazia del suo significato più profondo: rappresentare una comunità è cosa ben diversa dall’utilizzarla a proprio vantaggio”, conclude Hyerace.

Ad esultare anche Antonella Russo, che si sofferma su Messina, dove la percentuale dei “no” si attesta intorno al 58%: «Un dato che evidenzia una partecipazione significativa e che, oltre al merito del quesito, assume un chiaro valore politico. La destra perde in maniera netta, ma non è l’unico argomento dal quale la Meloni dovrebbe imparare: bisogna sempre ascoltare la voce dei cittadini e non calare sulle loro teste decisioni politiche. Anche perché gli italiani e i messinesi non sono stupidi. La percentuale di italiani che ha votato è elevatissima e il dato sul Referendum non può che essere anche un dato politico. «Inviterei in tal senso la Meloni a ripensare alla questione ponte sullo Stretto, che distruggerebbe le coste di Messina e Villa San Giovanni. C’è per questo bisogno di stare tutti uniti. Perché anche il risultato fin qui evidenziato su Messina – aggiunge la Russo – racconta di una città che mantiene intatto il proprio senso democratico e ripudia gli ideali della destra. Le politiche di centrodestra raccontano di una visione di città sorda al richiamo dei cittadini».

E poi la chiosa finale: «Abbiamo detto NO al Referendum. No alle guerre e no al Ponte sullo Stretto. Oggi possiamo dire ancora che avevamo e abbiamo avuto ragione. Spiace notare che su un passaggio fondamentale come la riforma costituzionale non ci sia stata una presa di posizione ufficiale degli altri candidati a sindaco. Questo rende difficile inquadrare con precisione la loro visione politica e capacità di prendere posizioni chiare e trasparenti».

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