Giulia Savoja al lavoro (Foto dell’Ufficio stampa dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria)

«L’obiettivo del progetto era quello di rendere i materiali compositi più sostenibili da un punto di vista ambientale», spiega Giulia Savoja a City Now. Un obiettivo che l’ha portata a vincere Premio Innovazione Leonardo, nella sezione dottorandi. Prima classificata per l’innovazione dal prestigioso premio dell’azienda specializzata nell’alta tecnologia nei settori nei dell’Aerospazio, Difesa e Sicurezza. Savoja (prima a destra nella foto in alto) è laureata in Architettura a Reggio Calabria dove è ricercatrice, ma è nata a Messina. Figlia dello storico dirigente dell’ex Pci, Gino Savoja e di Angelica Gentile, Giulia spiega ancora: «Abbiamo pensato di usare tessuti di fibre vegetali facilmente reperibili in Calabria, come lino, canapa e ginestra: li abbiamo immersi in una matrice bioepossidica derivata dalla resina di pino e abbiamo unito il tutto sfruttando sistemi di produzione già presenti sul nostro territorio, perché in uso nel settore della nautica». La ricercatrice messinese è stata premiata ieri al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia per la “sperimentazione di lamine in materiale composito rinforzato con fibre vegetali per il settore costruttivo – questa la spiegazione ufficiale dell’azienda -. Il progetto illustra i risultati di uno studio sull’impiego di materie prime a basso impatto ambientale (fibre vegetali a base cellulosica da un lato e resine epossidiche di origine naturale dall’altro) per la realizzazione di materiali biocompositi con buone caratteristiche meccaniche per il settore costruttivo. Il progetto è di particolare rilievo per l’attenzione all’impatto ambientale delle tecnologie proposte e per le possibili future prospettive di impiego in altri settori in cui si fa largo uso di compositi, tra cui quello aeronautico relativamente alle strutture secondarie”.

 

E Messina sbanca il premio Leonardo, dopo Savoja, i secondi classificati sono dell’Università di Messina: i dottorandi Iolanda Borzì, Antonino Galletta vincono per avere sviluppato una metodologia predittiva innovativa del Fire Weather Index (FWI) per la protezione del territorio da incendi boschivi tramite algoritmo di elaborazione integrata di dati da satellite e rilevamenti-drone site-specific in tempo reale. Oggetto del lavoro è un algoritmo basato sulle più moderne tecnologie d

i monitoraggio real-time, elaborazione e gestione dati Cloud e Big-Data, allo scopo di fornire uno strumento efficiente per la prevenzione e la protezione del territorio dagli incendi. Il progetto intende colmare una lacuna del Canadian Fire Weather Index (FWI), ossia l’indice di calcolo del pericolo di incendio, che presenta il limite della difficoltà di utilizzo previsionale.

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