MESSINA. La commissione Lavori pubblici, presieduta dal consigliere Libero Gioveni, è tornata a discutere del secondo Palazzo di Giustizia, in virtù dell’audizione dello scorso 23 luglio a Roma al Ministero della Giustizia del sindaco Cateno De Luca e del vicesindaco Salvatore Mondello (oggi presenti in Aula).

Presenti anche autorevoli esponenti del mondo della Giustizia, come la presidente della Sezione Distrettuale di Messina dell’Associazione Nazionale Magistrati giudice Maria Militello, il presidente dell’ordine degli Avvocati Domenico Santoro nonché i rappresentanti sindacali Giovanni Puglia, Tonino Genovese e Ivan Tripodi.

Dal lungo dibattito, spiega Gioveni, è emersa la conferma delle precedenti dichiarazioni pubbliche del sindaco dopo l’incontro romano (frutto a suo dire delle affermazioni del direttore dell’agenzia del Demanio, Massimo Gambardella) ossia che i costi per la realizzazione del Palagiustizia, ivi compresi quelli per l’adeguamento del polo logistico della Marina Militare di via Bonino per il trasferimento del dipartimento militare di medicina legale dall’attuale sede di viale Europa, sarebbero quantificati non più in 17 milioni di euro, bensì in più di 40 milioni di euro e che i tempi sarebbero stimati in 10 anni.

Secondo quanto riporta Gioveni, De Luca ha anche precisato che il Sottosegretario di Stato per la Giustizia Jacopo Morrone, dopo il ritiro della proposta dell’Amministrazione di realizzare il secondo Tribunale nell’attuale parcheggio di via La Farina, ha annunciato di volerla fare propria.

Il vicesindaco Mondello invece ha illustrato le difficoltà tecniche che graverebbero sull’attuale sito individuato nella caserma “Scagliosi” di viale Europa, che per la vetustà dei fabbricati dovrebbe essere adeguata anche alle vigenti norme antisismiche. La Commissione ha espresso la volontà di riaggiornare i lavori sul tema dopo il possibile nuovo incontro al Ministero previsto al massimo entro il prossimo 30 settembre.

Nel frattempo, sul tema si è espressa anche l’Aiga, associazione italiana giovani avvocati. Secondo il presidente della sezione messinese Ernesto Marcianò, “Dopo trent’anni di dibattito e la firma del Protocollo d’Intesa del febbraio 2017, in cui si era individuato l’ex ospedale militare come sede per il Palagiustizia bis, l’incontro al Ministero della Giustizia tenutosi il 23 luglio scorso riporta Messina all’anno zero. L’Agenzia del Demanio ha quantificato in 35-40 milioni di euro le risorse necessarie per trasferire gli uffici giudiziari nella struttura di v.le Europa, a fronte dei 18 già stanziati, stimando un termine di almeno dieci anni prima che possano essere avviati i lavori. “Il dato – segnala la sezione AIGA di Messina – è allarmante: pensare che dopo tanti anni si torni ancora a mettere in discussione tutto anziché dare esecuzione agli accordi già assunti, dimostra quanto poco a cuore stiano le istanze di giustizia dei cittadini messinesi e di tutti gli operatori del settore”. Il dibattito riporta alla memoria l’accordo – dissoltosi nel nulla per ragioni ignote – raggiunto alla fine del 2013 fra l’allora Presidente della Corte d’Appello di Messina dott. Fazio, il Rettore dell’Università prof. Navarra, il Presidente dell’Ordine degli Avvocati avv. Celona ed il Sindaco prof. Accorinti, per la realizzazione del Palagiustizia bis presso la Casa dello Studente: struttura prossima a Palazzo Piacentini che, con un impiego di risorse economiche per il riammodernamento ed il cambio di destinazione d’uso pari o inferiore a quelle che annualmente il Comune paga per fitti passivi (circa 1,5 mln di euro), avrebbe rappresentato l’unica via, per iter politico e risorse finanziarie, percorribile in tempi celeri. “Questo nuovo ostacolo è l’ennesima dimostrazione della volontà politica di rendere Messina sempre più marginale e di proseguire l’opera di mortificazione della città iniziata negli scorsi decenni in tutti i settori. Se è vero che già all’epoca era nota l’approssimatività del Protocollo e l’irrealizzabilità del progetto con le risorse ed i tempi ivi indicati, non si può fare a meno di esprimere un giudizio di grave responsabilità nei confronti della politica, incapace di difendere il territorio; anche il precedente Consiglio dell’Ordine avrebbe dovuto intervenire più incisivamente e fare pressione per realizzare il Palagiustizia nella sede della Casa dello Studente, piuttosto che rimanere inerte mentre si perpetrava l’ennesimo smacco nei confronti dei propri iscritti e di tutti i cittadini, prendendo posizione di fronte ad uno dei più gravi sintomi della progressiva e sempre più totale dismissione del servizio Giustizia a Messina”. “Iniziare a costruire un Palagiustizia fra 10 anni – evidenzia ancora AIGA Messina – rischia di diventare una cattedrale nel deserto: il processo telematico renderà progressivamente sempre meno necessario l’incontro delle parti all’udienza o il deposito di documentazione cartacea; i tempi stimati dal Ministero renderebbero l’opera anacronistica. Il Palagiustizia invece serve subito, per le esigenze di oggi e per garantire un servizio giustizia decoroso: non si possono tollerare rinvii. Lo si faccia presto, ovunque, ma concentrando gli uffici giudiziari”. L’attuale ubicazione frammentaria degli uffici, infatti, rende difficoltosa l’attività degli Avvocati, in special modo dei giovani i quali, non avendo una rete sufficientemente ampia di contatti per distribuire il carico degli adempimenti quotidiani, si trovano costretti a percorrere lunghi tragitti – alcuni uffici distano tra loro anche alcuni chilometri – andando incontro ad enormi difficoltà. “Auspichiamo che l’attuale COA – presente al tavolo ministeriale lo scorso 23 luglio – non subisca passivamente le (non) scelte della politica, bensì diventi protagonista del dibattito, assumendo una posizione di forte protesta e sollecitando senza indugio tutti gli interlocutori istituzionali coinvolti a risolvere l’urgente e drammatica condizione logistica in cui versa il sistema giustizia a Messina, nell’interesse dei suoi iscritti e dell’intera comunità, in omaggio a quella funzione sociale dell’Avvocatura tanto decantata nei convegni negli anni passati e poco applicata nell’azione politica, evanescente”.

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