MESSINA. “L’ordinanza sindacale contingibile e urgente emanata dall’amministrazione comunale, appare eccessivamente proibizionista e rischia di mettere al tappeto centinaia di attività, che in questi giorni hanno rialzato le saracinesche, nella speranza di potersi immettere  in un percorso di ripartenza che oggi è stato messo letteralmente in discussione con questo atto”. E’ quanto si legge in una nota del Presidente della V Municipalità, Ivan Cutè, che chiede la modifica della nuova ordinanza “Coprifuoco”.

“Se c’è qualcosa che ha dimostrato nel corso del ‘900 e anche nel nuovo millennio di essere uno degli emblemi della parola fallimento questo è il proibizionismo. Messina torni ad essere città Liberale, dove le regole siano coerenti con il principio di libertà e permettano a chiunque di poter lavorare, soprattutto in un periodo come questo segnato da una profonda crisi economica e sociale“, sottolinea.

Il rischio che altre decine e decine di imprenditori gettino la spugna è alto, come se non bastassero già le attività che non ce l’hanno fatta a ripartire, i cittadini senza lavoro e le continue richieste d’aiuto che giungono dalla popolazione – continua Cutè – Sembra che quest’ordinanza nasca per limitare la vendita di alcolici ai minori e quindi si vuole vietare a tutti la possibilità di bere alcolici”.

“Ma può mai esser giusto fare di tutta l’erba un fascio? E’ giusto che per colpa di qualcuno paghino tutti? – chiede il presidente della V Municipalità – Assolutamente No! E se qualcuno pensa il contrario dovrebbe rivedere la sua concezione di Politica. La politica “con la P maiuscola”, deve avere l’obbiettivo di normare i comportamenti, amministrare le situazioni, studiare le strategie migliori per ottenere obiettivi concreti e tangibili”.

Non è di certo il proibizionismo che può impedire tutto ciò, non bisogna imporre ma sensibilizzare. E’  l’esperienza storica che ci mostra in modo inequivocabile gli effetti  opposti. Che così facendo la sicurezza è molto relativa ed al fondo illusoria, mentre la restrizione della libertà rischia di affossare la collettività soprattutto quella imprenditoriale, oggi la più colpita – evidenzia – Occorre una politica sociale che informi al massimo sulle conseguenze organiche dell’abuso di alcol. Partendo dalle scuole e soprattutto tenendo sempre ferma la principale responsabilità delle famiglie, perché se una ragazzina dodicenne è libera di gironzolare per le strade della movida il problema non è solo di movida, diciamocelo!”

Stupore incondizionato per la limitazione dell’orario serale di chiusura all’1.30 delle attività nel fine settimana (immotivato soprattutto di venerdì e di sabato), come se in estate si volesse procedere al coprifuoco – prosegue – In una città come Messina, la politica dovrebbe puntare sul turismo e non affossare le annesse attività produttive”.

Il turismo è la parola chiave della ripartenza per una città che in maniera naturale dispone di 56 km di costa, e che fa del suo paesaggio balneare uno dei suoi punti forti. Bisogna  incentivare e non penalizzare le attività balneari, di ristorazione e di intrattenimento e soprattutto instaurare un proficuo dibattito risolutivo con le associazioni di categoria, che rappresentano in maniera lodevole le attività produttive della città – conclude Ivan Cutè – Errare humanum est, perseverare autem diabolicum! Faccio appello al Sindaco della città di Messina affinché modifichi l’ordinanza. Voglio ricordare che in Sicilia i contagi sono quasi giornalmente sempre equivalenti a zero, cosa aspettiamo per avere un po’ di normalità? Un vaccino che potrebbe anche non arrivare mai?”

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