MESSINA. «Siamo stati inseguiti da una Mercedes con quattro balordi che ci hanno seguito fino all’ingresso dell’autostrada». Così, in un video, ieri pomeriggio il leader di Sud Chiama Nord, nonché deputato all’Ars e sindaco di Taormina, Cateno De Luca, ha denunciato quelle che sostiene essere state delle minacce ricevute domenica mattina a Barcellona Pozzo di Gotto, dopo aver preso parte ad alcuni appuntamenti della campagna elettorale nel comune della provincia tirrenica di Messina, dove sostiene la candidata a sindaco Melangela Scolaro. A quanto pare, fra quelli che De Luca definisce “inseguitori”, c’era anche il fratello di una delle candidate (tra le fila di Sud Chiama Nord) al Consiglio Comunale di Barcellona, che ha provato a spiegarsi, incaricando anche un avvocato, intervenuto per sottolineare l’assenza di gesti «di natura mafiosa». Cateno De Luca, però, sostiene di aver ricevuto altre minacce e che tutto faccia parte di un “disegno criminoso”. Versione spiegata anche durante la conferenza stampa di oggi: una conferenza indetta, fra le altre cose, per accusare la stampa di aver riportato la versione della difesa, e non solo quella di Cateno De Luca, oltre che per evidenziare quello che, sostiene De Luca, è un atteggiamento intimidatorio nei confronti dei candidati. Ma cosa è successo nel dettaglio?

Domenica sera, con un video, De Luca denunciava il fatto accaduto la stessa mattina, rispedendo al mittente le minacce: «Se pensate intimidire me, allora non mi faccio solo il weekend a Barcellona, mi faccio intere settimane. Quello che vi sto dicendo in giornata farà parte di un esposto che trasmetteremo al Questore e al Prefetto, perché io devo stare tranquillo, anche a Barcellona, di poter fare liberamente campagna elettorale». Secondo il racconto della candidata a sindaco durante la conferenza stampa, ci sarebbero stati due colpi di clacson e poi una frase: «Qualcosa del genere “tonnitinni pa’ casa, chi è megghiu”». Fra quanto accaduto e il video di Cateno De Luca erano state immediati messaggi di solidarietà degli esponenti del partito, dai deputati regionali Pippo Lombardo, Matteo Sciotto e Danilo Lo Giudice, al candidato sindaco di Messina Federico Basile.

Così la conferenza stampa di stamattina, anche se nel frattempo si è scoperto uno dei presunti autori dell’atto intimidatorio, che si è reso subito noto per smontare l’equivoco. Nella tarda serata di domenica, infatti, l’avvocato Giuseppe Imbesi, incaricato da uno degli attori coinvolti, ha inviato una nota stampa per chiarire quanto avvenuto, sottolineando come l’uomo si sia subito messo in contatto con lo staff di Cateno De Luca per spiegare il fraintendimento. Secondo l’uomo, però, la risposta ricevuta da uno dei membri dello staff sarebbe stata: «Non posso farci nulla». Il membro in questione era l’avvocato Giuseppe Imbesi, che però ha smentito di aver risposto con tale affermazione, chiarendo la sua posizione sempre in conferenza stampa: «Sono stato chiamato su Messenger nel pomeriggio, intorno alle 17:30 da questa persona. Posso dire solo questo, perché sono appena stato sentito dal commissariato e ho fatto delle dichiarazioni che chiaramente sono coperte da segreto e che io non posso rivelare: si discolpava da questa cosa. Ovviamente la telefonata è durata alcuni minuti e io ho risposto semplicemente “se è come dici tu, vai al commissariato e dichiari questa cosa”. Non è assolutamente vero che io abbia detto non ci posso fare nulla. Non ho ritenuto di chiamare immediatamente Cateno perché il contenuto della telefonata, ero certo, avrebbe ulteriormente intimorito ed ulteriormente allarmato Cateno, il quale ho visto era già abbastanza allarmato. Ovviamente, nel momento in cui sono stato chiamato in causa sono stato costretto quella sera stessa a riferire il contenuto di questa telefonata».

Cosa dice, nel dettaglio, il comunicato dell’avvocato Imbesi? «Ho ricevuto formale incarico dal mio Assistito, il quale, dopo aver riconosciuto in un video il proprio mezzo e dopo aver ascoltato i messaggi e i commenti circolati sull’accaduto, mi ha contattato con forte preoccupazione, essendogli stati di fatto attribuiti comportamenti dal contenuto intimidatorio nei confronti dell’On. De Luca. Sin d’ora, il mio Assistito respinge con fermezza ogni addebito, precisando che, per come dallo stesso riferitomi, quanto avvenuto sarebbe consistito unicamente nell’aver rallentato la marcia del proprio veicolo nel momento in cui si è trovato a transitare in prossimità del gruppo di sostenitori presenti insieme all’On. De Luca. Il mio Assistito mi riferisce, altresì, di aver nuovamente incrociato poco dopo l’Onorevole in prossimità degli svincoli autostradali e, anche in quella circostanza, di aver rallentato la marcia e azionato il clacson esclusivamente a titolo di saluto, di incitamento e di partecipazione, e non certo con finalità minacciose o intimidatorie. Lo stesso Assistito riferisce inoltre che, subito dopo aver visionato il video in questione e avendo compreso la possibile errata interpretazione dei fatti, avrebbe immediatamente contattato il collega Avv. Giuseppe Sottile, che, per quanto a sua conoscenza, farebbe parte dello staff vicino al candidato sindaco Avv. Scolaro e anche all’On. Cateno De Luca, al fine di rappresentare la propria preoccupazione per l’equivoco venutosi a creare. Sempre secondo quanto riferito dal mio Assistito, la risposta ricevuta sarebbe stata: “non posso farci nulla”. Va peraltro evidenziato che il mio Assistito è fratello di una candidata presente nelle liste dell’Avv. Scolaro per la carica di consigliere comunale e che, proprio per tale ragione, il gesto da lui compiuto va letto, al più, come espressione di partecipazione, di enfasi e, se del caso, di eccessiva goliardia, ma mai come manifestazione di un atteggiamento mafioso o comunque intimidatorio».

«Pertanto, si respinge in modo netto e inequivoco l’utilizzo del termine “mafia”, che appare del tutto sproporzionato, improprio e gravemente lesivo della reputazione di un giovane lavoratore, profondamente amareggiato per il fraintendimento che si è venuto a creare. A riprova della piena volontà di chiarire immediatamente ogni aspetto della vicenda, comunico che nella giornata di domani, compatibilmente con gli impegni lavorativi serali del mio Assistito, ci recheremo presso la locale Compagnia dei Carabinieri per rendere spontanee dichiarazioni sui fatti. L’auspicio è che l’intera vicenda venga ricondotta entro il suo reale perimetro: un episodio male interpretato, privo di qualunque contenuto minatorio, intimidatorio o, peggio ancora, mafioso. Barcellona Pozzo di Gotto è fatta di uomini e donne perbene, di lavoratori, di giovani seri e di persone che non meritano di vedere infangata la propria immagine con accostamenti tanto gravi quanto ingiustificati. Ribadisco, quindi, con assoluta fermezza il concetto essenziale: non vi è stato alcun atteggiamento mafioso da parte di alcuno in relazione ai fatti narrati oggi dall’On. De Luca.», ha concluso l’avvocato Imbesi.

Chi è la candidata menzionata? Si tratta di Nancy D’Amico, che ha ritenuto di dover intervenire anche lei sulla vicenda con un post:

Emergenza rientrata? No. Perché, secondo Cateno De Luca, che ha pubblicato un altro post sempre la notte fra domenica e lunedì, le minacce sarebbero proseguite: «Il tentativo di mascariamento è stato smascherato! Nel frattempo sono arrivate altre minacce! “Se De Luca non ritira l’esposto lo sputtaneremo sui social e quando verrà a Barcellona lo riempirò di botte!” La prima parte di questo disegno criminoso, lo sputtanamento, hanno tentato di metterlo in atto con la complicità di alcune testate giornalistiche ma purtroppo per loro non ci sono riusciti. Per quanto riguarda le botte che mi dovrebbero dare li attendo senza alcuna paura», ha scritto De Luca su Facebook domenica notte, senza fornire ulteriori elementi e confermando la conferenza stampa dell’indomani mattina, durante la quale gli organi di stampa sono stati attaccati per aver riportato la versione della difesa, e non solo quella di Cateno De Luca.

Fra le altre cose, durante la conferenza stampa è stata evidenziata la posizione politica contraria dell’uomo rispetto a quella della sorella e di Cateno De Luca. Questo perché, nella lettura della nota scritta dall’avvocato della difesa da parte della candidata a sindaco Melangela Scolaro, l’avvocato Imbesi voleva far intendere che i colpi di clacson fossero a sostegno dell’azione di Cateno De Luca. In realtà, questo non si evince da nessuna parte nella missiva, tant’è che l’avvocato scrive: «aver rallentato la marcia e azionato il clacson esclusivamente a titolo di saluto, di incitamento e di partecipazione», e poi «il gesto da lui compiuto va letto, al più, come espressione di partecipazione, di enfasi e, se del caso, di eccessiva goliardia». Quest’ultima interpretazione, “goliardia”, però, alla Scolaro non è andata giù, invitando a cambiare questi atteggiamenti: «Una goliardata. Questo deve pensare? Non deve dire nulla? E la famiglia che deve fare? Deve stare tranquilla perché tanto a Barcellona scherzano? A Barcellona quella è una goliardata, una cosa così. Lo ha stabilito il tribunale dei click facili, che non aspettavano altro che qualcosa per accusarci».

E Cateno De Luca? Cosa ha detto in merito all’argomento durante il suo intervento? «Questo è un atto intimidatorio, che sicuramente non appartiene al ceppo del ramo democratico», ha commentato Cateno De Luca, alludendo ad un presunto clima intimidatorio intorno ai candidati: «hanno paura di esporsi. Dobbiamo essere liberi di completare le nostre liste. Se c’è una mare di famiglia che vuole esporsi non deve esserci parente che possa intimidirla».
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