MESSINA. Sono appena ritornati in Sicilia i ragazzi del team “Wall-e 5.1” dell’Istituto tecnico industriale “Verona Trento” di Messina, che l’11 Gennaio sono partiti in direzione di Boston per partecipare alla finale del progetto “Zero Robotics”, finale che hanno disputato per la quinta volta consecutiva.

A far parte del team: Davide D’Angelo, Antonino Massarotti, Luigi Guerrera, Giuseppe Bonanno, Angelo Zagami, Nadia Micalizzi, Fabrizio La Rosa, Alberto Musciumarra, Filippo Pellegrino e Mattia Saputo, accompagnati dai docenti Giovanni Rizzo e Eliana Bottari.

Il progetto a cui ha preso parte l’istituto messinese è relativo alla programmazione di un satellite chiamato “Spheres”, concepito per scavare la superficie di un satellite di Saturno per analizzarne i microorganismi nel terreno. La preselezione italiana, da cui passano solo 25 scuole, si è conclusa a metà luglio, mentre a Settembre ha avuto inizio la competizione internazionale, a sua volta suddivisa in 4 step.

La fase finale si è svolta al Mit, in collegamento con il Politecnico di Torino, l’Università di Sydney e l’Iss (dove i due Spheres comandati dai codici programmati si sfidavano per determinare il vincitore). A prendervi parte c’erano 14 alleanze da 3 squadre, che si sono sfidate inizialmente con gironi da 3 team e poi ad eliminazione diretta (il “Verona Trento” ha stretto alleanza con il team “Da Vinci boys” di Trapani e i “Zeroworkethic” di Los Angeles). Alla fine, le squadre vincitrici sono state “Beachpins 1701” e “Naughty Prions and Lions”, nominate co-campioni a causa di un anomalo comportamento di uno dei due Spheres. Ma al di là dell’esito finale, chiunque arrivi lì è già vincitore.

La premiazione è avvenuta al Mit Museum circa 4 ore dopo la conclusione della gara, con grande gioia ma anche con grande tristezza, “perché avevamo capito che la competizione era finita”, racconta il team leader Davide D’Angelo. A tutti i partecipanti è stata consegnata una targa di partecipazione.

Nel complesso, l’avventura americana è stata un’esperienza formativa, che ha mostrato ai ragazzi una realtà ben diversa da quella che sono abituati a vedere ogni giorno: “Guardando i laboratori – spiega con entusiasmo il capo gruppo – ho visto da vicino tantissime tecnologie e metodi di costruzione di satelliti che non avrei mai pensato di conoscere”.

I ragazzi tornano ora soddisfatti del loro risultato, ma, spiega Davide, con un piccolo rammarico: “Avremmo sperato in qualche vittoria in più”. Con “un pezzo di cuore” lasciato a New York, il team è adesso pronto per tornare a casa, dopo aver portato alto il nome della loro Messina.

 

 

 

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