Io a Messina ci sono nata, ed è nota la mia affezione alla città. Non solo. Ultimamente amo allargare la mia geografia emotiva a posti che non rientrano nella scelta canonica del messinese tipo.
Fino a qui nulla di strano, ma se provo a coinvolgere in questo mio desiderio terze persone, l’affare si complica, e diventa dura battaglia. Cosa voglio dire? Che mi imbatto in resistenze da cavalli imbizzarriti con zoccoli scalcianti sul selciato!
 
Sere fa, in macchina con amici, ho allungato la mano dal finestrino indicando entusiasta un luogo X e proponendo candidamente ‘perché non andiamo lì a fare l’aperitivo?’ Cosa è successo? Risposte urlate e facce terrorizzate sottolineate da ‘nooooo!!! Machedicistaischerzandoverooooo?!’ E di fronte al mio imperturbabile candore dubbioso l’aggiunta ‘meglio che scrivi, su! Perché tu, di locali, non ci capisci niente!‘ 
Alla mia replica “mi sembra un amore quel posto, poi è sul mare!” Arriva l’imbeccata “e certo! qui sul mare sono tutti, mica stiamo a Milano!“. Ribatto “E allora, dai, scendiamo!” Vengo bloccata come se stessi tuffandomi da un trampolino in una piscina asciutta “Eh no! C’è un motivo!” Le facce si fanno di quelle sconvolte. “Siiiiii?” La mia é quasi una flebile supplica. “Ecco vedi, là non ci va nessuno che conta. La scrittora, dobbiamo portarla in un posto giusto!”
Così, finisco rassegnata in un locale dove vengo presentata a 50 persone in 5 minuti, e a ogni mano tesa viene detto ‘lo sai che ha scritto il libro con Dalila Di Lazzaro?’ Poi mi siedo a un tavolo con un panorama mozzafiato, peccato che pure la parola mi venga mozzata, visto che i decibel della musica sparata a manetta, non consentono neppure l’ABC della chiacchiera.
 
Non mi va meglio in versione balneare: sempre desiderosa di guardare l’altra metà della mela messinese propongo “mi piacerebbe andare al mare non nel solito lato Tirreno di Mortelle, che conosco da quando ho sostituito il pannolino con il costume, ma dal lato Briga, Giampilieri, Santa Margherita. Non faccio in tempo a completare la richiesta, che i toni s’incupiscono drammaticamente.
“Non si può! Impossibile andare da “quel lato” a mare!”
‘E perché? Voglio passare una giornata diversa!’
È ZALLO!”
Lo proclamano, così, tutto d’un fiato, come a togliersi con secco colpo di gomito il rospo dal palato.
E con quest’asserzione, chiudono la questione e sigillano con la parola FINE le mie voglie deliranti .
Cosa ha fatto la scrittora? A bordo della sua vecchia Nissan targata Mi é andata da sola e agguerrita verso la costa in direzione Catania.
A Santa Margherita, un cartello con inciso “U paninaru“, mi ipnotizza e soggioga.
Parcheggio d’istinto, scendo, prendo un lettino, mi sdraio.
Ma il silenzio paradisiaco dura poco e la carezza del vento gentile è sopraffatta dalla potente voce di Mario Merola.
Ho passato una giornata indimenticabile, ho socializzato con tutti, ho raccolto spunti per due, pure tre nuovi romanzi, mi sono divertita di cuore, a tratti, anche commossa. 
Per giunta, per i magici incroci del destino, scopro che martedì, proprio il giorno fatidico in cui sono capitata io, è quello destinato alla “summer dance”. 
Lo ammetto, non mi sono fatta mancare nulla e ho ballato paga, affondando con voluttà i piedi sulla spiaggia rovente! Se zallo è essere non “alla moda”, ecco servita la scrittora fanè!
 
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