MESSINA. Quasi 3600 residenti in meno dall’1 gennaio del 2019 al novembre del 2020. Ai tempi della pandemia da coronavirus e delle limitazioni imposte dai Dpcm, continua senza sosta la “fuga” da Messina, che nel giro di appena due anni è passata da 229280 a 225711 abitanti. È quanto si evince da uno studio dell’Istat, che sul portale GeoDemo mette a disposizione i dati ufficiali più recenti sulla popolazione residente nei comuni italiani derivanti dalle indagini effettuate presso gli uffici dell’anagrafe.

Nel dettaglio, da gennaio 2019 a gennaio 2020 la popolazione messinese è diminuita di 1856 unità, a cui si sommano i 1713 abitanti persi nel corso dell’ultimo anno (fino alla fine di novembre): una cifra determinata dalla somma fra il “saldo naturale” (rapporto nati-morti) e il “saldo migratorio”. Quanto hanno influito i due valori? A determinare il calo demografico è soprattutto il primo, con una differenza di 1065 unità fra nascite e decessi (con un picco nel mese di marzo), mentre gli emigranti sono “appena” 648.

 

Come è mutata la popolazione messinese da gennaio 2019 a gennaio 2020

 

 

In base ai dati, al 1 gennaio del 2020 la classe di età più numerosa in città era costituita dai 53enni (3703), di poco superiori ai 55enni (3700), mentre gli ultracentenari erano ben 82.

La generazione più numerosa? Quella dei 50enni, con 35348 persone fra i 50 e i 59 anni, mentre i cittadini fra i 40 e i 49 anni sono 32278.

Al terzo posto ci sono i 60enni (30082), al quarto i giovani fra i 30 e i 39 anni (26350), mentre i ragazzi fra i 20 e i 29 anni sono di poco superiori ai settantenni (24321 i primi, 23473 i secondi).

Seguono i teenagers (21725), gli under 10 (18055), gli ottantenni (12898) e i novantenni (2812).

Interessante il dato relativo al 2000, suddiviso per mensilità, che mostra la costante diminuzione di residenti nel corso dell’anno, determinate soprattutto dal rapporto “nascite-morti”, ma con due significative eccezioni relative al “saldo migratorio”, apparentemente legate al Covid. Gli unici due mesi in cui non si registra un saldo negativo sono infatti marzo (con un +9) e ottobre (0), mentre i periodi con un numero più alto di migrazioni corrispondono a febbraio e settembre, poco prima dell’entrata in vigore delle restrizioni primaverili e autunnali.

 

La variazione dei residenti da gennaio a novembre 2020

 

 

 

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Anonimo
Anonimo
28 Febbraio 2021 13:15

Mi sembra pure logica come cosa.
Una città che offre sempre meno.
Datori di lavori che pretendono che si lavori quasi gratis.
Perché mai la gente dovrebbe rimanere?
Un’amministrazione che pensa più a fare show piuttosto che cose concrete.
Gli abitanti saranno sempre meno.