MESSINA. «Smettiamola con le strumentalizzazioni che da anni investono questi enti e diamo certezze ai cittadini, che rivendicano servizi adeguati, e alle lavoratrici e ai lavoratori, che meritano rispetto». In una nota Giovanni Mastroeni e Francesco Fucile, rispettivamente segretari generali della CGIL e FP CGIL messinesi esprimono forte disappunto per come le ex Province sono attualmente utilizzate da più fronti per sostenere la propria parte politica.

«Anche l’annunciata mobilitazione del 1° Maggio del Sindaco Metropolitano De Luca con consegna della fascia al prefetto di Messina non può che incanalarsi nel recente delirio mediatico che niente ha a che vedere con la reale necessità di salvaguardia, soprattutto in Sicilia, delle ex Province ed in particolare della Città Metropolitana di Messina», proseguono.

«La scelta assolutamente fuori luogo e di cattivo gusto della data del 1° Maggio rientra in quelle modalità di esposizione mediatica che nulla hanno a che vedere con quanto si deve fare ma tratteggiano, come, peraltro, la precedente chiusura della Città metropolitana di Messina, la necessità di esposizione personale del sindaco in piena campagna elettorale che rischia di inficiare i risultati e trasformare tutto in sterile contrapposizione politica».

«A questo stato di cose diciamo assolutamente no, e invece di usare questo argomento, dandolo in pasto al tritacarne mediatico, tutte le parti politiche in causa compreso il Sindaco Metropolitano, dovrebbero impegnarsi a trovare le risorse necessarie per consentire agli enti di chiudere i loro bilanci».

«I prelievi forzosi applicati alle casse delle province hanno prodotto una situazione di dissesto generalizzato, producendo danni ingenti sui lavoratori e sui cittadini. Servizi come, ad esempio, la manutenzione di strade e scuole in molte realtà non sono da tempo erogati, per non parlare poi del mancato pagamento di stipendi, così come di tantissimi enti in situazione di vero e proprio dissesto, vedi il caso delle province siciliane. È ora di smetterla di speculare su questi enti e di cominciare a dare risposte e certezze ai cittadini e ai lavoratori».

«La giornata del 1° Maggio, non è nella disponibilità di nessuno se non dei lavoratori tutti nel rispetto dell’alto valore simbolico connesso», concludono.

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