Ed è così che in un lento martedì ferragostano il sindaco Cateno De Luca decide di offrici lo spettacolo, squallido (ma l’aggettivo è insufficiente), di un video che mortifica tanto l’umanità di chi vi è rappresentato quanto della persona che lo diffonde. Un video, in altri termini, che ci offre uno spettacolo duplice: quello di una umanità costretta ai margini e quello, ben peggiore, di un sadismo istituzionale che, per l’appunto, elegge la crudeltà a forma di governo.

Un’arte del governo ben misera, come dovrebbe essere ovvio; ma che proietta il nostro sindaco in quella modernità istituzionale muscolare che confonde la grandezza con la crudeltà e la legalità con il decoro. E che così facendo si mette – con costi pressoché nulli – in comunione sentimentale con un elettorato rancoroso che dallo spettacolo della gogna trae un piacere libidinoso. 

Meglio naturalmente – e questo il Sindaco De Luca lo sa bene – che chi è al centro del rituale di degradazione sia inoltre un subalterno: un guardiano, un autista o un immigrato, per esempio. Qualcuno, insomma, che non si collochi a un livello pari o superiore a quello dell’amministratore, come un ricco imprenditore monopolista, un politico di rango o qualcuno che disponga di “mezzi di fuoco”, ossia comunicativi e legali, pari o superiori ai suoi.

Come in una certa pornografia, la rappresentazione della degradazione è ciò che provoca piacere. Così come molti godono dello sguardo terrorizzato di una donna prossima a essere violentata, altrettanti avvertono un simile piacere nell’osservare l’espressione sgomenta e sorpresa di chi – privo di casa e mezzi – viene svegliato da un raid della polizia locale. La penetrazione improvvisa dello Stato nella vita di soggetti deboli e subordinati, così come l’esibizione di quegli occhi atterriti e di quei corpi che fanno loro malgrado della strada la propria casa, diventa così il doppio di quella cinematografia a luci rosse che interpreta probabilmente un ruolo così grande nella formazione dello sguardo dei cittadini.

La politica come pornografia, insomma (a tutte le latitudini). E politici come registi e attori di uno spettacolino – ricco di metafore e allusioni, per chi sa leggerle – che agitano il manganello come un pene da sbattere sul muso della propria vittima.

A ogni modo ciò che colpisce è che, forse, De Luca è stato sopravvalutato. In risposta al suo pugno duro, infatti, in queste settimane la Comunità africana ha scritto lettere intelligenti e molto politiche. Documenti pubblici con cui chiedeva di essere riconosciuta come interlocutrice da coinvolgere nei processi decisionali al fine di trovare soluzioni concordate utili a risolvere i problemi di convivenza. Lettere che De Luca ha evidentemente scelto di ignorare.

Ed è questo che fa sorgere dubbi sulla sua sostanza politica e intellettuale. Può infatti un politico intelligente rifiutare di considerare come interlocutore una popolazione di questo tipo? Una popolazione che è sopravvissuta alle carceri libiche, a viaggi di anni su mezzi di fortuna, a torture e a condizioni di deprivazione inimmaginabili per il Sindaco e per l’elettore rancoroso medio?

Davvero si può pensare che una popolazione come questa – attaccata alla vita in maniera per la maggior parte di noi solo lontanamente concepibile – possa arrendersi così, come se fosse composta dai guardiani di un centro sportivo qualsiasi?

La Comunità ha offerto al sindaco su un vassoio d’argento una grande opportunità per iniziare a discutere di un problema, cercando metodi e soluzioni che elevassero la città da quella mediocrità che caratterizza gli approcci più comuni alla nuova questione sociale. Approcci muscolari e pornografici che – come si è detto – alla stregua della masturbazione forniscono un sollievo temporaneo, ma lasciano inalterate la sostanza dei problemi (ossia l’assenza o l’inadeguatezza di un partner così come l’assenza o l’inadeguatezza delle politiche).

Sarebbe meglio, dunque, che De Luca recuperasse il suo spirito democristiano e più autenticamente istituzionale, ricordandosi che la politica non è la metafora di un film porno a base di poliziotti e manganelli, ma un’azione finalizzata alla soluzione dei problemi secondo categorie specifiche e proprie. La povertà non è un fatto di ordine pubblico e la polizia non è mai servita a risolvere la povertà.

(E, naturalmente, si ricordi anche che la pornografia è rappresentazione senza vera vita. Mentre quei corpi stesi per strada sono la vita. Al pari della sua e di quella dei rancorosi. Ossia di quelli che “i buonisti”, “le zecche” etc. etc. Anche se, lo ammettiamo, è difficile talvolta ammettere che lo siano allo stesso modo. Troppo nobili, infatti, le esistenze dei primi).

 

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massimo
massimo
13 Agosto 2019 14:50

io noncapisco perchè vi fanno scrivere ste cose ha fatto bene a calci inculo sta gente gli mettiamo posti dove dormire e non vogliono andare, vengono a casa nostro ti fanno i bisogni in qualunque angolo fanno quello che vogliono tanto sono stranieri e nessuno gli dice nulla ,provate ad andare nei loro paesi e a non rispettare le regole vi spezzano in due e smettetela con sto bonismo falso .