MESSINA. “Incapace di produrre atti validi, di governare una realtà con più di 15.000 abitanti (ossia, non tutelato dal sistema maggioritario dei piccoli centri), di convincere i Consiglieri, De Luca rilancia, come se la politica procedesse a mani di poker, e straparla di liquidazione coatta amministrativa. È come la reazione isterica e irresponsabile di un bambino cui si è rotto il giocattolo. Certo non per colpa del Consiglio Comunale: è la conseguenza della sua incapacità amministrativa e politica”. Così è intervenuta MessinAccomuna dopo la bocciatura in Aula della delibera di liquidazione dell’Atm.

“Cosa farebbe un sindaco normale in un caso del genere? A parte che non avrebbe mai presentato un atto impresentabile come quello proposto, un sindaco normale valuterebbe con ponderata attenzione le ragioni della bocciatura e riformulerebbe la proposta rendendola presentabile: la correderebbe del parere dei revisori dell’azienda, la renderebbe conforme alla legge e allo statuto aziendale, dichiarerebbe che il Consiglio ha tutta la facoltà di emendarla in ogni parte, inclusa la parte contabile (come accade, ad esempio, per i bilanci) e inizierebbe a lavorare (sarebbe pure ora) in maniera umile e operosa per il bene della città e delle aziende che amministra”, chiosa il movimento.

“Cosa fa, invece, De Luca? Prima dichiara che il Consiglio non deve approvare, ma solo prendere atto, poi avalla l’ipotesi che i Consiglieri non possono emendare la delibera, dopo minaccia su Facebook con la sua proverbiale eleganza l’intero consiglio, dopo ancora dice che non è successo niente perché tanto si trattava di una semplice presa d’atto. Infine, contraddice se stesso e prepara il ‘coup de teatre’: armare i liquidatori per la liquidazione coatta amministrativa dell’azienda”.

“E i commissari, obbedienti soldatini, scrivono alla Regione dichiarando che l’azienda non può più andare avanti. E perché mai? Quel piano era un semplice progetto per la liquidazione dei debiti, non equivaleva a una proposta di ricapitalizzazione, non prevedeva nuovi strumenti finanziari e nuove risorse per l’azienda senza le quali la stessa diventa insolvente, non incideva sulla sua struttura finanziaria, e le azioni ivi descritte non sono state ‘respinte’, visto che l’assenza del parere dei revisori sui numeri esposti e il perentorio invito del presidente della commissione di liquidazione non consentiva ai Consiglieri nemmeno di discuterli, quei numeri. Se quel piano fosse andato bene, bastava ripresentarlo in maniera corretta e consentire al Consiglio di discuterlo nel merito, riconoscendone il ruolo e i poteri che la legge gli conferisce”.

“Questo passo ha un effetto immediato: evitare che i revisori dei conti Atm prendano in mano i numeri dell’azienda e presentino le dovute relazioni al Consiglio e alla città. Occultare il fatto che il piano di liquidazione si reggeva su un bilancio bocciato dai revisori (mai accaduto prima) e dunque, di fatto, inesistente. Fare in modo che la città non prenda conoscenza del contenuto degli atti di gestione posti in essere dall’Amministrazione De Luca in Atm”.

“La scelta di mandare l’azienda in liquidazione coatta è tutta dell’Amministrazione e riflette non solo l’incapacità di De Luca di amministrare realtà complesse, ma anche la sua inettitudine politica nel gestire i rapporti coi Consiglieri, la sua indifferenza alle sorti dell’azienda, dei suoi lavoratori e infine della città – conclude MessinAccomuna – È il fallimento suo, prima che dell’azienda”.

A prendere posizione sulla vicenda anche gli attivisti di Cambiamo Messina dal Basso, che già ieri avevano fatto sentire la loro voce in Aula: 

«Caro Sindaco – scrivono – poche semplici parole per farle notare che, comunque vada, lei sarà ricordato come il sindaco che ha  tentato di uccidere il trasporto pubblico a Messina cercando di farlo fallire, ma non glielo consentiremo. E le sue colpe sono molteplici. Infatti lei ha iniziato giocando sui numeri per “estorcere” un voto favorevole al consiglio comunale (M5S ad esempio votò contro) ed ha proseguito intestardendosi con una liquidazione che portasse l’azienda trasporti verso una Spa anticamera della privatizzazione, senza se e senza ma. I messinesi devono sapere le responsabilità di chi sono. I messinesi devono capire che questo Sindaco sta giocando sulla pelle di tutti noi: in fondo, per lui Messina è solo una tappa della sua scalata alla presidenza della Regione, e se la città fallisce, cosa gliene importa?».

«Aprite, apriamo tutti gli occhi contro questa deriva – proseguono – che sta portando risultati negativi su ogni fronte: gestione della macchina amministrativa scellerata (esempio recente? Occupazioni suolo concesse senza permessi, a Piazza Cairoli), privatizzazione che viene portata avanti col paraocchi, come i muli, senza pensare alle conseguenze (Esempio recente? prossimo fallimento di ATM), membri di Arisme che percepiscono stipendi nonostante siano in pensione (Pasticcio recente venuto fuori), con le cosiddette baracche che sono ancora praticamente tutte lì, a parte i nuovi appartamenti consegnati grazie al progetto Capacity delle vecchia Amministrazione.  Insomma, aprite, apriamo tutti gli occhi: cca nuddu è fissa…o almeno, speriamo».
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