MESSINA. Riceviamo e pubblichiamo il contributo del direttore del dipartimento di Economia, Michele Limosani, che fa il punto sulle inevitabili conseguenze della pandemia a livello globale e sulla possibilità di modificare la distribuzione delle forze in campo e l’assetto geopolitico che ha caratterizzato il contesto internazionale.

Di seguito il testo:

«La crisi sanitaria, ormai è sotto gli occhi tutti, porterà in dote la recessione economica in tanti paesi dell’OECD, determinando un forte calo nei livelli di produzione e di benessere (l’economia reale dunque) che potrebbe, in assenza di interventi “illuminati” da parte delle autorità di politica economica, destabilizzare il sistema finanziario e quello bancario. Si tratta di una crisi che colpirà prevalentemente i paesi più ricchi e che, per la natura dello shock e per gli effetti da esso prodotti, non risulta paragonabile alla “grande recessione” del ’29.

Il virus non conosce confini e, atteso l’elevato grado di integrazione e di interdipendenza tra i diversi paesi, risulta oltremodo impossibile arginare la propagazione degli effetti negativi della crisi economica. Siamo dunque in presenza di una recessione che impatta sul sistema economico mondiale e che necessita risposte di politica economica coordinate a livello globale ed, in primo luogo, tra quei paesi (Stati Uniti, Cina ed Europa) che insieme determinano l’80% circa della produzione mondiale. Questi grandi players hanno un comune interesse a cooperare per “salvare” i sistemi economici da cui -in buona parte- dipende la loro stessa ricchezza; ma allo stesso tempo può essere forte la tentazione di cogliere l’opportunità della crisi per modificare la distribuzione delle forze in campo e l’assetto geopolitico che ha caratterizzato, fino a questo momento, il contesto internazionale.

L’economia mondiale e il nostro paese in particolare, quindi, subiranno – a causa del virus – un brusco “pit stop” la cui intensità è difficile da stimare e la cui durata dipenderà dalla nostra capacità di arrestare la pandemia. Fondamentale, tuttavia, sarà la ripartenza. Come la storia della formula uno insegna, anche una manciata di secondi in più nella ripartenza dai box può pregiudicare il raggiungimento di una posizione sul palco dei vincitori. Il tempo trascorso ai box, fuor di metafora, deve quindi essere ridotto al minimo ed impiegato per rimuovere tutte quelle criticità che influenzano negativamente la competitività del sistema produttivo; il motore della nostra economia deve, quanto prima possibile, ripartire.

La crisi economica, infine, ha riportato al centro del dibattito politico il ruolo dello Stato. Attenzione, tuttavia, a non buttare il bambino con tutta l’acqua sporca. “Il buon funzionamento del mercato dipende dal buon funzionamento dello Stato che non sono tra loro alternativi ma reciprocamente dipendenti”. Ed il ruolo dello Stato diventa essenziale ed insostituibile nel caso dei “beni pubblici” (salute, difesa, rispetto delle regole, istruzione), situazione nella quale il libero mercato è incapace di assicurare una distribuzione giusta e ottimale delle risorse.

Certo, lo Stato è stato spesso carente e fonte di sprechi e di inefficienza. Ma questo tempo di crisi potrebbe essere il momento opportuno per intervenire e proporre quelle riforme tanto attese e a vantaggio di tutti (come quella della burocrazia) necessarie per far compiere un salto di qualità e consentire al paese di riprendere il posto che merita in Europa e nel contesto mondiale».

 

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