MESSINA. La messa in sicurezza e la riqualificazione dell’antico lebbrosario femminile del Villaggio di Briga Marina. È quanto chiede il Consiglio della I Municipalità all’assessorato alle Politiche Cultuali e al Turismo del Comune di Messina, con una delibera votata all’unanimità dopo la proposta della consigliera di Quartiere Francesca Sciliberto, analizzata e discussa dalla Terza Commissione circoscrizionale.

“Questo antico lebbrosario, risalente alla metà del 1400, situato lungo la SP 34, in località facilmente raggiungibile, risulta essere una struttura da tempo fatiscente e pericolante – si legge nel documento – In detta struttura si nota la presenza di colonne storiche e di una chiesetta, anch’essa fatiscente”.

“L’antico lebbrosario in esame merita di essere messo in sicurezza e recuperato, al fine di essere salvaguardato per la sua valenza storico-culturale – spiegano i consiglieri all’interno della delibera – Si ritiene opportuno ricordare il passato e onorare la dignità delle persone che sono state affette dalla lebbra, riconoscendo l’evoluzione storica della malattia e della cura”.

L’obiettivo, quindi, è ”recuperare un pezzo di storia sociale e sanitaria, valorizzando l’architettura e la memoria di luoghi di cura e segregazione, trasformandoli, per esempio, in spazi di conoscenza (musei, centri di ricerca)”, conclude il documento.

Di seguito una ricostruzione storica tratta dal volume di Giovanni Molonia e Nino Principato “Città di Messina, Quartiere I ‘I Pilieri'” (2003):

Dedicato nel Quattrocento a S. Lazzaro, il lebbrosario venne incorporato all’Ospedale Maggiore di Messina nel 1543, per andare poi in rovina, nel 1692. passando in mano ai privati. Sul finire degli anni ’60, purtroppo, per consentire l’ampliamento della strada provinciale che da Briga Marina conduce a Briga Superiore, il duecentesco Lebbrosario di S. Paolo venne demolito. Fu distrutta la facciata che era ornata da eleganti finestre bifore con decorazioni in pietra lavica e, dell’importante edificio, rimase in piedi qualche struttura che conserva ancora una monofora ogivale.

Fortunatamente si salvò la piccola chiesa annessa all’istituzione sanitaria, oggi lasciata nell’abbandono e nel degrado più totali. Ad unica navata conclusa da abside semicircolare, il semplice portale architravato è sormontato da una finestra ad occhio e da una comice in tegole, sulla quale imposta il campanile a vela. Dai caratteri stilistici e dagli elementi compositivi, sembrerebbe un rifacimento cinquecentesco di un organismo più antico.

Intanto “l’antichissima chiesa che prende il nome dello stesso Santo”, come riferisce Vito Amico nel suo Dizionario Topografico della Sicilia stampato nel Settecento, è meta di continui pellegrini al punto che un’osteria viene costruita accanto, per comodità dei viandanti che si recano nel piccolo villaggio di Briga Marina, pacifico e tranquillo agglomerato di pescatori.

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