Comincia a vacillare la convinzione che il “nostro” inverno sia mite. Insomma, l’arrivo della neve e delle basse temperature, anche nei paesi costieri della nostra provincia, hanno reso palese che non si può affrontare l’inverno con fortuiti mezzi di riscaldamento sperando in un repentino innalzamento delle temperature. Non si può più solo sperare, bisogna riscaldarsi.

Gli impianti di riscaldamento sono dunque ormai necessari nelle case quanto negli ambienti pubblici, soprattutto nelle scuole: non si possono lasciare i ragazzi al freddo ostentando la leggenda di una Sicilia sempre con il sole.
Il freddo nelle scuole arriva ogni anno, in modo più o meno intenso, e lo patiscono centinaia di ragazzi. Certo, in questi giorni la temperatura è scesa talmente tanto da attirare l’attenzione di tutti, è scesa tanto da obbligare alcuni Sindaci a chiudere le scuole. Ma cosa accadrà una volta superata l’emergenza? Il disagio nelle scuole per il freddo non riguarda solo lo straordinario momento climatico ma l’ordinario tempo scuola. È un problema strutturale che da anni è ben più grave dell’emergenza risolvibile con una chiusura straordinaria: troppe scuole della nostra provincia, e non solo, sono fredde in inverno e calde nel resto dell’anno.
Non è più accettabile che nel 2016 esistano ancora scuole prive di impianti di riscaldamento o che, nelle scuole dove i riscaldamenti esistono, spesso finisca il gasolio e non ci siano i fondi per acquistarne dell’altro, quindi … dall’inizio dell’inverno si prova a farlo bastare, magari accendendolo poco.

Ebbene sì, a scuola fa freddo a prescindere dall’emergenza. Basti pensare che in alcuni plessi scolastici docenti e alunni non possono togliersi di dosso il cappotto persino in classe durante le lezioni. Alcuni alunni si riscaldano con i plaid sulle gambe, altri si raccolgono intorno all’unico tiepido termosifone funzionante (dove c’è) e, negli uffici delle segreterie, con le porte rigorosamente chiuse, delle stufette accese tentano invano di intiepidire l’ambiente.
In queste condizioni si attende solo l’arrivo delle temperature più calde sperando che la situazione migliori. Il più delle volte questo accade e si è tutti più felici, altre volte invece la situazione si capovolge a tal punto che, quelle stesse scuole che erano fredde e inospitali, per via di enormi pareti di vetro, in determinati periodi dell’anno scolastico, diventano vere e proprie camere infuocate nelle quali intrattenere i bambini diventa impossibile perché fa troppo caldo.
Verrebbe da dire “dalla padella alla brace” anzi “dal freezer alla brace”.

Purtroppo però accade e, se l’intento delle Autorità competenti (Ministero, Comuni, Regioni) non è quello di spingere i docenti ad educare i ragazzi alla capacità di adattamento climatico, dobbiamo allora sperare che le scuole vengano, oltre che messe in sicurezza, anche rese accoglienti.

La scuola è una cosa seria. Non è solo un posto che i nostri ragazzi attraversano ma un luogo che essi abitano. Non deve dunque essere inospitale, dove il cappotto indossato per necessità diventa un messaggio non verbale negativo: siamo a scuola di passaggio non abitiamo in questo luogo ma resistiamo qui solo il tempo dovuto. I ragazzi in classe non devono resistere ma esistere, non devono attraversare la scuola ma abitarla.

La scuola deve essere sicura, accogliente, funzionale, con spazi ben organizzati, buoni arredi e ambienti tiepidi in inverno e freschi in estate perché l’abitare rappresenta una delle relazioni fondamentali che gli uomini intrattengono con il mondo e il mondo con gli uomini (come scrive Sebastiano Ghisu). La scuola è il luogo del primo incontro tra i nostri figli e il mondo, non possiamo permetterci di educarli alla disaffezione di questo “spazio educativo” che influenza anche la loro predisposizione all’apprendimento. Una scuola piacevole da abitare facilita inoltre l’inclusione emotiva dell’alunno che potrà più facilmente dedicarsi all’esercizio delle relazioni sociali e alla propria formazione. Vi è poi nella parola abitare insito il significato di costruire (già Heidegger lo aveva ricordato), quindi abitare la scuola significa anche costruire la scuola, vale a dire per i ragazzi imparare a costruire il mondo.
Far vivere i ragazzi in scuole fatiscenti, non riscaldate, poco funzionali e non accoglienti farà sì che essi riproducano nelle loro vite questo tipo di mondo e non un altro. E questo non è un bene.

guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments