MESSINA. Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una nostra lettrice, Maria Teresa Famulari, una giovane donna di 32 anni che analizza le conseguenze della quarantena e le comuni prospettive future, con un pensiero particolare ai tanti che non hanno una famiglia o un amore vicino, agli anziani soli e a chi vive la propria casa come una prigione. Con la consapevolezza che un futuro diverso è possibile, ma solo se lotteremo tutti insieme, uniti, senza distinzione di credo e di schieramento politico.

Di seguito il suo contributo, che pubblichiamo integralmente:

«Lettera ai tempi del covid-19

Sono una giovane donna messinese di 32 anni che in questo delicato momento storico che tutti noi stiamo attraversando, ha sentito la necessità di mettere per iscritto una parte di quel groviglio di emozioni contrastanti, suscitate inevitabilmente dal dramma che stiamo vivendo. Le nostre vite improvvisamente sono state messe in pausa, la nostra quotidianità è cessata, le nostre abitudini cambiate, i nostri lavori arrestati, lo studio e il giocare dei bambini ha assunto il colore delle pareti di casa. I bimbi hanno smesso di andare alla villetta a giocare la domenica e i loro visi sono diventati pallidi per lo stare rinchiusi. I nostri volti sono mutati, si fa fatica a sorridere, i pensieri non ci fanno dormire la notte, pensiamo al nostro passato vivendo il dolore del presente con la grande difficoltà di vedere il futuro.

Abbiamo paura, paura del contagio, paura per i nostri cari, paura per il mondo, paura dell’uomo. Paura dell’altro. Ci scansiamo. Non ci abbracciamo più e baciamo. Desideriamo respirare all’aria aperta a pieni polmoni, magari guardando il nostro mare e riscaldandoci del nostro sole. Siamo in quarantena. Siamo in isolamento. Le videochiamate dei nipotini la sera, fratelli, amici, rappresentano il momento più gratificante della giornata. Ci siamo inventati una vita nuova dentro le mura della nostra casa, abbiamo il tempo adesso per la cucina, per le pulizie straordinarie, per un buon libro, un film sul divano e apprezzare la nostra famiglia. Ma il mondo sta soffrendo, noi stiamo soffrendo… i contagi, il numero dei morti, gli ammalati, la terapia intensiva, i medici, gli infermieri e tutti coloro che ogni giorno accompagnano in prima linea il percorso di chi viene colpito dal coronavirus. L’Italia, come tanti altri Paesi del mondo, piegata dall’epidemia, si è trasformata in una corsia di ospedale, dove il tempo è scandito dal sudore di eroi e dalla sofferenza di uomini e donne che perdono la vita. La vita, quella stessa vita alla quale desideriamo tanto tornare. La vita che dopo il coronavirus non sarà più come un tempo l’avevamo lasciata. Sarà tutto diverso, saremo diversi. Ogni cosa avrà un senso e un significato diverso.

Il covid-19 ci ha messo duramente in ginocchio, rinchiudendoci in bare, allontanandoci dai nostri cari e dai nostri amori, togliendoci le nostre umane certezze, scaraventandoci a terra. Abbiamo dubbi e insicurezze, ascoltiamo le decisioni dei nostri politici con l’aspettativa di sentire parole di speranza che mettano fine a tutto. Ci ritroviamo incollati alle 18 ad ammirare un indulgenza plenaria del Papa che traduce perfettamente la condizione in cui ci ritroviamo e cioè quelli di uomini tutti uguali che si ritrovano a sulla stessa barca a remare, insieme. L’epidemia non fa differenza, colpisce tutti, tutti possono essere contagiati, non esiste distinzione di razza, genere, non c’è il povero, il ricco, il bravo e il cattivo, il bianco e il nero, il nord e il sud. Tutti uguali. Uomini sullo stesso piano e con le stesse paure.

Abbiamo la consapevolezza che sarà dura e lunga, cerchiamo di essere positivi ma dobbiamo necessariamente affrontare la situazione delicata che stiamo vivendo. Il mondo è malato. La cura ancora manca, ma possiamo unitamente affrontarla giorno per giorno, rispettando responsabilmente le regole, non sottovalutando il decreto, il rischio del contagio, proteggendo noi stessi e chi ci sta attorno. Questo è l’atto d’amore che dobbiamo a noi stessi. E quindi a tutti gli uomini. Abbiamo il dovere morale di dare un futuro ai bambini che a fatica ormai riescono a reggere il giocare in casa. A loro dobbiamo la vita, una vita nuova e diversa.

Non dimentichiamo che non tutti sono fortunati nell’avere una famiglia o un amore vicino, non tutti possono permettersi di cucinare ogni giorno una torta insieme ai figli, non tutti hanno un compagno-a accanto con cui vanno d’accordo e quella casa potrebbe diventare una vera prigione. Non dimentichiamoci di tutti coloro che soffrono di depressione, i disabili, gli anziani soli. Il coronavirus ci ha trasformati, o forse ci vuole far svegliare?… Forse eravamo dormienti e quindi non curanti di una vita che andava a mille e che adesso va a zero.

Abbiamo forse toccato il fondo?Abbiamo forse sfidato troppo? Abbiamo forse padroneggiato per il nostro ego, calpestando il vero senso dello stare in vita? Abbiamo giocato con essa? Abbiamo avuto la presunzione di avere tutto il tempo a disposizione? Abbiamo forse pensato di poter rimediare poi? Abbiamo davvero vissuto? Amato, rispettato, in primis noi stessi? Da giovane donna, figlia, zia e prozia, mi sento frastornata… mi sento come una pallina da tennis che viene fermamente colpita da lussuose racchette in mano a due professionisti dello sport.

Credo che questo duro periodo ci stia insegnando molte cose, togliendoci tutto quello che noi credevamo fosse nostro e che in realtà non ci è mai appartenuto. Ne usciremo profondamente segnati, ma immaginate quanto sarà bello quando verremo a nuova vita. Avremo la possibilità di scegliere, di ricominciare, di iniziare tutto con più colore; avremo in mano nuovi pennelli e potremo dipingere il nostro presente con strumenti sofisticati. Potremo dare unicità alla nostra vita e lo potremo fare solo se saremo insieme, solo se saremo uniti, italiani tutti, uomini tutti. Tutti sotto lo stesso cielo. Tutti senza distinzione di credo e di schieramento politico.

Al bando le contese politiche e gli insulti, le brutte parole che non rispettano l’uomo, al bando le urla, le parole in piazza, le frecciatine sui social. Non abbiamo bisogno di nutrirci di tutto questo. Abbiamo bisogno di amarci, amarci uno con l’altro, combattendo questa battaglia insieme, tutti, come amici perché non siamo nemici. Siamo uomini come altri uomini che desiderano la vita».

Maria Teresa

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