MESSINA. È uno dei più belli e più importanti cimiteri monumentali di tutta Europa: un’immensa area di circa ventidue ettari ricca di opere d’arte e giardini, fra monumenti che sembrano usciti dalle pagine di Harry Potter e preziose testimonianze liberty, neogotiche e neoclassiche della grande Storia di Messina: quella di tutti i suoi abitanti e dei suoi esponenti più illustri, da Giacomo Natoli a Tommaso Cannizzaro, da Gaetano Martino a Felice Bisazza.

È qui, fra la maestosa tomba di Giuseppe La Farina e il Cenobio, fra il Cimitero degli Inglesi (in cui è stato ambientato Cruel Peter il film horror del regista messinese Christian Bisceglia) e le tombe degli infanti e dei bimbi mai nati, che si svolgerà la prima tappa della manifestazione “L’arte racconta la città – #Strettartme”, promossa dall’Amministrazione e dall’Associazione Officina del Sole, fondata dagli artisti messinesi Lelio Bonaccorso, Giuliana La Malfa, Fabio Franchi e Michela De Domenico. L’appuntamento è fissato per domenica 2 ottobre, dalle 9 alle 13, in uno dei luoghi più suggestivi (e poco conosciuti) della città. Si tratta di un’estemporanea d’arte gratuita, aperta a tutte le forme artistiche, a cui possono partecipare tutti i cittadini, che si terrà di volta in volta in varie location da raccontare e valorizzare. «Racconteremo questi posti nel modo più variegato possibile, tramite foto, disegni, illustrazioni e dipinti, senza alcun limite alla creatività. tutte le opere saranno poi diffuse sui social utilizzando un apposito hashtag», spiega Lelio. Presenti al primo appuntamento anche guide ed esperti (fra cui Giandomenico Ruta, Sergio Longo e Giuseppe Finocchio), che si soffermeranno sulla storia del Cimitero e sulle leggende messinesi. «Sono un narratore per immagini. La narrazione è tutto. Raccontare è uno degli strumenti fondamentali perché in primo luogo è gratuito e perché può fare la differenza. A Messina abbiamo opere meravigliose che però a volte risultano ancora sconosciute agli stessi messinesi. Le nostre bellezze possono avere un valore lavorativo. L’arte è importante non solo per far conoscere Messina, ma per creare anche occupazione», prosegue il fumettista.

Le origini del Gran Camposanto risalgono al 1854, quando, mentre una grave epidemia di colera flagellava Messina e la Sicilia, venne emanato un bando di concorso aperto a tutti i progettisti del Regno delle due Sicilie. A vincerlo fu l’architetto messinese Leone Savoja, ma passarono ben sette anni prima che la giunta municipale deliberasse l’esecuzione dell’opera, anche se i lavori più importanti iniziarono nel 1865. Inaugurato nel 1872 (per l’occasione furono trasferiti da Torino i resti di Giuseppe La Farina), ospita numerosi monumenti tombali dedicati alle vittime del terremoto del 1908 e ampi spazi verdi che inframezzano gli spazi sepolcrali. Concepito sin dalle origini come un vero e proprio parco urbano, il Cimitero accoglie i visitatori dalla Porta Maggiore con un suggestivo effetto scenografico e un disegno floreale che raffigura lo stemma della città di Messina e la dicitura Orate Pro Defunctis.

Fra le tante meraviglie del luogo spicca il Famedio, progettato da Leone Savoja e inaugurato il 27 marzo del 1872, quando vi furono traslate le spoglie di Giuseppe La Farina, tumulate nella tomba scolpita da Gregorio Zappalà.  Un imponente “mausoleo” attraversato da una galleria sotterranea che si affaccia a strapiombo sullo Stretto. Di particolare interesse è il Cimitero degli Inglesi, che sorgeva inizialmente nella zona di San Raineri e che fu concesso dal re Ferdinando IV ai marinai britannici giunti in Sicilia in aiuto dei Borboni, che si opponevano ai tentavi di conquista dei francesi guidati da Napoleone.

Dopo le guerre napoleoniche, il camposanto cominciò a ospitare civili inglesi con le loro famiglie, stabilitesi a partire dal 1815. Ad essi si aggiunsero famiglie di mercanti tedeschi (Grill, Aders, Falkenburg, Jaeger), svizzeri, danesi, greci e russi, che risiederono a Messina almeno fino al terremoto del 1908. Il 5 aprile 1925, il cimitero fu visitato dal re Giorgio V e dalla regina Mary, accompagnati dai Principi Giorgio e Maria Vittoria, mentre nel 1942 fu trasferito all’interno del Gran Camposanto (con lo spostamento di 280 tombe).

Altrettanto bello è il cenobio, in stile neogotico, che si trova nella parte alta del Gran camposanto e si raggiunge da un viale alberato su una spianata. La sua progettazione è attribuita a Giacomo Fiore (1808-1893). Fino al 1908 la cappella fu adibita allo svolgimento di funzioni religiose, che continuarono ad essere officiati fino agli anni ‘50, ma soltanto in occasione della commemorazione dei defunti e del terremoto. La spianata circostante ospita pregevoli monumenti sepolcrali, quasi tutti realizzati fra gli ultimi decenni dell’Ottocento e i primi anni del Novecento. Iniziarono invece già nel 1685 i lavori per la costruzione del famedio, inaugurato il 27 marzo 1872, la cui facciata è caratterizzata da un elegante colonnato. Gravemente danneggiato dal terremoto di Messina del 1908, perse la copertura, che non fu più ricostruita. Ad occuparsi delle sorti del cimitero, a marzo del 2021, furono Marco Bellantone e Gabriele Ferrante, che ambientarono nell’area monumentale una delle puntate del progetto opensource “Maipiùscempi” (che tornerà a breve…).

(L’immagine di copertina è tratta dal film Cruel Peter)

guest

0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments