MESSINA. Il dibattito sull’I-Hub non accenna a spegnersi. Dopo l’intervento di Giacomo Risitano, docente dell’università di Messina, è il turno di Stretto Digitale, associazione del territorio che da anni si occupa di innovazione e tecnologia. Di seguito il contributo.

“Negli ultimi giorni il dibattito sull’innovazione a Messina si è riacceso attorno al tema
dell’I-Hub e al ruolo che questo potrebbe avere nello sviluppo della città. La lettera aperta
del professore Giacomo Risitano pubblicata su LetteraEmme pone una domanda
importante: Messina ha costruito davvero le condizioni per un hub dell’innovazione o
soltanto la sua narrazione pubblica? È una domanda scomoda, ma necessaria. E proprio dalle domande scomode può nascere innovazione.

Durante uno degli ultimi incontri degli “Aperitivi Digitali” in Feltrinelli, il format promosso dall’associazione Lo Stretto Digitale, è stata proposta una riflessione pubblica dal titolo “La domanda che non stiamo facendo. Come le domande cambiano gli ecosistemi”, ispirata anche agli studi sull’innovazione e sul ruolo delle catalytic questions, le domande
capaci di mettere in discussione i presupposti e far emergere nuove opportunità. Da questa riflessione emerge un punto chiave.

«Spesso parliamo di innovazione come se fosse un’infrastruttura o un edificio. In
realtà l’innovazione nasce dagli ecosistemi. E gli ecosistemi sono fatti prima di tutto
di persone e delle conversazioni che queste persone riescono ad attivare tra loro», ha
spiegato Francesco Micali, Presidente dell’Associazione Lo Stretto Digitale. Un ecosistema, infatti, non è un’entità astratta.
Un ecosistema è fatto prima di tutto di persone: imprenditori, professionisti, ricercatori,
consulenti, studenti, amministratori. Sono le loro competenze, ma soprattutto le loro relazioni, a determinare la capacità di un territorio di innovare.

Per questo motivo riteniamo utile spostare il dibattito su tre elementi fondamentali.
● Facilitare gli ecosistemi
Gli hub fisici possono essere importanti, ma da soli non generano innovazione. Servono
ecosistemi vivi, fatti di imprese, università, professionisti e istituzioni che interagiscono tra
loro.
● Migliorare le connessioni, ancora più delle competenze
Le competenze esistono già nei territori. Spesso ciò che manca non è il talento, ma la
qualità delle connessioni tra chi quel talento lo possiede. L’innovazione nasce quando
queste connessioni diventano sistemiche e continuative.
● Innescare conversazioni di valore
Quando le connessioni migliorano, nascono conversazioni nuove tra attori che prima non
dialogavano. Ed è proprio in queste conversazioni che emergono le cosiddette domande
catalitiche: quelle che mettono in discussione le assunzioni implicite e fanno emergere
opportunità nascoste.

In questo senso, il vero tema non è solo dove collocare un hub o quanto investire in
un’infrastruttura, ma come creare le condizioni perché un ecosistema innovativo possa
realmente emergere e auto-alimentarsi.
Messina possiede competenze, energie imprenditoriali, università, professionisti e
associazioni. Il punto non è solo costruire luoghi dell’innovazione, ma rafforzare le
connessioni tra queste energie e creare spazi in cui possano nascere conversazioni
di qualità.
Se vogliamo che l’innovazione diventi un motore di sviluppo reale, forse la domanda da cui
partire è proprio questa: Quale conversazione non stiamo ancora avendo come ecosistema territoriale? Lo Stretto Digitale continuerà a promuovere spazi di confronto aperto tra imprese,
professionisti, università e istituzioni, nella convinzione che l’innovazione nasca prima di
tutto dalle relazioni e dalle domande che una comunità riesce a porsi.
Perché, in fondo, un’idea può cambiare un’azienda.
Una domanda può cambiare un ecosistema.”

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