MESSINA. Si inizia con un intro dal sapore ‘teatrale’ di una pagina word, in cui promette, tra le altre cose, che combatterà “strenuamente e fermamente la tendenza tutta “messinese” a lamentarsi ed a ricercare “all’esterno” le soluzioni, piuttosto che muoversi ed auto responsabilizzarsi”.

Questo è l’esordio del programma del candidato sindaco del centrodestra, Dino Bramanti, che si concede quel po’ di retorica iniziale propria dei proclami elettorali, senza tutta via indulgere troppo in questa parte, come altri hanno fatto.

Un programma che ha una parola d’ordine: “Commistione pubblico-privato”. È questo il fil rouge che accompagna ogni proposta nella più classica tradizione della destra. Dopo il prologo, il “dunque” si concentra sul tema dei temi: il lavoro.

L’argomento dal quale inizia Bramanti è questo, strettamente legato anche ai giovani, proponendo, però, un elenco di intenti che ne fa più un programma di massima che un programma vero e proprio: “Una piattaforma dedicata, realizzeremo un luogo in cui domanda e offerta si incontreranno e dove le aziende potranno realizzare forme di partenariato pubblico privato e i giovani avviare imprese che nasceranno come risposta alla domanda di beni e servizi delle imprese consorziate”. Tutto molto bello, ma dal sapore troppo vago. Come si farà tutto questo?  La risposta non è inedita: “Il tutto intercettando forme di finanziamento europeo che permetteranno, sulla scorta della collaborazione di professionisti e consulenti appositamente coinvolti, di massimizzare le risorse e razionalizzare imprese innovative e finanziariamente sostenibili, grazie alla partnership tra esperienze, idee e competenze messe a fattor comune”.

I giovani sono il cuore della proposta, ma è così, piuù o meno, per tutti i candidati, per fortuna: “Questo progetto avrà come protagonisti i nostri giovani – scrive Bramanti – ma non solo quei giovani in cerca d’occupazione, ma anche i giovani professionisti, i giovani imprenditori di tutti i settori merceologici, che contribuiranno insieme a costruire una città delle opportunità e non dei personalismi, una città del fare in contrapposizione alla città del disfare”. Quest’ultima frase rivela, in vero, la più grande ambizione di Bramanti, quella del “disfare” sembra infatti una delle pratiche più irriducibili, se non impossibili da sradicare, in città. Dovesse diventare il prossimo sindaco, gli facciamo i nostri migliori auguri.

Punta tutto, come già detto, sulla commistione pubblico-privato, come è presto detto ma in inglese: “Equity Crowdfunding, nella logica del Lending Peer2Peer, attraverso una forte partnership con Lendix”. Per continuare spiegando come raggiungere il “matching” tra domanda e offerta di lavoro facilitando così l’occupazione, salvo più in là – ma è tipico di chi abusa di termini inglesi – parlare di “stakeolders”, sbagliandone la grafia (stakeholders).

Eccessivo ricorso a termini inglesi a parte, si avverte senza dubbio una grande energia nella proposta che lo stesso risulta poco “concrete”.

Dal “matching” passiamo alla “società disintermediata” (rimpiangendo un po’ l’inglese) per realizzare la quale bisogna realizzare un “tavolo permanente di analisi e confronto in cui gli attori del territorio possano trovare un momento di discussione e di sintesi”. Mentre il sindaco dovrà essere un “facilitatore” o “sponsor” dei progetti e dei programmi, che dovrà “efficentare” i rapporti tra l’Amministrazione e gli “Stake(h)older territoriali”. Il campo semantico di riferimento di Bramanti ne rivela l’origine, direttore di un Centro clinico, poco avvezzo alla politica, così come le sottolineature sul ruolo del sindaco sembrano un po’ distanti da una vera consapevolezza del ruolo che aspira a ricoprire. Andiamo poi al “riposizionamento strategico” della città”, dove troviamo un elenco esemplificativo di azioni, tra cui fa breccia una apprezzabilissima proposta, ovvero la “sdemanializzazione del demanio portuale e militare non più coerenti con le nuove scelte dell’Amministrazione”.

Sui trasporti, invece, non evita l’argomento ponte, nonostante non sia in linea con uno dei principali suoi sostenitori, ovvero Francantonio Genovese, sempre stato contrario alla sua realizzazione, così non è per Bramanti che lo reputa necessario ma aggiunge: “Non significa però che la città debba rimanere inattiva ad aspettare la sua realizzazione”.

A proposito di Genovese, socio dei Franza (Vincenzo Franza era presente nelle prime file del Palacultura all’evento con Bramanti, Tajani e Musumeci) nella Caronte, Bramanti propone una “riperimetrazione delle linee di esercizio e affidamento a privati delle concessioni di utilizzo”, che potrebbe essere interessante, se fosse sufficientemente chiaro: vorremmo capire meglio in che modo, per esempio.

E insiste sulla commistione tra pubblico e privato: “Costituzione di una società mista con Rfi. spa e con privati per la gestione del tram e della metroferrovia e dei servizi di collegamento a pettine dai villaggi alle stazioni, con istituzione di zone a traffico limitato e isole pedonali nel centro storico”.

Metropolitana leggera, è questa la proposta di Bramanti, che non resta dietro Cateno De Luca sull’argomento, puntando al cuore dei più critici – parecchi – nei confronti del tram: “Valuteremo, attraverso uno studio di fattibilità, la possibilità di coniugare la linea del tram con un “asse attrezzato nord-sud con metropolitana leggera” basandosi su un sistema lineare integrato, che lega la città con le zone nord e sud attraverso un sistema di metropolitana leggera, che consentirebbe di vivere e garantire la mobilità lungo l’intero territorio costiero. Al fine di agevolare una migliore fruibilità del tram si chiederà alle autorità competenti la riconversione da percorso protetto a “tram leggero”, al fine di eliminare le attuali barriere per agevolare i pedoni e le auto”.

Sui mercati poi “garantire i commercianti che occupano gli spazi dei mercati secondo le norme regolamentari, attivando un continuo controllo delle aree esterne ai mercati per evitare la presenza di ambulanti non autorizzati. “Costituire un tavolo tecnico per definire la transazione con l’Asp per l’area del mercato Sant’Orsola e prevedere in bilancio adeguate somme per renderlo idoneo dal punto di vista igienico-sanitario”.

Tocca poi un tema caro a tutti: “L’Amministrazione si farà carico di potenziare un servizio essenziale per la salute e per l’igiene cittadina quale quello della derattizzazione, deblatizzazione, sanificazione e lotta contro la zanzara tigre. Il Dipartimento competente dovrà essere integrato del personale mancante e di un nuovo mezzo da utilizzare in aggiunta a quello in essere per poter svolgere il servizio, anche a supporto delle Circoscrizioni, con attività in house evitando costosi appalti esterni”.

Non dimentica gli ultimi: “Agevolazioni tariffarie per le famiglie numerose, anche adottive o affidatarie”. Sferra poi un colpo al cuore del consenso che fu di Accorinti: “Le scuole ormai dismesse, che dovranno essere liberate dagli occupanti”

E continua su migranti e immigrati: “Chi si trova nella nostra città in attesa del permesso di soggiorno deve essere messo in condizione di svolgere attività che favoriscano la sua formazione e contribuiscano al bene comune. Non è più tollerabile che la principale occupazione dei migranti sia l’accattonaggio. Coinvolgerli in progetti che concorrano a migliorare la vivibilità di Messina serve innanzitutto a inserire loro nella nostra comunità e a sentirsi parte attiva della città.

Un discorso a parte meritano i messinesi di origine straniera che da anni vivono e lavorano a Messina. Completare il loro percorso di integrazione sarà favorito dal pieno utilizzo del centro polifunzionale Savasta, attualmente poco operativo, e grazie al pieno coinvolgimento delle realtà associative”.

Una buona notizia per gli operatori culturali in città è la proposta di “defiscalizzazione delle imprese culturali e accompagnamento nel tempo allo sviluppo e gestione” e “detassazione della cultura e sostegno ai giovani che investono in start up culturali, di sostegno al territorio ed alle imprese della filiera turistica”.

Propone poi un “Museo delle Macchine Festive” (tradizione che rende eccezionale la nostra Città) ed un “Museo dei Pupi Siciliani” per esaltare una tradizione che certamente affonda le sue radici nella Città dello Stretto.

Infine, scorrendo velocemente i punti, non si può non citare questo che al suono della parola d’ordine di cui prima va a colpire l’Amministrazione uscente ancora una volta: “MessinaServizi bene comune per la gestione del servizio non risolve le problematiche già verificatesi con MessinAmbiente”, lo si potrà fare invece, attraverso un “processo di privatizzazione della società comunale”, è chiaro.

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