MESSINA. Si è svolta stamani, in conferenza stampa, la presentazione dell’assessore designato alla cultura della Giunta De De Domenico, Christian Bisceglia, regista di fama internazionale che ha immortalato la città dello Stretto nel suo ultimo film, Cruel Peter, distribuito in circa 90 paesi di tutto il mondo. Una pellicola di grande successo che ha mostrato un volto inedito di Messina, e in particolar modo del suo cimitero monumentale, dall’immenso potenziale e culturale mai sfruttato appieno.

A introdurre Bisceglia, in diretta video, è Franco De Domenico, che ha lasciato poi la parola a Valentina Zafarana, vicesindaca designata e candidata al consiglio comunale nella lista del M5s. «Abbiamo deciso di puntare sull’eccellenza e sulla qualità, con l’obiettivo di valorizzare le nostre bellezze e di divulgarle nel mondo, offrendo un sostegno concreto a chi continua a “fare cultura” nel nostro territorio nonostante tutte le difficoltà. Questa città non deve avere più paura di essere guardata da vicino, come scrive Bisceglia in un suo contributo, né è ammissibile che l’immagine della città sia veicolata solo e soltanto con la sagra del pepe rosso o con il giardino delle luci», commenta la deputata regionale.

«Se non lottiamo tutti insieme questa città muore», spiega Bisceglia, che ribadisce la necessità impellente di “fare rete”, creando un sistema virtuoso che coinvolga tutte le parti in causa. «È fondamentale ricostruire una città a misura d’uomo e inclusiva. Inclusività e cultura sono due parole che anno a braccetto e non possono prescindere l’una dall’altra», prosegue, citando il caso di virtuoso di Antonio Presti a Tusa, che proprio a grazie alla cultura è stato in grado di trasformare quella che era una fiumara in uno dei luoghi più attrattivi della provincia.

«Qui abbiamo un palcoscenico naturale senza eguali. La natura ci ha offerto tanta bellezza, l’uomo ha contribuito portando bruttezza. Dobbiamo invertire questo paradigma, senza aver paura delle idee e del talento degli altri. Il talento deve essere funzionale alla ricostruzione della città».

Non può mancare un riferimento ai giovani, a fronte dei dati da esodo biblico. «La città è demograficamente morta, ma dobbiamo pensare sia a chi è andato via ma anche a chi ha avuto il coraggio e l’opportunità di rimanere qui. Dobbiamo guardare al futuro: non possiamo restare fermi all’arancino e alla Madonnina», spiega ancora, immaginando una città che possa andare oltre le feste paesane e che impari a guardare avanti senza incancrenirsi con l’apologia del passato.

Dopo un riferimento al caso di Reggio Calabria e al restyling in atto sull’altra sponda dello Stretto, l’intervento si conclude sul valore stesso della cultura, che ancora oggi viene considerata come un “hobby”: «Non è ammissibile pensare questo nel 2022. Se tu paghi zero vali zero. Il mio lavoro da operatore vale tanto quanto quello di un qualsiasi altro professionista».

 




 

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