MESSINA. Riceviamo e pubblichiamo due riflessioni sulle dimissioni del sindaco di Messina Federico Basile che guardano alle prossime elezioni come un punto da cui ripartire, per il futuro della città: una del Direttore del dipartimento di Economia dell’Università degli Studi di Messina, Michele Limosani, che le vede come «l’unico atto di coerenza possibile»; l’altra dell’ex consigliere comunale (eletto nel 2008) Giorgio Caprì, che invita a «chiudere con il piagnisteo» per dare vita a «un movimento civico autentico, aperto e credibile» che contrasti una nuova ascesa di Basile.

Di seguito la riflessione del docente Unime Michele Limosani:

C’è una sottile differenza tra il tramonto di un’esperienza amministrativa e la scelta deliberata di resettare il sistema per evitare l’eclissi. Le dimissioni di Federico Basile, piombate nel dibattito cittadino con il peso di un macigno, non appartengono alla categoria delle rese, ma a quella — rara in questa terra — della strategia d’attacco. Chi riduce questa scelta a un capriccio o a un diktat esterno dimostra di non aver compreso il cambio di paradigma in atto: Messina non è più un feudo da gestire, ma la testa di ponte di un modello di governo che punta a scardinare gli equilibri regionali.

Nelle sue dichiarazioni sulle dismissioni da Sindaco della città di Messina, Basile ha affermato che l’assenza di una solida maggioranza in Consiglio rischia di rallentare l’azione dell’amministrazione in una fase di rilancio strategico di cui si avverte il bisogno. E’ vero che nel passato il Consiglio ha di fatto approvato, tra meline ed estenuati negoziazioni, la stragrande maggioranza dei provvedimenti avanzati dal governo locale. Ma è altrettanto vero che la pistola carica è sempre sul comodino, pronta ad essere utilizzata, qualora equilibri politici regionali e nazionali ritengano sia arrivato il momento di azzoppare o porre fine all’esperienza del governo autonomista e civico in città (vedi la minaccia di sfiducia al Sindaco). Tutto ciò non è più sostenibile. Basile avrebbe potuto continuare portando a casa provvedimenti “col lanternino”. Invece, ha scelto il “patto di verità”. Dimettendosi, il Sindaco disinnesca la potenziale arma del ricatto: toglie il potere ai partiti tradizionali e lo restituisce, intatto, ai cittadini. È un atto di igiene democratica: meglio un breve commissariamento oggi che un’agonia amministrativa lunga più di un anno.

Le dimissioni di Basile sono dunque finalizzate innanzitutto a proteggere il futuro di Messina e chiedere ai cittadini di scegliere, senza filtri, la velocità con cui questa città deve correre. La città ha conosciuto un profondo cambiamento, innegabile, sotto gli occhi di tutti, ma che necessita di essere ulteriormente esteso, rilanciato, rinvigorito, anche alla luce delle nuove ed esaltanti sfide che ci attendono. Un’esperienza, ancora, che va salvaguardata nella sua essenza, “autonoma” e “civica”. Autonoma non nel senso di una città isolata. Al contrario, significa andare a Roma e a Palermo non col cappello in mano come emissari di partiti nazionali, ma con la forza di una città che ha deciso da sola il proprio destino. Civica nel senso di una città tenuta al riparo dalle influenze e dalle pressioni di quelle forze politiche che ancora oggi sono fautrici di logiche e dinamiche che in passato hanno condotto alle condizioni di precarietà e al “fallimento” la nostra città.

Qualcuno ha avanzato l’ipotesi che Messina sia solo un mezzo per le ambizioni regionali di De Luca che ha presentato e declinato gli obiettivi del movimento “Ti Amo Sicilia” a Caltagirone lo scorso 18 gennaio. La verità è l’opposto. Il progetto presentato a Caltagirone — un governo regionale civico, autonomo e progressista — è lo scudo necessario per la nostra città. Senza una Regione che cambi marcia, Messina resterà sempre un’isola nell’isola, frenata da una burocrazia siciliana che non ci appartiene. Portare il nostro “modello Messina” a Palermo è l’unico modo per dare ossigeno ai risultati raggiunti qui. Bisogna ribaltare la percezione che le dimissioni siano un disinteresse per la città: Stiamo chiedendo a Messina di diventare il motore della Sicilia. Se il modello di buon governo che abbiamo costruito qui vince di nuovo con forza, non saremo più noi a dover chiedere il permesso a Palermo o Roma, ma saranno loro a dover seguire il nostro esempio. Votare oggi significa dare a Messina un peso politico che non ha avuto negli ultimi 40 anni.

Certo, la strada è rischiosa. Se Messina risponde “presente”, l’esperienza del civismo autonomista diventa un’onda inarrestabile pronta a travolgere la Regione. Se fallisce, il progetto si spegne. Ma è proprio in questo rischio che risiede la grandezza della scommessa: Basile non gioca per restare a galla, gioca per cambiare le regole del gioco. Ridare la parola ai messinesi in anticipo non è una fuga, è una chiamata alla responsabilità. È la richiesta di un mandato pieno per trasformare Messina da laboratorio a modello per tutta la Sicilia. In un panorama politico fatto di “uomini di paglia” e poltrone incollate, la scelta di Basile profuma di una libertà che, a queste latitudini, non conoscevamo da tempo.

 

Di seguito la riflessione dell’ex consigliere comunale Giorgio Caprì:

È il momento di chiudere con il piagnisteo sulle dimissioni anticipate. Federico Basile non si è dimesso per caso, ma seguendo una strategia politica precisa, inserita in un progetto più ampio del movimento che fa capo all’on. Cateno De Luca. Continuare a fingere stupore o indignazione non aiuta: significa solo non voler ammettere di essere smarriti, impreparati e, soprattutto, impauriti ad affrontare l’organizzazione di quel movimento.

L’attacco al sindaco dimissionario è, oltre che inutile, anche singolare. Chi si oppone dovrebbe cogliere l’occasione che si apre e trasformarla in proposta politica. Non si può nemmeno parlare di decisione improvvisa: le dimissioni erano ventilate da almeno un anno. Il mandato di Basile è arrivato al suo punto massimo di spinta e, politicamente, ha fatto la scelta più efficace. Tra un anno, con l’esaurimento naturale di molti contributi e finanziamenti, il quadro sarebbe stato più complesso e sarebbero emerse diverse criticità. Anticipare il voto significa consolidare il consenso e arrivare alle urne nel momento più favorevole.

Diciamolo con chiarezza: la vera fortuna di De Luca è stata finora l’inconsistenza dell’avversario. Ed è stata proprio questa inconsistenza a rafforzarne il percorso. Con ogni probabilità, stante la situazione attuale, Federico Basile vincerà al primo turno. Proprio per questo, continuare a lamentarsi non ha alcun senso: occorre cambiare approccio e costruire una prospettiva.

Serve un movimento civico vero, capace di mettere attorno allo stesso tavolo energie diverse. Un movimento al di fuori dei partiti non significa escludere i partiti; al contrario, significa coinvolgerli in un progetto con una visione civica condivisa, nella quale non contino etichette o posizionamenti — per quello che ancora esiste — ma obiettivi concreti per la città. Restare chiusi nelle sigle serve solo a contarsi in vista di altre competizioni elettorali. Costruire un movimento significa invece costruire una direzione.

Messina ha bisogno di questo: di una visione e di un programma. Occorre riconoscere che, prima del 2018 — anche per effetto dei continui commissariamenti — la città è rimasta senza un progetto. La Messina del dopo Mani Pulite non è riuscita a darsi una prospettiva reale. Sono finite le elargizioni di denaro pubblico e non si è compreso per tempo che le risorse disponibili dovevano diventare investimenti, inseriti dentro una strategia complessiva.

Oggi le sfide sono concrete e vanno affrontate subito: il nuovo piano regolatore generale e quello portuale, i piani particolareggiati, l’individuazione di una vocazione economica per la città coerente con le sfide del prossimo futuro. Serve dare senso alla città metropolitana, che deve diventare un privilegio per il territorio e non il semplice indirizzo di una sede svuotata di funzioni. Queste sono alcune delle questioni reali su cui costruire un progetto.

Se si vuole davvero competere, bisogna partire da qui. Basta reazioni emotive, basta indignazioni di rito. Serve organizzazione, visione e capacità di unire. Un movimento civico autentico, aperto e credibile può essere lo strumento per farlo. Oggi può sembrare difficile, persino utopistico. Ma senza un cambio di passo e senza una proposta forte, il risultato è già scritto.

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