MESSINA. Ammontano a circa 4 milioni di euro i fondi che ogni anno la Regione finanzia nei confronti dei 391 comuni siciliani per la Democrazia partecipata: di questi, più o meno 100mila euro di solito sono destinati al comune di Messina. L’obiettivo è coinvolgere i cittadini nella spesa pubblica grazie alla somma che equivale al 2% dei trasferimenti regionali annui e che generalmente si trasforma in ville, giardini, spazi per il pubblico o infrastrutture scelti direttamente dalla cittadinanza. Solo nel 2022 in tutta la provincia messinese, che è anche l’area metropolitana che ingloba più comuni in tutta l’Isola (108), dopo la pubblicazione degli avvisi diciotto enti hanno concluso i processi, mentre 54 amministrazioni (la metà perfetta dei comuni) hanno avviato i progetti. Proprio la provincia di Messina, secondo le analisi di Spendiamoli Insieme, il portale sulla democrazia partecipata siciliana dell’associazione Parliament Watch Italia, nell’ambito delle attività del laboratorio di monitoraggio civico Libellula, è quella che ingloba 50 dei 172 comuni che annualmente ricevono un finanziamento per oltre 10mila euro e che già a metà del 2022 risultano aver chiuso tutte le pratiche.

Come vengono spesi i soldi a Messina? Principalmente per la creazione o la ristrutturazione di spazi per il tempo libero. Nel 2016 il comune di Messina aveva ricevuto più di 163 mila euro spendendone 162 mila per la realizzazione delle quattro aree del progetto “Ecospazi Urbani”. Quattro spiazzali a Camaro, Villa Lina, Villaggio Santo e Pistunina. Non si sa nulla invece dei progetti del 2017 e del 2018 con rispettivi finanziamenti da 109 e 108 mila euro. Ma se nel primo caso sono stati spesi 26 mila euro per progetti di cui non si ha traccia sugli albi comunali, nel 2018 i finanziamenti sono semplicemente tornati indietro.

Nel 2019 la democrazia partecipata torna a funzionare a Messina, infatti sono stati spesi 79 mila euro (degli oltre 93 mila disponibili e la cui differenza è, come sempre, stata restituita alla Regione) per due progetti proposti e votati da 312 cittadini: una piazzetta tematica a Bordonaro e un parco giochi a Castanea. Inizialmente in questo caso era stata finanziata solo la proposta di Bordonaro, con i finanziamenti restanti sono è stato realizzato il parco giochi. . Anche se le proposte sono andati a buon fine, solo lo 0,1% della popolazione quell’anno ha partecipato con un progetto. Nel 2020 invece il progetto vincitore è stato un solo, ma votato da 658 cittadini, si trattava di alcuni interventi di miglioramento della parte alta del viale Giostra. L’opera che poteva usufruire di oltre 110 mila euro, ne ha spesi 113mila per: una scultura nella rotonda di Ritiro; tinteggiatura ai lati dello spartitraffico del viale Giostra, tinteggiatura dei muri e creazione di aiuole all’Antonello; il “muro della gentilezza” all’ASP; alcuni giochi per bambini; un’area per gli animali e un mosaico con segnaletica.

Anche il 2021 ha visto la realizzazione di due progetti: il rifacimento del campetto di calcio di Cumia superiore e la messa in sicurezza della scalinata e del piazzale della Chiesa di Santa Maria di Mili (anche se l’ultimo progetto non risulta ancora realizzato), per i quali sono stati spesi 106 mila euro dei 119 disponibili.

E per il 2022? I progetti “in corsa” quest’anno al momento sono due: la realizzazione di una villetta a Torre Faro dedicata a Giuseppe Sanò, proposta dal “Comitato promotore villetta Giuseppe Sanò e “Il giardino dei nonni”, promosso dall’associazione MenteCorpo APS. Il finanziamento per l’anno invece è di 113.143,28 euro e, con avviso d’inizio luglio, il comune ha fissato la scadenza per la presentazione delle proposte dei cittadini allo scorso 30 settembre. La città è arrivata quindi alla fase di voto per poi passare alla realizzazione del progetto vincitore.

Il motivo delle poche adesioni in città è principalmente legato alla diffusione delle informazioni sulla democrazia partecipata e alle pratiche di votazione. «La procedura messinese -spiega Giuseppe D’Avella, di Parliament Watch- è messa in pratica in un modo complicato» Infatti in genere si seguono le fasi di proposta, raccolta, valutazione della fattibilità e votazione, mentre il comune di Messina salta la valutazione portando a votazione tutte le proposte. «Questo -continua D’Avella- porta chi partecipa ad invitare a votare in una sola fase e tra l’altro viene pubblicata solo la proposta vincitrice, grosso punto debole»

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