MESSINA. Dopo circa due ore dall’inizio del comizio in piazza di De Luca, caratterizzato più o meno dagli stessi argomenti più volte espressi sia in piazza sia in Aula, arriva finalmente il momento della questione “incompatibilità”. Ed è un momento con il botto: in pratica De Luca, come in tanti avevano pronosticato in tempi non sospetti, si è candidato questa sera alla presidenza della Regione.

L’intervento sul tema avviene intorno alle 20, quando De Luca cita una lettera in cui solleva il presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè dal problema del doppio incarico e in cui dichiara di dimettersi dall’Ars per restare sindaco. Le motivazioni sui tentennamenti le riportiamo di seguito: “Ho indugiato non perché ho voluto approfittare della legge che non prevede un termine perentorio, ma perché dovevo persuadere il consiglio comunale”, sostiene. Qual è in realtà la verità sulla vicenda? La questione dell’incompatibilità sta così, non esattamente come dice De Luca.

Il 23 novembre è il termine che si era dato, anche perché “amo di più fare il sindaco e non il parlamentare, non voglio essere un politico dei palazzi di potere”, afferma, dopo aver paventato “il rischio di non essere rieletto nel caso di mie dimissioni anticipate”. Un breve passaggio sul fatto che non ha mai guardato agli emolumenti, dato che i suoi guadagni prescindono dalla politica (“non campo di politica”, ha spiegato).

A quanto pare, quindi, Cateno De Luca si sarebbe dimesso dall’Ars con una lettera a Miccichè. Dopo di che il grande annuncio, più o meno il segreto di Pulcinella: “Il mio sogno è tornare a Palermo da presidente della Regione: il mio non è un addio, è un arrivederci”.

 

 

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