MESSINA.  “Nell’immaginario dei cittadini messinesi, purtroppo, vi è anche la scena non di corse ma di cavalli in allenamento, con il calessino e la scorta di moto che rappresentano un segnale di forza della criminalità di forte debolezza dello Stato che non riesce mai a bloccare e di impotenza dei cittadini, quasi il calesse sacro invece della mucca sacra, e con diversa valenza della simbologia”. A scrivere queste parole è il Gip Salvatore Mastroeni, introducendo la parte dell’Ordinanza dell’operazione Beta legata alle corse clandestine dei cavalli e al mondo che ruota intorno ad esse. Di seguito, un piccolo glossario ricavato dalla lettura.

CARATTERISTICHE. Prime ore del mattino, calesse circondato da ciclomotori e auto, qualche volta anche colpi di armi da fuoco in aria, animali dopati e, soprattutto, momento di aggregazione per i malavitosi, cioè occasione per ostentare il carisma delinquenziale.

ORGANIZZAZIONE. La preparazione ha come teatri privilegiati alcuni bar cittadini, tra questi il “Policlinic” di Carmelo Romeo. Saper organizzare una corsa rappresenta un salto di qualità. Sei la promuovi, la metti in piedi o la patrocini, sei uno che nell’ambiente ha indubbiamente raggiunto un certo status. In fase organizzativa, si determinano il luogo, l’ora e la lunghezza del tracciato. Tutte le comunicazioni, una volta determinato tutto, avvengono attraverso passaparola.

ASPETTO ECONOMICO. Prima ancora delle scommesse, si stabilisce l’ammontare del “lascito”, pari a circa il 50% della somma da investire (per i titolari dei cavalli, alcune migliaia di euro). È una sorta di caparra a garanzia nel caso in cui la corsa dovesse saltare per cause esterne.

IL PUBBLICO. Si tratta del ruolo riservato agli esterni, che galvanizzano i competitori. Anche gli spettatori, comunque, possono scommettere, diventando anch’essi un elemento fondamentale per la sussistenza della competizione.

IL CAVALLO. Ovviamente, gioca un ruolo fondamentale e va scelto con cura. Ad esempio, ci sono quelli adatti alle differenti distanze (“Mi interessava un cavallino 40-41 che vola… mille metri… la strada è come l’albuliddi…”, spiega Francesco Romeo). Tra i puledri più forti della scuderia di famiglia, si segnalano, il “Baiuzzo” (figlio di Trecausi e fratello Moredda) e il “nichiddu”. In una intercettazione, Benedetto Romeo cerca un cavallo di 5-6 anni, “ma è importante che non faccia emorragie”. Se al cavallo poi viene una “schinella”, cioè una sforzatina della gamba”, va passato il Bassolotion.

IL DOPING. Un vero e proprio trattato viene fuori dalla conversazione tra Enzo e Benedetto Romeo. I due, si confrontano sull’uso di: Aerosol, Tefamin, Equimucil per dilatare i bronchi (da fare anche se il cavallo non ha niente “perché gli arriva alla testa, lo rende nervoso, però non va fatto in vena ma in muscolo per due giorni”). Se all’equino, però, vengono date mescolate “la rossa” e “la gialla”, allora diventa “tuttu bampatu”.

I NOMI. Qui, la ‘nciuria tipica della Sicilia si mescola al calcio e alla fantasia più sfrenata. Leggendo l’ordinanza, oltre ai già citati Baiuzzu, Trecausi, Moredda, si incontrano la Zizza (o Zicca), Balotello, l’Arrotino, Pustun, Alaska, Gerid, Loredan e Sauro.

 

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