MESSINA. “La situazione che si è verificata al nord noi non la reggiamo, perché abbiamo un sistema sanitario che non è in grado di sopportare quei numeri”. Il sindaco Cateno De Luca, in diretta Facebook dal dipartimento di protezione civile comunale, utilizza il pugno duro, e utilizza la parola “coprifuoco”, ragguagliando i messinesi su cosa si può e cosa non si può fare. Raccomandando, comunque, di stare a casa anche se il decreto della presidenza del Consiglio dei Ministri permetterebbe di uscire (in determinati casi).

Cosa è aperto e cosa è chiuso, quindi?

Possono restare aperte sempre, in orario normale, farmacie, parafarmacie e chiunque venda alimentari, sempre che i gestori facciano rispettare le prescrizioni (un metro di distanza, divieto di assembramenti all’interno dei locali, distribuzione di igienizzante). Nessuna limitazione anche per i negozi (finora).

Nei festivi e prefestivi, le strutture di vendita di media e grande non alimentare (dai 150 ai 1500 metri quadri e e da 1500 metri quadri in su) dovranno restare chiuse: per esempio, nei sabati e nelle domeniche i centri commerciali dovranno chiudere. Possono restare aperti gli esercizi di superficie inferiore ai 150 metri quadrati. Quindi piccoli negozi sì (perchè considerato “esercizio di vicinato”), grosse strutture no. Vale anche per i mercati: chi ha un box inferiore ai 150 metri resta aperto, superiore si chiude (nei fine settimana, durante la settimana non ci sono limitazioni).

Tabacchi, barbieri e parrucchieri (che non sono assoggettati ai centri benessere) non sono soggetti a limitazioni di alcun tipo.

Bar e ristorazioni possono operare sette giorni su sette, ma solo dalle 6 alle 18: questo vale per chiunque faccia ristorazione, mentre oltre le 18 può restare aperto solo chi fa consegne a domicilio, ma non è possibile ricevere persone all’interno del locale. C’è però un distinguo: dopo le 18 potranno restare aperte le attività che vendono beni di prima necessità (come il pane), mentre dovranno abbassare le saracinesche le attività di ristorazione (chi fa focaccia, ad esempio),  come ha spiegato in maniera l’assessore Dafne Musolino. In sostanza, dipende dalla categoria merceologica a cui si appartiene. La decisione un po’ cervellotica è stata presa dopo una riunione in Prefettura.

Essendo (per decreto del presidente del consiglio Giuseppe Conte) vietata l’attività che riguarda sport e benessere, devono restare chiuse piscine e palestre: restano aperti solo quelli che esercitano servizi assistenziali. Tutto il resto, quindi tutti i centri d’aggregazione (centri sociali, associazioni culturali, associazioni ricreative, associazioni sportive), resterà chiuso.

Per quanto riguarda gli spostamenti, De Luca si è pronunciato spiegando che “dopo le 21 non c’è motivo di andare in giro”. Non potendo intervenire in contrasto rispetto al decreto che ieri ha “blindato” l’Italia, De Luca ha ribadito i motivi per i quali ci si può spostare (anche all’interno dei comuni stessi), per spesa, lavoro e motivi urgenti, aggiungendo qualche particolare. Saranno istituiti posti di blocco, che avranno facoltà di chiedere l’autocertificazione che dovrà certificare lo spostamento per stato di necessità così come previsto dal decreto.

L’autocertificazione, in pratica la dovrà produrre chiunque si sposti, dovunque si vada (sebbene la “passeggiata”, cioè l’attività motoria in luoghi aperti e senza assembramento, o il portare il cane a passeggio, siano previste dal decreto del presidente del Consiglio).

“Attenzione a quel che fate. Statevene a casa perché in giro ci siamo noi a vigilare!”, ha chiosato poi De Luca in un ulteriore video molto più “informale”. Infine un ultimo post, nel quale ha annunciato di voler denunciare 5 attività commerciali per violazione degli orari di chiusura.

 

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