di Marino Rinaldi e Alessio Caspanello

MESSINA. Da 3359 a 2394 positivi in meno di un mese: Messina “perde” quasi mille contagiati nel periodo di tempo tra il 18 gennaio e il 10 febbraio, ventiquattro giorni a cavallo tra la zona rossa e quella arancione (istituita il primo giorno di febbraio), confermando la necessità dei provvedimenti regionali che hanno imposto la zona rossa (diventata “ultrarossa” con ordinanza comunale ancora più restrittiva) dopo l’escalation di contagi a cavallo fra il il 2020 e il 2021.

 

 

 

Un calo fisiologico, considerata la fine delle feste, in cui le occasioni di contatto diventano molto minori, e aiutata dalla semi clausura da zona rossa, che ha impattato più sulla provincia di quanto non stia facendo su Messina, che manifesta un calo (di poco) più lento. Se nella provincia in fatti il rapporto tra tamponi e contagiati è crollato ormai intorno all’8%, in città il valore, comunque al di sotto della soglia di allerta del 15%, si attesta intorno al 13%

 

Anche il numero di tamponi è in discesa. Può essere quindi che il dato dei contagi in diminuzione dipenda da una minore attenzione nel cercarli? No. Perché i tamponi si riferiscono ai test molecolari, prescritti o a chi è risultato già positivo al rapido o a chi ha un ragionevole dubbio di essere stato a contatto con un positivo, riducendo di molto il cluster di riferimento. E infatti, gli screnning ” a tappeto”, effettuati all’ex gasometro, oltre 66mila test somministrati (diecimila sulla popolazione scolastica, 25mila sui rientranti a Messina e circa 30mila sulla popolazione “random”), danno una percentuale bassissima, del 2,4%. In questo caso si tratta però di test rapidi, meno attendibili.

 

 

Il risultato è un calo generalizzato sia di tamponi positivi, con eccezioni dovute a fluttuazioni normali, per esempio giorni in cui i tamponi positivi risalgono, ma a cui non fa da contraltare una crescita dei nuovi positivi. Significa che quel giorno si sono somministrati molti tamponi “di controllo” a soggetti già positivi, per valutare l’andamento della malattia, o per emettere il provvedimento di guarigione, in caso di tampone positivo: operazione, questa, che può richiedere la somministrazione allo stesso soggetto di più test molecolari, che ovviamente risulteranno nel computo dei positivi, ma non in quello dei “nuovi positivi”. Che è comunque un dato significativo, perché serve a capire la tenuta del sistema ospedaliero, e la pressione a cui può essere sottoposto, perché alti valori di positivi “non nuovi” vuol dire minore turn over ospedaliero, tra dimissioni e ricoveri

(I grafici in basso sono stati già raggruppati nella seconda figura per un paragone).

 

 

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