MESSINA. È da più di due settimane comodamente adagiato sul marciapiede lato monte di viale Regina Elena l’albero che il 17 luglio si è schiantato su un palazzo in via Principessa Mafalda, caduto dalla porzione di terrapieno recintata tra la strada e le costruzioni (non è stato chiarito se l’area sia di competenza comunale, o sia un terreno privato).

Al tronco, che oltre ad impedire il passaggio dal marciapiede, ed aver sparso rami e corteccia ormai secchi, è diventato un accogliente nido di insetti, parassiti e roditori, si è aggiunto un intero paraurti di una vettura che non si sa come sia capitato lì: probabilmente, come prassi messinese (la piena conferma empirica della teoria sociologica delle “finestre rotte”), rifiuti chiamano rifiuti, e dove c’è un sacchetto per terra si può stare sicuri che per motivi ignoti ai più, si moltiplicheranno nel giro di qualche giorno.

E infatti, oltre al tronco e al paraurti, e al nastro bicolore di segnalazione a fare da ricordo dell’emergenza, l’area si è arricchita degli immancabili due o tre sacchetti, di cartacce e di un paio di mascherine.

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